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Il discorso del Re

Regia di Tom Hooper vedi scheda film

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La recensione su Il discorso del Re

di Gangs 87
8 stelle

Qual'è il mezzo più potente per comunicare con il mondo? La parola.
La parola parlata, scritta, se necessario, urlata.
Niente è mai stato più efficace del "verbo" per capire e, soprattutto, farsi capire.
E cosa succede se proprio questo utilissimo mezzo di comunicazione di massa viene a mancare ad un uomo che guida un regno? Che è un simbolo importantissimo per un'intera stirpe di sudditi? Cosa succede se un re non è capace di comunicare con il mondo?
Sono queste le domande a cui questo film da una risposta riflessiva e concreta.
Re Giorgio VI, uno straordinario Colin Firth, dopo la morte del padre, prende il posto di suo fratello, nella succeccione al trono, dopo che quest'ultimo abdiga per sposare una divorziata. Ma c'è un problema, un grosso problema: il nuovo re è balbuziente.Non riesce a tenere un discorso in modo continuativo. Non riesce a parlare ai suoi sudditi che vogliono ascoltarlo.
E cosa si fa in questi casi? Cosa si può fare se un monarca non conosce, in modo opportuno, il modo per farsi ascoltare?
Si ricorre ad un logoterapista: Lionel Logue, un sempre strabiliante Geoffrey Rush, che, anche se con metodi poco ortodossi, con l'aggiunta di sorrisi e riflessioni, farà tornare all'insicuro Bertie (così è chiamato in famiglia il sovrano) la fiducia in se stesso e nella sua capacità oratoria.
Tom Hopper racchiude, in modo brillantemente intenso, una difficoltà che, all'epoca, fu una dolorosa parentesi nella vita di "corte". Ci rende partecipi di una storia di determinazione e forza d'animo che viene inculcata in un uomo grazie all'amore di sua moglie che crede in lui come marito, come padre ma, soprattutto, come re.
Intenso, antipatico, stuggente, Colin Firth mette in atto un'interpretazione convincentemente superlativa.L'umanità che mette nell'animo di re Giorgio VI non scompare neanche nei suo scatti d'ira da sovrano superbo. Negli occhi, in quegli occhi non puoi fare a meno di intravedere la velata sofferenza di un uomo che riesce a rialzarsi da una caduta perenne.

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