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Eldfjall

Regia di Rúnar Rúnarsson vedi scheda film

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La recensione su Eldfjall

di OGM
8 stelle

Un vulcano erutta e cambia per sempre il volto della terra intorno a sé. Così, all’improvviso, anche la vita si trasforma, oltrepassando il punto di non ritorno, al di là del quale si estende un ignoto da costruire ex novo, sulle ceneri del passato. A volte anche il rancore costituisce un terreno fecondo, per ricominciare e guardare tutto in una luce diversa. L’illuminazione è anche pacificazione, e può passare attraverso un dolore senza via d’uscita. Hannes è bidello di professione e pescatore per hobby. Ed è anche il marito di Anna, padre di due figli e nonno di un nipote.  Ad un certo punto la sua esistenza si sgretola. Smette di lavorare, perché per lui è giunto il momento di andare in pensione. Durante una sua uscita in mare, la barca si rompe. E, subito dopo, arriva il colpo più crudele, che lo ferisce profondamente negli affetti più cari, e però, al tempo stesso, lo salva dal totale naufragio dei sentimenti.  Hannes, con l’avanzare dell’età, ha messo su un brutto carattere. Ultimamente non fa che litigare con la moglie, ed è particolarmente scontroso con i suoi parenti, di cui mal sopporta la presenza in casa sua; il fatto è che è troppo concentrato sulla propria infelicità di  uomo che sta inesorabilmente invecchiando, in un mondo che non va secondo le sue idee. Si sente insoddisfatto e se la prende con tutti, cercando spesso la tranquillità della solitudine. Fino a che, una sera, si trova costretto a rivedere tutto daccapo, perché ciò che dava per scontato, d’un tratto, svanisce, sconvolgendo la comoda normalità della sua esistenza priva di grandi emozioni.  Hannes inizia  allora a pensare meno a se stesso, ponendo invece il prossimo al centro della sua attenzione. Anziché dedicarsi ai propri interessi, impara a prendersi cura di qualcuno e di qualcosa, mettendo da parte i suoi egoistici desideri. Una persona malata o un natante con la chiglia spaccata fermano la corsa del tempo, interrompendo la routine e togliendo fiato alle futili preoccupazioni, per sostituirle con un sincero impegno dettato dall’amore. Con questo film di Rúnar Rúnarsson, giovane regista islandese al suo primo lungometraggio,  la freddezza del cinema nordico si riempie di una dolcezza silenziosa e meditabonda, in cui basta una scintilla per innescare un graduale processo di maturazione dei frutti del cuore. Le memorie abbandonate, le incomprensioni irrisolte, le passioni che hanno perso il loro mordente divengono le fonti ispiratrici di un progetto di risistemazione dell’eredità di una vita intera. Hannes, dopo quello che gli è successo, non può più far finta di non possedere nulla, per tirare a campare immerso nella sua amara ed infingarda indifferenza. Deve finalmente dare il giusto valore a ciò che gli rimane, riconoscendo a se stesso il diritto di avere un obiettivo da realizzare, e la dignità di essere utile agli altri, donando loro un po’ di sé, e riconoscendo loro un posto fondamentale nel suo piccolo universo di uomo sconfitto.  Gli attimi continueranno a passare con la stessa lentezza di prima, trascinandosi nell’aria grigia ed eternamente desiderosa di intimità; però cesseranno di essere intervalli anonimi, prodotti in serie, per riempirsi dell’ansia dell’attesa, dell’angoscia derivante dal senso di impotenza, e dal romantico affanno di chi, malgrado tutto,  continua irrazionalmente a credere nella benefica magia delle proprie azioni prive di speranza.    Eldfjall è un rozzo brontolio che finisce per digradare in un lungo lamento emesso a fil di voce, eppure nitido e rotondo, come un’invocazione che sappia di essere nel giusto e non tema più di rimanere inascoltata. 

 

Quest’opera ha rappresentato l’Islanda nella corsa al Premio Oscar 2012 per il migliore film straniero.

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