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Melancholia

Regia di Lars von Trier vedi scheda film

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La recensione su Melancholia

di ed wood
6 stelle

Da detrattore di Lars Von Trier, considero il suo un cinema priva di indentità. Tante idee, tanti spunti, ma disordinati e sconnessi. Non che manchino le linee guida, sia estetiche sia poetiche (la messinscena "impura" e premeditatamente squilibrata; la centralità della donna come spugna del malessere di una realtà sociale/mentale marcia e fasulla), ma spesso si perdono in una marea di sviamenti e percorsi accidentati, i quali dovrebbero favorire letture più profonde (come in Lynch o Haneke, tanto per restare nel novero degli autori cosiddetti "controversi"), quando invece annacquano la sostanza e il senso globale dell'opera. E' un cinema vacuo, pretenzioso, che si basa su intuizioni genialoidi, bizzarre, su immagini suggestive anche se al limite del (o ben oltre il) kitsch: peccato che tutte queste visioni non si coagulino in una poetica davvero coesa ed espressiva. Anche "Melancholia", film ambizioso fin dal titolo e dalla colonna sonora, conferma queste impressioni, a forza di una pomposa sequenza iniziale, dove vengono citati niente meno che Kubrick e Tarkovksij, di una risaputa struttura bipartita, di un tono surrealista mal governato, di un'irruzione del fantastico (anzi, fantascientifico) in una quotidianità già di per sè improbabile...Per quanto innovativo e inclassificabile possa essere ritenuto il cinema di LVT, è sempre più evidente il suo retaggio squisitamente "nordico": da una parte il livore corrosivo anti-borghese del "dogmatico" Vinterberg, dall'altra l'esistenzialismo metafisico, spaurito e grottesco, di Roy Andersson. Tutti figli (ribelli) di Bergman, ovviamente. Non che "Melancholia" non meriti una visione, anzi: è forse una delle cose migliori partorite dalla mente del danese, cattura sempre l'attenzione per qualche particolare, contiene momenti di inusitata grazia figurativa e poggia su un cast stellare. Il problema è che, al termine di questo apocalittico incubo di una borghesia che, alle prese con le miserie morali e relazionali della brechtiana "commedia di classe" che sono costretti a recitare per mantenere lo status, si ritrova nuda, spogliata delle proprie certezze e alle prese con una Natura che si rivela maligna e tiranna, non rimane che la consueta sensazione di aver "visto troppo, ma troppo poco". In Von Trier, ci sono sempre idee brillanti e immagini evocative: ma restano inerti, fini a se stesse, incapaci di fondare una vera poetica/estetica.

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