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Meek's Cutoff

Regia di Kelly Reichardt vedi scheda film

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La recensione su Meek's Cutoff

di mck
9 stelle

Oh, Pioneers! Oh, Lost! Oh, Pilgrims! Oh, Argonauts!

 

Old West is the New Sinai. 

 

 

La superficie marziana (eoni di catene montuose, immensi crateri vulcanici e da impatto, canyon continentali e...collinette, grandi vallate, valli, convalli e...vallette, ghiacciai d'acqua, pianure di permafrost, deserti di sabbia e...sassi e rocce, conoidi di deiezione alluvionali che divengono letti di fiumare meandriformi ramificate e interlacciate in muliebri canali che sfociano a delta in antichi letti di mari oramai prosciugati), oggi, ha più nomi che il west nord-americano a metà del XIX° secolo. 

 

 

Oregon, 1845. Dal CinemaScope al 4:3.
40 anni dopo il passaggio di Lewis, Clark e Sakajawea, persisi nel bel mezzo del nulla ch'è il niente della Lake County, coi suoi grandi specchi d'acqua salata (alcalina) a punteggiare di umanamente inutile cielo in terra la regione, incontriamo i nostri pionieri (dalla Mayflower al Destino Manifesto, dalla Corsa a e alla Febbre de l'Oro alla Terra dell'Abbondanza) mentre, diretti verso le Cascade[(s) Range] Mountains lungo l'Oregon Trail e circondati dalla wilderness degli AltoPiani oltre le Grandi Pianure -- e dai Cayuse / Tetawaken di Oregon e Washington, dai Testa Piatta / FlatHead / Salish di Montana e Idaho, dai Piedi Neri / Black Foot / Siksika di Montana, Alberta e Sasketchewan, dai Nasi Forati / Nez Percé / Ni-Mi-Puu di Oregon, Washington e Idaho, dai Klamath e i Modok di Oregon e California, dai Paiute del Nord di Oregon, California, Nevada e Idaho, dai Shosone dell'Ovest di Nevada, Utah, Idaho e California, dagli Ute di Utah, Nevada, Colorado e Wyoming, etc… --, guadano un fiume tra basse colline brulle e incidono con un chiodo o una selce la loro condizione (“lost”) sul tronco pietrificato e solitario di uno scheletrico e rinsecchito albero morto collassato da tempo riverso al suolo e sbiancato dal vento e dal sole. 

 

 

Poi gli umani passano, trascorrono, e ritorna il paesaggio a rimanere da solo, fino a una dissolvenza che incrocia e sposta l'orizzonte di qualche grado e li riposiziona in gioco documentandone la resilienza ostinata, ottusa, obbligata.
E questo nei primi 5 minuti.
Il resto è reiterativa progressione percussiva, un capolavoro minimalista e asciutto. 

 

 

“È uno stupido, o sta giocando sporco? Me lo sto chiedendo, ma è impossibile saperlo. Non lo accuso di non sapere. Ma per il fatto che dica di sapere. Quell'idiota!” 

 

 

L'orologio a pendolo della madre, ridotto a zavorra, termina il suo percorso d'andirivieni finendo con l'essere mandato a schiantarsi gettandolo tra la sterpaglie disseccate della piatta e brulla terra arida, e un'altra generazione finisce nell'oblio del mondo.  

 

 

Manciate di pepite d'oro emergenti dal sottile strato secco di humus del suolo della pian(ur)a alluvionale dilavate in quantità industriale dalle rocce metamorfiche e ignee circostanti, quelle su cui il Cayuse/Tetawaken cammina in affilata cresta scrutando i pionieri pellegrini e l'orizzonte, come fossero mirtilli o tondi escrementi di capra, sparse a spaglio sul terreno, (disse)minate e forgiate dal lavoro sedimentante delle ere geologiche: l'instabile ciocco di legno piantato alla bell'e meglio nel duro terreno messo da un colono ad improbabile segno di riconoscimento s'una mappa più mentale che letterale, fisica e concreta per ritrovare un giorno il giacimento affiorante è una delle cose più commoventi cui s'è potuto assistere al cinema negli ultimi anni. 

 

 

- Will the territory go American? That's what I want to know.
- Well, in my...in my opinion, I...well, you know, it depends. It depends on the fight...in the Americans, and in the English, and in the Indians. I'm led to believe there's 250 Americans in Oregon country. There's seven more argonauts comin' in a few weeks. Maybe that'll tip the scales. 

 

 

Tra Bruce Greenwood (Stephen Meek, la guida) e Rod Rondeaux (l'indigeno) si muovono i coniugi interpretati da Michelle Williams e Will Patton, da Shirley Henderson e Neal Huff (con prole: Tommy Nelson), e da Zoe Kazan e Paul Dano. 9 personaggi in cerca. 

 

 

Impressionante il lavoro in 4:3 di Kelly Reichardt (che, come sempre, cura anche il montaggio) e Christopher Blauvelt (direttore della fotografia) sul paesaggio (e i paesaggisti statunitensi - e non - dell'ottocento: lo sguardo di un Alfred Jacob Miller più scarno ed essenziale) – mentre alla figura dell'amerindo è riservata la connessione con l'arte petroglifica delle incisioni e pitture rupestri d'oltre Stretto di Bering – da western gotico (alla "the HawkLine Monster" di Richard Brautigan, per intenderci) – e in questo ambito è impossibile non pensare a “Days of Heaven” in cui Terrence Malick dialoga, inscenando un irreciproco connubio a distanza, con Andrew Wyeth – in cui s'innestano perentorie le musiche dissonanti e metalliche di Jeff Grace

 

 

Meek's CutOff”, scritto dal solo Jonathan Raymond, abituale collaboratore (soggetto e/o co-sceneggiatura) della regista in fase di stesura dello script, segna l'inizio del rapporto lavorativo di Kelly Reichardt con Blauvelt e Grace, sodalizio artistico che si protrarrà col successivo “Night Moves” e giungerà sino all'oggi di “Certain Women”.
Fra i produttori esecutivi, come di consueto, spicca Todd Haynes.  

 

 

La scorciatoia di Meek è divenuta il vicolo cieco / la via di fuga / il punto di sosta e ristoro del nativo americano. Ai pionieri, adesso, non rimane che scavare, inseguendo antiche, resistenti e floride radici altrui, sperando di poter coltivare il proprio futuro innestando su quel sorgente tronco irriducibile le proprie semenze sino a vederle sbocciare, gemmare, fiorire, fruttificare e maturare generando nuovi semi, germi e frutti. O soltanto ossa nel deserto.  

 

 

Se la domanda è “Una fossa comune o un pozzo artesiano?” solamente la storia potrebbe rigurgitarne la risposta inghiottita dalle stagioni e dalle generazioni e sommersa da strati di polvere, sabbia e terra.  

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