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The Iron Lady

Regia di Phyllida Lloyd vedi scheda film

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La recensione su The Iron Lady

di barabbovich
4 stelle

I due politici che hanno dato il maggiore contributo alla distruzione dell'economia occidentale, all'abbattimento dello stato sociale e all'incontinenza bulimica della finanza creativa sono finiti allo stesso modo: due vecchi rimbambiti con badante al seguito, tra Alzheimer e pazzia. La crisi di oggi la dobbiamo alle liberalizzazioni di ieri, quelle volute in maniera spregiudicata da Reagan e dalla Thatcher. La modestissima biopic di Phyllida Lloyd parte proprio dalla fine, dagli anni in cui la lady di ferro (Streep) si aggira tra le numerosissima stanze della sua casa di Chester Square con il fantasma del marito (Broadbent) costantemente alle spalle. Attraverso un'interessante sovrapposizione di piani temporali - unico elemento di valore del film insieme all'interpretazione come sempre magistrale di Maryl Streep, qui al terzo Oscar dopo quelli ricevuti per Kramer contro Kramer e La scelta di Sophie - presente e passato della donna si sovrappongono restituendo il senso di una deriva folle, peraltro accompagnata dall'alcol. Nata Roberts (il cognome Thatcher era quello del marito Denis), la figlia di un bottegaio conservatore, grazie alla sua invidiabile tenacia, sarebbe col tempo arrivata a essere la prima ministra donna dell'intero mondo occidentale, nonché la più resistente primo ministro in carica (i suoi tre mandati durarono dal 1979 al 1990). La Thatcher seppe farsi largo in un mondo dominato dagli uomini, imponendo le sue idee retrive, il suo disprezzo per l'uguaglianza e la solidarietà, il suo spirito guerrafondaio venato di rigurgiti di imperialismo, come dimostrò il caso della guerra delle Falkland. Un personaggio odioso, capace di applicare con ostinazione il suo modello di darwinismo sociale a qualsiasi ambito, trattata con tocco fin troppo felpato dalla regia stucchevole della Lloyd (alla quale vanno però riconosciute notevoli sequenze nelle scene collettive) e dal copione agiografico di Abi Morgan, persino rispetto a uno degli episodi più disgustosi che coinvolsero l'inquilina numero uno di Downing Street: quello della repressione contro gli esponenti dell'IRA. Senza contare i portuali, il massacro ai danni del sindacato, l'iniquità nel sistema di tassazione. Chi volesse farsi un'idea di chi sia stata Margareth Roberts in Thatcher dovrebbe partire da ben altro e astenersi dalla visione di questo film fazioso e irritante.

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