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Una separazione

Regia di Asghar Farhadi vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Una separazione

di Baliverna
stelle

Lei chiede la separazione, e apre il vaso di Pandora.

*** CONTIENE ANTICIPAZIONI *** Davvero molto interessante questo film iraniano, e complesso. La sceneggiatura è regolata al millimetro per definire i personaggi e l'ingarbugliata situazione in cui si vengono a trovare. E' un'opera che va seguita con attenzione ai particolari. Ho notato, leggendo le recensioni, che i vari utenti vedono questo film in modo a volte molto diverso, e ne danno diverse interpretazioni. La mia, comunque, ce l'ho abbastanza chiara.
Mi pare che la pellicola proceda su due fronti: l'analisi delle colpe e delle attenuanti dei personaggi nella vicenda della badante licenziata, e la questione della separazione dei due coniugi.
Quanto al primo punto, direi che nessuno è veramente e completamente colpevole dell'accaduto; oppure lo sono tutti con delle scusanti. La donna (che non mi piace, ma vedremo dopo) ha commesso delle gravi leggerezze nella vicenda, ma è stata anche sfortunata, e ha non pochi problemi a casa sua. L'uomo, dall'altro canto, ha fatto bene a indignarsi, ma si è anche lasciato trasportare dall'ira.
Quanto alla separazione, è abbastanza evidente - a partire dal titolo - che il messaggio del film sia che è stata proprio quest'ultima ad aprire il vaso di Pandora: dalla storia della badante alla famiglia distrutta, con le sofferenze della ragazzina. La moglie, inoltre, la chiede inizialmente per un motivo contorto e pretestuoso, cioè per mettere alla prova il marito, per vedere come reagisce e avere con ciò una prova del suo amore. L'espatrio è una coprtura, cosciente o meno. La provocazione per vedere e giudicare la reazione è un'idea tipicamente femminile, ma che di rado va a segno. Non solo il marito la delude, proprio perché non immagina la vera motivazione, ma il gioco le sfugge di mano; la situazione si incancrenisce, ed ecco che si arriva a mettere le firme davanti al giudice.
Mi pare che i personaggi si possano dividere in gruppi. Le due mogli, i due mariti, e le due figlie. Le prime mi pare facciano al figura peggiore. Se l'una si ostina a separarsi anche quando vede la piega che sta prendendo la situazione, ed ha sentimenti difficilmente districabili, l'altra non è molto diversa. I suoi discorsi sono un groviglio di menzogna e di verità, di pianto legittimo e di simulazione, di sofferenza vera e di calcolo. Davanti a Dio, tuttavia, sa deporre le armi. I mariti, invece, sono più lineari e non contorti. Sono però pragmatici nel senso meno buono, e utilitaristici. Mentono per deviare il corso del processo a loro vantaggio. Quello benestante vuole evitare di finire in galera, mentre quello povero vuole incassare l'indennizzo. A farne le spese di tutto questo guazzabuglio è la verità, che non verrà mai alla luce del tutto. In particolare, chi ha rubato i soldi dal cassetto? Si può suppore la donna, ma non possiamo esserne certi. Ma dimenticavo le figlie. Loro sembrano essere ancora pure, sincere, a differenza dei genitori. Rimane molto delusa la grande, quando chiede al padre di dire la verità al giudice: "se tu lo vuoi, gliela dirò". Ma non è neppure questo che lei vuole, ma che il padre la dica perché sente il bisogno della sincerità. Una scena che commuove e fa male è vedere la ragazzina che piange per la separazione dei genitori, inutilmente.
E' un film umano, antispettacolare, che parla di argomenti quotidiani, ma molto teso e denso. E' una pellicola così ricca che va guardata più di una volta. Il regista si concentra sui bravi attori, e dimentica del tutto gli ambienti, la città, le scenografie. Niente panoramiche, niente campi lunghi, o dettagli sugli interni. Sullo sfondo della vicenda, tuttavia, vediamo una Teheran caotica e piuttosto egoista, dove ognuno ha le proprie gatte da pelare e non ha voglia di aiutare gli altri.
Il finale è imprevedibile, amaro, sofferente, ma non cinico. Sta allo spettatore immaginarsi cosa la ragazzina ha detto al giudice e il suo triste destino di figlia di seprati.
Grazie alla Sacher Film di Nanni Moretti per aver importato questo gioiellino, da meditare e da far conoscere. Ricorda per molti versi "Anatomia di un omicidio" di Otto Preminger.

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