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Melancholia

Regia di Lars von Trier vedi scheda film

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La recensione su Melancholia

di hupp2000
6 stelle

Lars von Trier non rientra tra i miei registi preferiti. Mi ha spesso annoiato, in altre occasioni l’ho trovato supponente, talvolta incomprensibile, soprattutto per il suo linguaggio registico « d’avanguardia a tutti i costi ». Inadeguatezza mia, probabilmente, ma finalmente un suo film non mi è dispiaciuto. Mescolare fantascienza e melodramma non è impresa comune e riesce a tener desta l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine. Un pianeta immaginario di nome « Melancholia » sta per abbattersi sulla Terra. Su questo sfondo trattato dall’autore con patetici riferimenti a « 2001 odissea nello spazio », si snodano le vicende di due sorelle, Justine e Claire, la prima affetta dalla patologica malinconia del titolo, la seconda terrorizzata dall’imminente catastrofe planetaria. Nella prima parte del film, ho temuto di tornare a situazioni senza riscatto viste nel deprimente « Dancer in the dark » (2000) o a uno stile cinematografico con primi piani claustrofobici del tipo « Festen » (1998) di Thomas Vinterberg, grande film nei contenuti, ma con riprese da codice penale. Preoccupazione superata con il passare dei minuti. La narrazione regge, i personaggi sono ben descritti e, soprattutto, degnamente interpretati, la scenografia seduce, la fotografia ha guizzi da grande spettacolo. Non mancano tuttavia alcune lungagini e qualche volo onirico/pindarico secondo me inutili e poco convincenti. Siamo in presenza di scelte registiche audaci e talvolta provocatorie, ma che non compromettono il filo della narrazione, come era accaduto in opere precedenti. Per questo film, Kirsten Dunst (Justine) ottiene il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes nel 2011. Credo che la ricompensa le venga assegnata in virtù del notevole lavoro svolto per rendere al meglio i comportamenti e la psicologia di un personaggio affetto da profonda malinconia. La sua performance è effettivamente notevole, ma sono restato molto più colpito dall’ennesima prova maiuscola di Charlotte Gainsbourg (Claire). La sua fobia è apparentemente meno grave e certamente meno appariscente se confrontata alla patologia della sorella. Ne deriva uno stile recitativo più sommesso, fatto di sguardi spaventati ed espressioni più loquaci di qualsiasi testo. Si tratta, secondo me, di una prova ancor più difficile da sorreggere per l’intera durata del film. Dopo averci parlato della sua depressione nell’assai meno riuscito « Antichrist » del 2009, Lars von Trier ci racconta questa volta la sua esperienza con la malinconia, una malinconia tetra e pessimista. Il regista danese insiste sulla visione del suo proprio ombelico, ma costruisce per una volta un film che si lascia vedere dall’inizio alla fine. Pessima colonna sonora. Come Lars von Trier, Richard Wagner non rientra tra i miei autori referiti, ma anche questa potrebbe essere una mia inadeguatezza.

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