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Un'estate da giganti

Regia di Bouli Lanners vedi scheda film

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La recensione su Un'estate da giganti

di alan smithee
6 stelle

Opera seconda riuscita a cura del bravo, enigmatico e talvolta simpatico attore Bouli Lanners. Di nuovo on the road, in un viaggio iniziatico alla vita adulta da parte di tre ragazzini costretti a confrontarsi con l'abbandono e la disattenzione di un mondo adulto distratto e freddo, che non ha tempo o voglia di occuparsi di loro.

Il bravo e corpulento attore e caratterista belga Bouli Lanners, tanto spesso sia serimente sia comicamente pulp quando recita, altrettanto delicato e profondo quando invece si occupa di dirigere un film, ci ha già sorpreso tempo addietro con un notevole esordio registico ai tempi di Eldorato Road, tre anni prima di questo suo secondo ritorno in regia.

Anche in questo caso de Un’estate da giganti, una sorta di piccolo “Stand by me” belga e senza omicidio, viene mantenuta, almeno nell’atmosfera, quello stile on the road che già illuminava il brillante, inventivo e gradevole esordio.

L’estate tediosa di due fratelli 14e 13enni, sempre più soli ed abbandonati dalla propria madre, occupata a altrove, che decide di far loro trascorrere il periodo delle vacanze nei pressi di una casa di campagna sperduta tra i campi ed in totale balia del proprio più o meno sviluppato senso di responsabilità, viene interrotta con l’incontro di un coetaneo del più grande, che suggella un’amicizia ed una collaborazione, atta anche a coadiuvare quest’ultimo, vessato dalla prepotenza e cattiveria del fratello maggiore, dallo sguardo perso nel vuoto e gli atteggiamenti folli e schizofrenici.

In tal modo, senza un soldo, in balia di una coppia di spacciatori a cui offrono l’affitto della propria casa, senza con questo venir pagati ed anzi pure senza un tetto, confinati in una palude sopra una palafitta decrepita e in rovina, accolti dalla presenza silenziosa e materna di un angelo (è Marthe Keller) che assume le vesti di una piacente matura signora che accudisce ragazzi problematici, e poi ancora rifugiati clandestinamente nella casa apparentemente deserta di un vicino, i tre ragazzi trascorreranno una estate di esperienze fondamentali, in grado di renderli, a loro modo, i giganti annunciati dal titolo italiano: eroi dolenti, comicamente biondi e cotonati, dopo essersi per gioco colorati con una tinta improbabile i capelli, circostanza che li rende come tre fratelli albini simpatici e scalmanati in grado di suscitare tenerezza.

Tra i bravi giovani attori, Paul Bartel, omonimo ma non parente del regista di Scene di lotta di classe a Beverly Hills, è il più professionale e convincente, anche se la molta simpatia e tenerezza che promana dal film la si avverte grazie ai due meno noti altri interpreti ragazzi.

Un film che sa catturare, tenero e profondo senza per questo volersi impegnare più di tanto, girato bene nel contesto di località di campagna magari sconosciute, ma altrettanto affascinanti, che diventano qualcosa di più potente ed incisivo di una mera scenografia di sottofondo.

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