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Captain America. Il primo Vendicatore

Regia di Joe Johnston vedi scheda film

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La recensione su Captain America. Il primo Vendicatore

di Immorale
4 stelle

Ultimo adattamento, per il momento, di uno dei più famosi fumetti della Marvel, Il personaggio di Captain America, nome altisonante e verve patriottica, nacque intorno al 1940 come mezzo propagandistico per risollevare il morale della popolazione civile e delle truppe americane impegnate sul fronte europeo, ottenendo un successo incredibile. Personaggio carico dell’elementare sciovinismo americano di quegli anni, combatteva contro i nazisti ed il suo arcinemico Teschio Rosso, superpotenziato gerarca dell’Asse. Eroe sicuramente meno antipatico di altri, salvato dal suo umanesimo superomistico che lo rende(va) meno saccente ed arrogante di altri campioni dei fumetti provenienti da  pianeti alieni, con i loro straordinari poteri e la loro invincibilità “fascista”. Cotanto personaggio, esaltazione vivente delle capacità fisiche umane portate all’eccellenza, seppur amplificate da un necessario stratagemma narrativo (l’esperimento di potenziamento), riceve purtroppo un mediocre trattamento da questo adattamento cinematografico. Il film, infatti, si colloca nella imperante scia di product-placement hollywoodiano dell’ultimo periodo, finalizzato alla promozione perpetua di altri prodotti. Ma quasi mai, credo, mi era capitato di vedere un film talmente infarcito di “anticipazioni” o “collegamenti” con altre storie e personaggi già inseriti nella serialità cinematografica americana passata (come i recenti “Thor” e “Iron Man 2”, meno soffocanti da questo punto di vista) o futura (“the Avengers”). Di quest’ultimo pompatissimo prodotto, poi, “Captain America” sembra (più che uno “spin-off”), un trailer lungo un paio d’ore, con lo spento Samuel L. Jackson, già presente in camei nei già citati lavori sul Dio del Tuono e L’uomo d’Acciaio, che saltimbecca “ciclopico” dopo i titoli di coda, preparandoci all’inevitabile “spremuta di supereroi” che ci verrà ben presto comminata. Dal punto di vista registico il mediocre Joe Johnston si accoda a tale idea di cinema, non facendo nulla per farci affezionare al personaggio e utilizzando una sceneggiatura scialba e piena di buchi. Emblematici di questa sciatteria, a mio avviso, due aspetti che, senza voler cercare veridicità in un film di superuomini, se affrontati diversamente avrebbero aiutato la resa del personaggio principale e del contesto storico: il soffermarsi spesso sulla bassa statura fisica del Capitano “pre-intervento” rispetto ai suoi connazionali “abili e arruolati” (considerato che nel 1942 l’altezza media dei pur floridi americani presumo non fosse elevatissima) e la totale mancanza di una seppur accennata “presa di coscienza” delle nuove capacità acquisite (con il nostro che, un secondo dopo esser diventato un fustacchione, senza alcun allenamento e conoscenza delle nuove capacità, salta sulle auto in corsa e molla botte da orbi….). Un’occasione ampiamente sprecata, insomma, che non si avvicina, neanche lontanamente, agli ottimi lavori di  Raimi con “Spiderman”.   

 

  

Sulla trama

Scontata.

Su Joe Johnston

Mediocre.

Su Chris Evans

Inquietante.

Su Hugo Weaving

Rosso.

Su Tommy Lee Jones

Granitico.

Su Stanley Tucci

Sottoutilizzato.

Su Dominic Cooper

Imberbe.

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