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Una notte da leoni 2

Regia di Todd Phillips vedi scheda film

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La recensione su Una notte da leoni 2

di mc 5
4 stelle

Quando, un anno fa, uscì il primo "episodio", fu un successo clamoroso, che riuscì a far coincidere un bell'evento pop che portò nelle sale migliaia di spettatori, con una ventata d'aria fresca. Non che fosse un film memorabile, ma pochi di noi evitarono di farsi travolgere da una storia così originale e da quella scatenata sceneggiatura che a molti parve irresistibile. Ed eccoci qua, un anno dopo, mestamente alle prese con un sequel che si è rivelato sostanzialmente inutile se non inopportuno. Il problema è che si è ceduto all'insana tentazione di trasformare un'idea originale e vincente in un autentico format. Eppure bastava un pò di buon senso per afferrare un concetto: la vicenda dei ragazzoni goliardi e camerateschi che celebrano un addio al celibato che si trasforma in un incubo, è così particolare che va proposta una volta sola. Invece a Hollywood, dove hanno le pupille a forma di dollaro, hanno pensato di riproporre l'identico meccanismo del primo film, solo variando la location. Ora, se in fatto di marketing potrebbe rivelarsi una mossa vincente (basterebbe che tutti quelli che hanno visto il primo accorressero al secondo appuntamento), è chiaro che dal punto di vista della "dignità cinematografica" la scelta è decisamente insensata. Io ho praticamente rivisto lo stesso film: mi dite dove sta il gusto? Rivedendo la stessa storia (con l'aggiunta di una cornice esotica) il piacere di vedere dei bravi attori da solo non basta e il tutto inesorabilmente s'affloscia. Quello che di vivace e di brioso si percepisce sono solo musiche pimpanti (tra le quali un unico vero gioiello a sorpresa, la divina "The pusherman" di Curtis Mayfield) e alcune stupende immagini di una magnifica Bangkok. Il resto è un (a tratti anche un pò irritante) dèja vu. Qui da noi sarà un successone sicuro, perchè temo che sarà proprio la somiglianza col primo a decretarne il trionfo al botteghino. L'ottimo critico Nepoti su Repubblica ha espresso le mie medesime perplessità, salvo poi concludere con una considerazione che, benchè esatta, mi pare approdare a derive discutibili. Il giornalista ammette il dèja vu, ma aggiunge che certe situazioni volgari e trucide evocate nel film lo salvano dall'essere "la solita commedia americana". Caro Nepoti, mi permetto di dirle due cose. Primo. Ad esser meglio della "solita commedia americana" che va di moda, ci vuole molto poco visto il livello di certe ciofeche comico-sentimentali sedicenti brillanti a stelle e strisce che invadono settimanalmente le nostre sale. Secondo. Se ho ben capito, lei abbozza di fronte ad una rinnovata vena volgare e sboccata. Io, che al contrario la detesto, quando capita che si insiste in dettagli su un rapporto con un trans (avvenuto durante una specie di droga party), mi permetto di avanzare qualche dubbio attinente al buon gusto, anche se va da sè che così si fa crollare la sala dalle risate. Però bisogna anche dire che nel nostro caso, tra una sniffata di coca e un allegro transessuale, tra una battuta scorrettissima e una scimmietta che spaccia cocaina...fa capolino qua e là qualche traccia di bacchettonismo camuffato. Solo che diventa difficile riconoscerla perchè il ritmo è talmente concitato e soprattutto la confezione è così lussuosa, che ogni tentativo di riflettere su quanto scorre sullo schermo è missione impossibile. Detto in una sola parola: è un film soprattutto FURBO. Un film che ha il pregio (si fa per dire) di trasformare la fuffa in brillantezza. Voglio dire che presso un pubblico di bocca buona è fin troppo facile scatenare l'effetto "ti travolgo e ti faccio ghignare": a Hollywood ci sono legioni di sceneggiatori "col pilota automatico" che sono strapagati per questo. Ma io resto convinto che il cinefilo appena un pò sgamato i trucchi li fiuta subito e la maschera da "blockbuster furbo" ci mette due minuti a strapparla. Di solito è mia consuetudine riassumere le trame dei film, ma stavolta proprio non è il caso, dato che penso sia a conoscenza di tutti. E così passiamo direttamente al cast. Ed Helms, il dentista innamorato, è quello più in parte di tutti, sembra quasi nato per sostenere quel ruolo tutta la vita. Bradley Cooper è, rispetto all'altra volta, forse leggermente sottotono. Detto per inciso, io sono un fan di Cooper da quando (pochi mesi fa) lo vidi protagonista del bellissimo "Limitless", grande film che (almeno ai miei occhi) lo ha consacrato attore pieno di talento. Quanto poi a Zach Galifianakis, il suo personaggio è quello che tra il pubblico in sala riscuote i consensi più ampi. La sua è evidentemente una maschera impagabile, tuttavia questo bravo attore non può pensare di puntare sempre tutto solo sulla sua faccia...e con questo intendo dire che i film che ha finora interpretato non disponevano di sceneggiature che ne definissero sufficientemente una personalità. Piccola segnalazione per due cammei di segno opposto: il sempre istrionico Paul Giamatti e il sempre inutile Mike Tyson (penoso). Come succede quasi sempre per le commedie americane, anche questa non evita di toccare manie, modi e costumi prettamente made in USA, o riferimenti culturali che noi europei afferriamo, quando va bene, solo a metà. Piccolo esempio: i tre protagonisti seduti al tavolo di un fast food parlano di ordinare frittelle e melone, menù che a noi suonerebbe quantomeno bizzarro. Grande esempio: questa fissa (rilevata anche in altri film) per gli addii al celibato celebrati negli alberghi con tanto di escort, forse sarà che sono un provinciale, ma non mi pare che qui da noi sia granchè diffusa. Quanto poi ad un certo umorismo assai gaglioffo e canagliesco, insomma quel "politicamente scorretto" qui sbandierato alla grande, beh, io ci andrei piano: nel primo film ricordo una battuta di cattivo gusto sulla pedofilia, e stavolta ce n'è un'altra (altrettanto infelice) sul turismo sessuale. Qualcuno si arrabbia se mi spingo a definire questo film (fatti salvi i tre buoni attori e i panorami di Bangkok) stupidotto e volgare? E per rendersene conto basti pensare che il momento comico più "elevato", quello che dà l'impronta umoristica più potente, coincide con la descrizione verbale (peraltro insistita e compiaciuta) della sodomizzazione da parte di un transessuale: datemi pure del moralista, ma questa è roba che manco Alvaro Vitali e Bombolo messi assieme (per dire). E chissenefrega se il buon dentista se l'è beccato nel di dietro, l'importante è suggellare il tutto con una bella cerimonia di nozze (ah questi bacchettoni a stelle e strisce!). La domanda finale è: la prossima location quale sarà? Caraibi? Tokio? Parigi? e perchè non Roma?
Voto: 5/6

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