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Dream Home

Regia di Ho-Cheung Pang vedi scheda film

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La recensione su Dream Home

di cheftony
5 stelle

“But that flat is really cheap. Only $8’000 per square foot, with a sea view!”
“It’s not the issue of price. The issue is how you may afford it! I don’t get it! Why are you obsessed with buying that flat across the street? You should buy a cheaper one. That’ll ease off your monthly financial burden.”

 

scena

Dream Home (2010): scena

 

Hong Kong, ottobre 2007, albori di una spaventosa crisi dei subprime ed economica: Cheng Lai-sheung (Josie Ho) è una donna sopra i trenta che si barcamena fra diversi lavori part time, nella speranza di mettere da parte l’enorme mole di denaro necessaria all’acquisto di un appartamento nella sua Hong Kong, con vista sul Victoria Harbour.
Sheung ha una relazione clandestina con un uomo sposato, insensibile e benestante (Eason Chan), con il quale si incontra all’interno di stanze in motel ad ore o in auto.
Il desiderio di Sheung è più di un semplice capriccio: la vista sul mare ha un valore affettivo che la lega al nonno, senza contare che si era sempre ripromessa di comprare una casa nuova ai genitori, con i quali è cresciuta in umili condizioni. Adesso sua madre è morta da pochi anni e suo padre (Norman Chu) è affetto da un mesotelioma. In questo mosaico di difficoltà, ristrettezze ed impellenze, Sheung si impunta sull’acquisto di un appartamento, per il quale credeva di aver ormai trovato l’accordo e il denaro necessario per chiedere un mutuo. La marcia indietro degli anziani venditori non è che l’ennesima follia che richiede una risposta ancor più folle: irrompere nelle abitazioni dei vicini dell’appartamento prescelto e ucciderne barbaramente gli occupanti, in modo tale da abbassare il valore di mercato dello stesso...

 

scena

Dream Home (2010): scena

 

Suona assurdo che un film di Hong Kong sia stato presentato in anteprima mondiale al Far East Film Festival 2010 di Udine, ma in patria il regista Pang Ho-cheung ha dovuto attendere la risoluzione di qualche problemino con la sua protagonista e produttrice Josie Ho. Pang Ho-cheung ha affrontato generi molto diversi nella sua carriera e con “Dream Home” prende di petto un genere “difficile” come lo slasher a forte base di dramma sociale.
È da subito chiaro come il tema del mercato immobiliare di Hong Kong sia il perno delle vicende di “Dream Home”, a cominciare dalle vertiginose inquadrature iniziali di palazzi, grattacieli, balconi e finestrelle anonime e fagocitanti. Premesso che si tratta senz’altro di una scelta coraggiosa e originale, duole sottolineare che questo aspetto viene lasciato un po’ lì, senza sferzate o approfondimenti, subissato da contenuti splatter urticanti (il massacro asettico della donna incinta), noiosetti (il pene tagliato di netto e lanciato), di un’ironia abbastanza immatura (un ragazzo con le interiora di fuori si rifiuta di morire senza fare un ultimo tiro di canna). O forse sono io che sono diventato troppo vecchio per certe cose, chissà!
Ad ogni modo, “Dream Home” è impostato in modo tale da alternare una struttura narrativa apparentemente tortuosa (e paradossalmente pedissequa, da un certo punto in poi) e ricca di flashback ad una serie di omicidi ad altissimo contenuto gore. Le scene degli omicidi sono invero ben congegnate, giacché la protagonista ricorre ad utensili comuni per compiere i suoi delitti. Curioso, inoltre, che in ogni suo assalto rischi più o meno goffamente di lasciarci la pelle, sebbene la cosa dia solo un relativo contributo alla suspense.
Anche il personaggio di Sheung concede poco di memorabile, forse per la prestazione un filo ingessata di Josie Ho o forse perché lascia che siano i suoi efferati omicidi a sopperire ad una caratterizzazione scarsissima. Per quanto condivisibile possa essere la causa del malessere, la grottesca e spropositata violenza della protagonista vanifica l’assunto di base, rende impossibile la partecipazione al suo dramma e sposta il baricentro verso il godimento della truculenza. Inoltre, sembra che la “colpevole” dell’irrefrenabile vena splatter di “Dream Home” sia proprio lei e che questo sia stato alla base dei summenzionati dissidi con Pang Ho-cheung, che pare volesse un film più realisticamente drammatico. D’altronde, va sottolineato con una punta di malizia che la cantante e attrice, figlia di uno dei più grandi magnati dei casinò di Macao, difficilmente può sembrare sensibile al tema del prezzo degli immobili di Hong Kong.
In linea di massima, “Dream Home” ha generato reazioni tiepide a causa del suo scarso equilibrio fra componente impegnata e d’intrattenimento e devo dire che è un peccato perché si avvale pure di un bel comparto tecnico, specie per la fotografia di Yu Lik-wai, mentre le musiche del compositore italiano Gabriele Roberto, per quanto l’effetto volesse solo essere incalzante, risultano fin troppo invadenti e fracassone nelle scene cruente.
Costato circa 4 milioni di dollari e lanciato con entusiasmo come uno dei più sanguinolenti film del non certo pudico cinema di Hong Kong, “Dream Home” mantiene quantomeno questa promessa, ma deficita di un equilibrio necessario per poter dire qualcosina in più. A meno che non sia peccato mortale, ovviamente, chiedere equilibrio ad uno slasher orientale.

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