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Il discorso del Re

Regia di Tom Hooper vedi scheda film

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La recensione su Il discorso del Re

di mc 5
10 stelle

Questo film è forse più sorprendente di quanto possa sembrare. Uno lancia un'occhiata distratta sul web e s'immagina uno di quei film inglesi un pò algidi, alla Ivory per intenderci, uno di quei film prigionieri della propria confezione. Beh, non fatevi ingannare, che qui di manierismo per fortuna ce n'è davvero poco. Mi è parso di rilevare una strana distribuzione in due fasi. Nonostante la plètora di candidature all'Oscar e nonostante dietro ci sia il colosso Eagle, il film era uscito in un numero ridotto di sale, un paio di settimane fa. Poi, tutto fa supporre per il rapidissimo scalare la classifica al botteghino, la settimana scorsa tanti esercenti in più lo hanno accolto a braccia aperte collocandolo a fianco delle commediacce italiane e delle boiate in 3d che stanno furoreggiando. Personalmente, davo per scontato questo successo perchè è evidente che si tratta di una pellicola tutt'altro che di nicchia, anzi piuttosto rassicurante per un pubblico famigliare-tradizionale, dato che la caratteristica che se ne percepisce per prima è quella di una assoluta classicità. Sapevo, entrando in sala, ciò che poi avrei effettivamente visto, vale a dire un drammone superclassico ed edificante, apologo sulla lealtà tra esseri umani come generatrice di amicizia e sulla solita lotta per realizzare un sogno. Tutti spunti, se vogliamo, piuttosto "vecchierelli" in ambito cinematografico. Materiale, sulla carta, da piéce teatrale raffinata. Insomma, un film da vedere non certo in blue jeans ma (idealmente) in giacca e cravatta. Quanto ho appena detto vorrei fosse chiaro che non è stato espresso in formula ironica. Al contrario: è apprezzabile assistere ad un prodotto di buon gusto in un momento in cui pare sia il dilagare della volgarità ad alimentare gli incassi. Pur privo di ammiccamenti, il film comunque appassiona, avvince, mantiene in tensione lo spettatore, e non solo quello "famigliare" cui accennavo, ma perfino un cinefilo smaliziato quale io -immodestamente- ritengo di essere. Insomma il film funziona anche a livello di qualità e spessore, non è solo quel "filmone da Oscar" che ci si aspetta osservando sbrigativamente il trailer o i cartelloni pubblicitari. E allora poniamoci la domanda: come può un film che ha come elementi primari (nessuno dei due inteso in accezione negativa) l'eleganza e la prevedibilità, funzionare così bene al punto di trionfare perfino nelle recensioni della critica più severa? Secondo me la risposta è duplice. Prima di tutto c'è stile e stile nel rappresentare una storia come questa che più classica non si può. Non so se mi spiego, ma esiste un "classico" che funziona sempre, che sa imporsi al di là delle epoche e delle mode. Perchè implica un concetto di "integrità" oggettiva, nel senso che quando un film è "serio" (in questo momento non mi viene un altro termine) resiste a tutto, è inossidabile. E questo è uno di quei casi. Ma c'è un'altra, e più evidente, spiegazione al consenso popolare che il film sta raccogliendo. Questa pellicola valorizza al massimo il virtuosismo della recitazione. A fronte di una regia che molti hanno lodato ma che a me non è parsa eccezionale, noi abbiamo qui due attori MONUMENTALI i quali si lanciano sul filo di una corsa a perdifiato in una suprema gara di bravura che non può non impressionare anche lo spettatore più scafato. E chi come me ama un cinema d'attori, qui trova pane per i suoi denti. Sì perchè, hai voglia tu a dire che "Geoffrey Rush gigioneggia", ma -accidenti- lo fa da Dio. Quanto poi a Colin Firth, offre un saggio di recitazione che andrebbe proposto come materia di studio per i giovani attori delle scuole di cinema. Egli riesce infatti ad esprimere talento da istrione pur affidandosi ad una chiave splendidamente "trattenuta"...Non è consueto vedere un attore comunicare con tale efficacia imbarazzo, tensione, goffaggine e tormento come Firth fa in questo film, modulando con padronanza estrema toni ed espressività. Così come i rispettivi personaggi, Firth e Rush sono complementari. L'uno si ciba dell'altro. E di fronte al dilagare di tanto talento, cosa conta se la storia è edificante e anche un pò buonista? Nulla. La vicenda è quella, ormai più che risaputa, di Re Giorgio VI che successe al padre -suo malgrado- sul trono d'Inghilterra, dopo la defezione del fratello precedentemente nominato che preferì l'amore al regno. Re Giorgio ha un handicap di quelli che non si possono occultare: balbetta vistosamente; problema insormontabile per chi deve continuamente inviare solenni messaggi alla nazione amplificati dal mezzo radiofonico. Ed ecco allora la moglie alla ricerca di un bravo logopedista, individuato nel signor Lionel. Il resto è pura gioia di recitazione, impostata su un flusso continuo di dialoghi tra i due protagonisti, condotti sul filo di un confronto serratissimo e spesso molto teso. Straordinaria, oltre i singoli talenti individuali, la capacità dei due attori di "interfacciarsi" tra loro, sviluppando un'alchimia che attiene all' Arte della migliore rappresentazione scenica. E di fronte a questa "luce" perfino una bravissima Helena Bonham Carter non può che ritagliarsi uno spazio in penombra. A proposito di cast, da segnalare una gustosa caratterizzazione di Winston Churchill ad opera di Timothy Spall, e anche un grande Derek Jacobi  nei panni dell'arcigno arcivescovo di Canterbury. Se sulla perfezione di Firth il consenso critico è unanime, qualcuno ha ravvisato (come prima accennavo) in Rush una attitudine ad andare oltre le righe. Opinione lecita ma da me respinta con forza. Tutt'al più posso concedere che la fisicità di Rush è un pò ingombrante e che quel suo faccione è un pò "esagerato", tuttavia io credo che egli riesca molto bene a valorizzare un volto non proprio rispondente ai canoni consueti di bellezza maschile. Concludendo. La bella notizia è che a riempire le multisale è un bel film che si sta imponendo unicamente con le proprie forze. Che sono quelle di un cinema nobile che poggia su interpretazioni classiche. Merce rara. PS: Da non perdere la sequenza iniziale in cui assistiamo alla minuziosa messa a punto dei microfoni e degli altri mezzi tecnici. Immagini talmente belle ed eleganti da lasciare sbigottiti.
Voto: 10

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