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Scialla!

Regia di Francesco Bruni vedi scheda film

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M Valdemar

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La recensione su Scialla!

di M Valdemar
4 stelle

Scialare un “capitale” come Bentivoglio non è cosa di cui andar fieri.
Ma stiamo sereni, non è l’unico sperpero perpetrato, anzi, v’è diffusa un’aria rassicurante portatrice sana di bontà d’animo e inamidata allegrezza.
L'esordio alla regia dell’apprezzato sceneggiatore Francesco Bruni (fedele collaboratore di Paolo Virzì, ma non solo) è un film fiacco e modesto, stagna nelle quiete acque dell’innocua commedia brillante adagiata furbescamente su un letto d’opportunistico e fastidioso moralismo, ma anche d’incredibile raffronto con la realtà. Una favoletta dunque, una storiella edificante che strizza l’occhio ai giovani, colma di giusti messaggi e insegnamenti. I genitori approvano.
Stupisce (e indispone) non poco l’eccessivo ricorso a schemi e intrecci visti e rivisitati innumerevoli volte, impiantati con fatiscente e spento senso d’orientamento; il tutto a formare una scrittura mediocre, assai lontana dal possedere il benché minino soffio di originalità, mirata com’è a darsi ventate di freschezza e simpatia, che invece risultano essere l’ennesima, soffocata esal(t)azione di un cinema povero (non è questione economica - s’intende) e in condizione comatosa.
Scialla! trova la sua ragion d’essere in semplici(stiche) e usurate contrapposizioni, svolte ed esposte con evidente (e avvilente) carenza di idee. Il professore sui generis che fuma, che è alternativo al rigido e canonico sistema d’insegnamento, che aspira ad essere uno scrittore vero anziché un banale ghostwriter, è un clichè dal quale si fa fatica a liberarsi. Lo stesso dicasi per quasi tutto il resto: l’uomo sciatto (sempre il professore) che si trova improvvisamente ad essere padre (in questo caso di un quindicenne), la sua inadeguatezza a ricoprire tale ruolo ed i primi patemi; il ragazzo, svogliato e molto impreparato a scuola, però intelligente e spiritoso, vivace, sveglio e poi è proprio un bravo figliuolo (non si droga, non è razzista, non è politicizzato, vuole bene alla madre), anche se vicino a tentazioni e amicizie pericolose.
Naturalmente, sul rapporto tra padre-figlio e professore-allievo è incentrato il film (anche se vi sono annesse alcune divagazioni necessarie ma confusionarie, ad esempio la “relazione” con la pornostar oggetto di biografia) con assurdi e sconfortanti sviluppi: il ragazzo commette una sciocchezzuola da poco (del tipo rubare un rotolo di banconote e droga a un criminale) e tutto si risolve in caciara (il delinquente - uno colto, soprannominato “er poeta”, che cita Pasolini e organizza in casa cineforum in cui proiettare I quattrocento colpi e Fuori orario - riconosce nel padre del ladruncolo l’influente insegnante di cui era stato alunno anni prima, e quindi li risparmia). Per non parlare dell’incredibile cambiamento del quindicenne che, prima in (soli) tre mesi recupera a scuola ed ottiene buoni voti, e poi, nel momento in cui i docenti decidono per la sua promozione, egli chiede d’essere bocciato - perché "non è giusto nei confronti degli altri compagni, perché s’è perso tante belle cose". Che maturità!
Il lieto fine è scontato, ci sta, il problema è come ci si è arrivati. Mancano un po’ di cattiveria e realismo, l’ironia c’è ma è male mischiata ad un umorismo grossolano (“purAchillerafrocio?!”) anche se quasi mai volgare, che fa leva su espressioni del gergo romanesco; e la scelta delle origini nordiche del professore va nell’obsoleta direzione del contrasto nord/sud. Inoltre al film non giovano né l’irritante e sgradevole colonna sonora (del rapper Amir) né l’inutile scena finale, sui titoli di coda, che vede il personaggio di Bentivoglio alle prese con le memorie (da romanzare) del “poeta”. Che, ovviamente, è finito in carcere. La morale va rispettata fino in fondo.
I (pochi) pregi della pellicola stanno in un ritmo discreto, che rende scorrevole la visione, e nell’interpretazione degli attori. Oltre a Bentivoglio efficace anche il giovane protagonista, Filippo Scicchitano, e divertente la caratterizzazione/parodia di Vinicio Marchioni, che poteva essere sfruttata maggiormente.
In definitiva Scialla! è serenamente insignificante, presto dimenticabile.







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