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Love Exposure

Regia di Shion Sono vedi scheda film

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AndreaVenuti

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La recensione su Love Exposure

di AndreaVenuti
9 stelle

Love Exposure è un film giapponese del 2008 scritto e diretto da Sono Sion, da molti definito come il testamentento poetico-cinematografico del giovane maestro nipponico (personalmente posso capire tale affermazione visto la complessisità del film sotto tutti i varia aspetti ma allo stesso tempo è doveroso sottolienare come dopo questa sua immensa fatica il celebre cineasta ha partorito altre opere geniali come Cold Fish, Guility of Romance, Himizu oppure Antiporno).

 

Sinossi: Yu è liceale che vive in canonica con il padre (diventato prete dopo la morte della moglie), un giorno la loro vita viene sconvolta con l'arrivo di Saori, una misteriosa e stravagante donna che riesce a conquistare il cuore del prete; la donna lascerà presto l'amante il quale entrerà in una crisi profonda iniziando un rapporto controverso e dannoso con la religione cristiana; a  farne le spese sarà proprio il figlio Yu, costretto a confessare i suoi peccati ogni giorno anche se non commessi, per questo motivo per far "contento" il padre incomicerà a peccare, la situazione divenetrà ancora più surreale e complicata quando il giovane Yu s'imbatte in Yoko (la donna della sua vita) e Koike (appartenente ad una nuova setta religiosa: Zero Chuch 

locandina

Love Exposure (2008): locandina

Love Exposure è senza ombra di dubbio un vero e proprio poema cinematografico in grado di contenere tutta la summa poetica del suo autore, un regista che da sempre si è dichiarato anticonformista e abbastanza anarchico (nel 1997 il buon vecchio Sono Sion aveva organizzato il "Tokyo GAGAGA" ossia una sorta di guerriglia-performance per le strade della capitale nipponica dove lui ed altri suoi compari si esibivano con la lettura di poemi scritti su giganteschi lenzuoli bianchi), la durata del film a tal proposito è abbastanza espicativa (in origine doveva durare 6 ore ma la produzione impose un drastico taglio di 4 ore, il regista tuttavia non fu assolutamente soddisfatto e si raggiunge un compromesso finale con l'eliminazione di "sole" due ore di girato).

 

L'opera di Sion si apre con un significativo "tratto da una storia vera", ovviamente il soggetto è completamente inventato dal regista ma con questa scritta Sono Sion vuole mettere in chiaro i suoi intenti fin dal principio: tutto quello che vedrete sullo schermo per folle che sia in realtà ha una radice ben profonda nella società giapponese contemporanea.

 

Il film è incredimilmente complesso e stratificato ma ciò che emerge in maniera chiara fin dall'inizio dell'opera è l'attacco del regista alla religione cristiana o meglio a tutte le religioni intese soprattutto come fanatismo; il regista opta per un approccio a tratti dissacratorio e iconoclasta, alternandolo a sequenze profondamente elganti e poetiche come quella della spiaggia che ricorda, almeno in superficie, Sonatine del maestro Kitano.

 

Nel corso del film il regista riuscirà abilmente ad inserie ed analizzare tantissime questioni spinose, come ad esempio la mancanza di comunicazione tra vecchie e nuove generazioni, soprattuto in ambito famigliare (tematica ampiamente trattata dal regista nel suo precedente Noriko's Dinner table) poi sempre per quanto riguarda le nuove generazioni ritroveremo giovani senza ideali, menti vuote facilmente influenzabili e di conseguenza sfruttate dai potenti a proprio piacimento.

 

Il regista analizza in maniera abbastanza articolata un'altra questione molto delicata, ossia la perversione del fotografare biancheria intima di ragazzine; una realtà tristemente presente in Giappone, tuttavia il regista opta per un approcico abbastanza distaccato senza giudicare, anzi in alcuni casi prova compassione poichè non sempre si nasce "pervertiti".

A tratti il film abbraccia anche le tematiche lgbt in maniera per nulla superficiale o banale.

 

Ritornando al discorso eclesiastico Sion critica asparmente e duramente le sette religiose moderne ed proprio in questo frangente (pensiamo al finale) che emerge lo spirito anarchico del regista.

Love Exposure è anche uno straordinario saggio psicologico e filosofico sull'amore; l'amore a tratti può trasformarsi in un macigno pesantissimo, può essere vissuto come una tremenda malattia oppure essere percepito come l'unica ancora di salvezza.

 

Love Exposure è un film dove troviamo un miscuglio clamoroso di generi, complessivamente il tono è sempre grottesco e surreale ma ci sono dei frangenti in cui il regista inserisce delle "bombe" che catapultano il film  fuori dal genere un po' alla Lucio Fulci; pensiamo ad esempio alle scene in cui ci vengono mostrati dei massacri scolastici (qui il modello di riferimento sembra essere lo stile asciutto e spietato di Koji Wakamastu) oppure alle rivolte studentesce (riprese tramite telecamere amatoriali) che rimandano in parte al cinema di Kinji Fukasaku.

Ottime anche le scene di combattimento dove il regista omaggia in maniera esplicita un certo cinema giapponese degli anni Settanta, nello specifico il regista Shun'ya Ito e la serie Sasori, da lui diretta, caposaldo del genere Pinku Violence (fortemente presente in questo film).

 

Love Exposure è un cinema libero, puro e senza eguali; manifesto della poetica e perosnalità eclettica e fuori dagli schemi del regista.

 

PS non spaventatevi dalla durata; il film scorre molto bene nonostante la complessità degli argomenti affrontati.

 

 

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