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Un'estate da giganti

Regia di Bouli Lanners vedi scheda film

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La recensione su Un'estate da giganti

di pazuzu
6 stelle

I fratelli Seth e Zak (rispettivamente di 15 e 13 anni) si ritrovano a passare l'estate soli nella casa di campagna del nonno morto l'anno precedente, mentre la madre, lontana, sembra disinteressarsene. Vagando per le strade sterrate e desolate del posto si imbattono in un ragazzo che subito lega con loro: è Dany, ha la stessa età di Seth, ed è costantemente in fuga dal proprio fratello maggiore, Angel, un teppistello che non perde occasione per riempirlo di botte. Sempre alla ricerca di svaghi, che si tratti di erba da fumare, di una pistola con cui sparare alle anatre, o di un'automobile su cui scorrazzare, i due finiscono subito a corto di denaro e, consigliati dal nuovo ma già inseparabile amico, si rivolgono a Beef, un pericoloso spacciatore che vive e traffica in zona e che si dice sia alla ricerca di una casa da usare per qualche mese per la produzione e lo stoccaggio della propria merce: il piano è quello di affittargli quella del vecchio per percepire un introito mensile, ma le cose, ovviamente, non vanno come previsto, e in men che non si dica Seth Zak e Dany si trovano costretti a barcamenarsi, oltre che senza soldi, anche senza un tetto.
Les Géants si propone come un racconto di formazione malinconico e lieve: i protagonisti sono dei ragazzi ancora non del tutto coscienti della cattiveria intrinseca nell'uomo, ancora incapaci di darsi risposte sull'egoismo degli adulti, troppo innocenti per distinguere con nettezza il bene dal male, e troppo giovani per valutare le conseguenze potenzialmente deleterie di ogni scelta avventata. Seth Zak e Dany sono alle prese con l'ultima estate della loro giovinezza, quella che gli proporrà eventi destinati a cambiarli, a farli crescere, a modificare per sempre la loro percezione del mondo.
Presentato al Festival di Cannes 2011 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, e vincitore del Premio Art Cinéma e del Premio SACD, Les Géants è la terza regia dell'attore belga Bouli Lanners (vale a dire Michel nel film Louise-Michel o il signor Vidal in Kill Me Please): che prima di darsi al cinema egli sia stato un pittore lo si evince (oltre che dalla biografia) dalla qualità delle immagini mostrate, dal gusto per i colori (ottima la fotografia pastello di Jean-Paul de Zaetijd) e per le riprese morbide e contemplative, dalla capacità di catturare gli sguardi dei personaggi e i mille dettagli dei paesaggi evocativi e selvaggi.
Ma se da un lato la dovizia di particolari, sommata alle buone prove dei giovani attori protagonisti, aiuta a costruire in maniera soddisfacente i caratteri dei tre ragazzi, equilibrandone al meglio l'ostentata spensieratezza con i conflitti interiori, lo stesso non può dirsi per coloro che questi incrociano nel loro accidentato percorso: scegliendo di filtrare fatti e situazioni attraverso i loro occhi inesperti e curiosi, Lanners presenta degli adulti grotteschi ma privi di sfumature, che faticano ad emergere e ad assumere un'identità piena e credibile, fermandosi piuttosto alla macchietta, alla caricatura, e donando alla storia un accento sinistramente fiabesco che non sempre si sposa al sostanziale realismo del contesto. Colpa principalmente di una sceneggiatura fin troppo esile (scritta dallo stesso regista con Elise Ancion) che suscita interesse ma non avvince, che promette ma mantiene solo in parte, che si prende i suoi tempi, dettando ritmi compassati, ma tarda a far scattare la scintilla, facendo di Les Géants un'opera tutto sommato piacevole ma spuntata, capace di far sorridere od emozionare nei suoi momenti migliori ma complessivamente contratta e fondamentalmente irrisolta.
Pregevole, oltre che calzante, la colonna sonora a cura del belga The Bony King Of Nowhere, che nobilita la pellicola con una manciata di pezzi acustici che spaziano tra indie folk ed alternative country.

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