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Danza macabra

Regia di Sergio Corbucci, Antonio Margheriti vedi scheda film

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La recensione su Danza macabra

di undying
8 stelle

Secondo film horror diretto da Margheriti che qui gioca con la figura malinconica di Edgar Allan Poe. Ne esce uno dei migliori gotici del periodo.

 

Edgar Allan Poe (Silvano Tranquilli) è di passaggio a Londra. Viene raggiunto per una intervista da un giornalista del Times, Alain Foster (Georges Rivière), mentre in una locanda racconta l'episodio della rimozione dei trentadue denti al cadavere di Berenice a Lord Blackwood (Umberto Raho). Proprio in questo contesto, lo scettico giornalista accetta (rifiutando l'offerta di 100 sterline per una cifra simbolica di sole 10) di passare la notte nel castello di Lord Blackwood. L'eccentrico proprierario sostiene infatti che ogni anno, la notte dei morti, nessuno è mai riuscito a sopravvivere al suo interno sino a rivedere l'alba. E questa volta la scommessa è rivolta al giornalista, che si fa accompagnare senza timore al tetro maniero di Providence...

 

 

"Siete fermo nel presente ... non potete varcare la soglia del passato. I morti vivono in un altro spazio, in una diversa dimensione."  (Dott. Carmus/Arturo Dominici)

 

 

Margheriti si addentra deciso nel gotico italiano con questa seconda (e bellissima) regia, preceduta di un anno da La vergine di Norimberga e alla quale fa seguito il contemporaneo I lunghi capelli della morte. Il soggetto è di Sergio Corbucci, autore non accreditato, che inizialmente avrebbe anche dovuto dirigere il film. Ottimo il cast (anglicizzato nei titoli di testa, come da prassi per l'epoca), nel quale spicca la presenza di Barbara Steele in un ruolo principale, ormai consacrata diva dell'horror italiano. Danza macabra risalta tra i film del periodo grazie all'ottima realizzazione tecnica e al bel testo che si abbina con grazia al decadente soggetto. La storia, tutto sommato, non è originalissima, infatti già William Castle, con il suo La casa dei fantasmi, nel lontano 1959 aveva messo in campo una sceneggiatura molto simile. Ma la fotografia valorizza (con uno stupendo bianco e nero) le ottime scenografie che rendono pieni di fascino i tetri ambienti del labirintico castello, qui vero protagonista con le sue camere fredde, silenti e buie, vagamente rischiarate dalle flebili fiamme di candela. Tra un polveroso pendolo che scandisce saltuariamente lo scorrere del tempo in prossimità della mezzanotte e presenze fantasmatiche alla ricerca di "sangue come fonte di vita perché fa rivivere i morti", fa la comparsa l'inquietante (per quanto essa stessa inquieta) figura del dottor Carmus, sorta di spirito guida e narrante, nonché già sapiente del destino che attende lo sventurato Alan Foster. Foster, scettico ospite, costretto a danzare nel vorticoso rincorrersi degli eventi, testimone passivo del passato che incrocia il presente, senza poter (inter)agire in alcuna maniera. Margheriti realizza un piccolo gioiello, un film che risplende di luce propria distinguendosi (come poi sarà con l'altrettanto bello I lunghi capelli della morte) nella produzione gotica italiana.

 

 

Curiosità

A causa del fallimento che, in seguito, coinvolge la casa di produzione la pellicola sparisce dalla circolazione. Assieme al produttore Giovanni Addessi, Antonio Margheriti decide di rifare il film (questa volta a colori). Nel 1971 inizia la lavorazione di E venne l'alba ma tinta di rosso, poi uscito come Nella stretta morsa del ragno. La stessa storia, con un buon cast, ma stranamente non paragonabile per esito a Danza macabra.

 

 

Citazioni 

La bella sceneggiatura si distingue per la raffinata scrittura in grado di mettere sulla bocca dei protagonisti -attori e spettatori del loro stesso destino- dialoghi profondi e interessanti. Qui ne riportiamo alcuni brani, quelli più significativi.

 

"La realtà giace sempre al di là, al di fuori o al di sotto di tutte le forme stabilizzate sia della società, sia dello spirito. Negli abissi, sul fondo del mare, al Polo Sud." (Edgar Allan Poe/Silvano Tranquilli)

 

"Di tutti i soggetti più o meno malinconici quale, seguendo la concezione universale dell'umanità, è il più malinconico? La morte, è la risposta evidente. E quando, questo più malinconico dei soggetti, è il più poetico? Quando si allea alla bellezza. Dunque, la morte di una bella donna è senza alcun dubbio il soggetto più poetico che vi sia al mondo." (Edgar Allan Poe/Silvano Tranquilli)

 

"In ogni essere umano esistono tre forme di vita: quella del corpo, che è la più debole, quella dello spirito che è indistruttibile e quella dei sensi che, pur non essendo eterna, può continuare per molto tempo dopo la morte. Specialmente quando un essere umano viene strappato alla vita con un atto di violenza in un momento particolare, i cui sensi vivono un'intensa emozione. Non si muore completamente, quando non si è preparati a morire." (Dott. Carmus/Arturo Dominici)

 

 

Disponibile in Dvd nel catalogo della Sinister che lo propone in versione integrale (è presente anche un fugace nudo, con esposizione di seno, concepito solo per le versioni destinate al mercato estero) nel formato anamorfico 1.85:1. Ottima la qualità video, che è accompagnata dalla chiara e pulita traccia audio italiana. Tra gli extra una presentazione di Luigi Cozzi, il trailer internazionale e i titoli di testa nella versione francese ed inglese. Durata della versione: 1h26m07s.

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