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Dylan Dog. Il film

Regia di Kevin Munroe vedi scheda film

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La recensione su Dylan Dog. Il film

di Mattialle
2 stelle

Questo film non merita assolutamente nessuna attenzione e nessuna difesa. Dovrebbe essere bruciato assieme al produttore che ha pensato di realizzarlo in questo modo. Non voglio soffermarmi sulla diversità tra fumetto e film (in quanto non solo non è una cosa che rientra nei miei interessi, ma non ne avrei neppure la capacità necessaria, poiché non ho mai letto una pagina di Dylan Dog), anche perché bastano già da soli i numerosi difetti cinematografici di questa pellicola a renderla inguardabile e orrenda. Basti pensare al terrificante montaggio di Paul Hirsch, che non enfatizza i momenti di pathos (si sceglie un totale piuttosto che un primo piano nel momento in cui il protagonista impersonato da un inespressivo Brandon Routh annuncia la probabile apocalisse per i non-morti), che anticipa sequenze dirette in maniera tale che, a livello logico e cronologico, sarebbero dovute essere inserite più avanti e altro ancora (come il raccapricciante montaggio serrato della scena iniziale, con tanto di musica rock senza una vera motivazione). Ma senza soffermarci troppo sui tecnicismi si noti l'audace - in senso negativo - scelta degli sceneggiatori Thomas Dean Donnelly e Joshua Oppenheimer (addirittura quattro mani per scrivere questo scempio...) di puntare tutto sul lato comico, facendo in modo che il neo zombie Sam Huttington scavalchi più e più volte il protagonista per primi piani e presenza scenica, quasi come se Dylan Dog - il Film si fosse dovuto chiamareMarcus lo zombie - Il Film. Sorvoliamo anche sull'eccessiva comicità e concentriamoci qualche istante sugli effetti visivi del film, dove trasformazioni di vampiri e licantropi non possono non ricordare il serial televisivo Buffy - L'ammazzavampiri, che era giustificata per il periodo a cui apparteneva - gli anni '90 - e per il medium a cui era indirizzato - la televisione. Questo prodotto sfrutta la scusa del basso budget e/o della citazione per regalare al pubblico effetti speciali inguardabili e vecchi come il mondo, spendendo invece soldi per realizzare bare hi-tech con prodotti Apple al loro interno, cripte hi-tech con vampiri dormienti posizionati in teche di cristallo automatizzate, sequenze senza senso all'interno di fast food in cui lavorano zombi che mangiano panini ai vermi e hot-dog e, soprattutto, una trama talmente scontata da fare sembrare Constantine di Francis Lawrence un capolavoro di originalità (quantomeno un senso estetico l'aveva, e il Lucifero con i piedi immersi nel catrame non se lo scorda nessuno). Con queste premesse Kevin Munroe non ci prova nemmeno a portare a casa il risultato, e alla fine ciò che resta di memorabile del film è la canonica fotografia di Geoffrey Hall e gli accattivanti effetti sonori improvvisi che ti fanno balzare dalla sedia ogni volta, ma solo perché arrivano sempre quando meno te lo aspetti. Non basta fare diTiziano Sclavi, l'autore del fumetto, un vampiro dormiente e fare indossare a Brandon Routh una camicia rossa e una giacca nera per fare un buon film su Dylan Dog, ci vuole un minimo di passione da parte del regista in primis e della produzione poi. Passione tutta rivolta al botteghino, per fortuna senza un grande risultato.

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