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The Ward. Il reparto

Regia di John Carpenter vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Ward. Il reparto

di mc 5
4 stelle

Sono uscito dalla sala con un malumore tale che già assaporavo il momento (questo!) in cui avrei esercitato la mia rivalsa. Qualcuno obbietterà: "ma che t'ha fatto Carpenter?" M'ha fatto che il vecchio John è stato a lungo uno dei miei miti in ambito cinefilo e adesso non mi può aver fatto questo, non può uscirsene fuori con una minchiatina di pellicola sciatta e che pare realizzata con la mano sinistra. Questi erano i miei sentimenti al momento in cui si sono riaccese le luci in sala. Ma poi ho riflettuto e mi sono calmato. John Carpenter ha dato molto al cinema contemporaneo, è stato un outsider davvero, cazzuto, ha soddisfatto le fantasie di molti di noi che amavano rock'n'roll, fantastorie, umori di ribellione, fascino della paura e dell'ignoto, psichedelia. In qualche modo John ci è stato fratello. E NON si può odiare un fratello. Resta sempre un fratello anche quando sbaglia. E poi, guardandomi intorno, vedo tanti amici in rete che stanno difendendo questo film con le unghie e con i denti, dalle tante critiche che gli stanno piovendo addosso. E questo affetto dei supporters di John è quasi commovente, perchè c'è qualcosa di epico e puro nel difendere l'indifendibile. Insomma, ho deciso che non odierò Carpenter, qualunque sia il mio livello di delusione. In questa recensione sarò molto duro, ma nelle mie parole non c'è odio, solo un leggero fastidio, forse irritazione. Ma mai odio per un cineasta la cui filmografia è lì a testimoniarne il valore. Dunque lo accuserò, questo film, documentandone i capi d'imputazione, ma non ne farò giustizia sommaria. Fatalità vuole che tra pochi giorni assisteremo al ritorno (anche lui dopo lunga assenza) di un illustre collega di John, il prof. Wes Craven con il suo atteso "Scream 4". Ho molto amato entrambi questi registi. Consapevole che tra i due sono più le differenze che le cose in comune. Carpenter è sempre stato il cane sciolto, il rock'n'roller, il solitario, il drop out, mentre Craven ha rappresentato quello colto (è stato per qualche anno docente di filosofia), quello sofisticato, quello più intellettuale. Ebbene, fermo restando che li ho sempre apprezzati entrambi, in realtà ho sempre avuto un occhio più benevolo nei confronti di Wes Craven. Entrambi sono titolari di uno sguardo critico sulla società americana e sui suoi codici, ma rispetto all'anarchia da rocker di John, ho sempre preferito l'ottica più complessa e più arguta di Wes. Ed è per questo che, reduce dal bagno di delusione di "The ward", mi accingo ora al prossimo "Scream 4" animato da moderato ma sincero ottimismo. "The ward" è un film che si segue senza fatica, è una pellicola che dà poco ma richiede anche poco sforzo allo spettatore, al quale vengono rilasciate piccole emozioni horror in pillole, piuttosto easy, abbastanza consuete, sicuramente già viste e comunque nulla che provochi veri brividi o sobbalzi. Soprattutto per coloro che frequentano il genere, diciamo che si tratta di emozioni che scivolano via come l'acqua calda. Carpenter è molto bravo, non c'è che dire, a seminare indizi inquietanti, e lo fa da professionista, utilizzando musiche ad hoc e anche luci e tecniche di ripresa di grande sapienza (si veda ad esempio l'immagine ricorrente dell'esterno della clinica, inquadrata con evidenti suggestioni minacciose). Peccato però che questi indizi di pericolo e di ignoto non abbiano evoluzione adeguata. Vengono disseminati qua e là con esiti innocui. Poi c'è quella "vecchiaccia" o mummia (chiamatela come volete) che brandisce il coltellaccio e che vorrebbe essere il "mammamiachepaura" della situazione e invece sortisce un effetto più ridicolo che disturbante. E ancora. La storia della clinica degli orrori in cui viene praticato l'elettroshock sui pazienti scomodi, quante centinaia di volte l'abbiamo già vista? Nessuno nega a Carpenter il diritto di ispirarsi a dei riferimenti classici a cui in tanti attingono, ma da lui ci si aspetta molto di più che rimasticare cose già masticate da altri. C'è un punto da chiarire. Le cose che ho appena enunciato in toni critici vengono confutate con forza (in rete) dai supporters del regista affermando che trattasi di film classico e dunque riconducibile legittimamente a canoni classici dell'horror...Beh, di fronte a simili argomentazioni ogni accusa crolla e io dovrei solo zittirmi. E invece no, cari fans, anzi, se posso invocare un teste a mio favore, chiamo a deporre il signor Rob Zombie, il quale di nuovo e di suo non ha ancora detto una parola, eppure quanta fantasia anarcoide nei suoi western-horror godibilissimi! Quindi io non condanno la scarsa originalità quanto piuttosto la sciatteria e l'ordinarietà piatta della messa in scena. Sono stato chiaro? E adesso attenzione!! prima di tutto perchè sto per spoilerare...e poi perchè vado a toccare il nervo scoperto di tutta l'opera. C'è un tema ricorrente nel cinema horror che secondo me porta sfortuna. Nel senso che tutti i registi che hanno provato negli ultimi anni a gestire questo argomento, sono cascati male. Il tema è quello del "paziente afflitto da personalità multipla" oppure della "sovrapposizione di diverse personalità". E qui anche un asso come Carpenter è scivolato malamente. E' una chiave di narrazione molto delicata, che richiede a sceneggiatori e regia una sapienza che vada oltre il compitino qui svolto da Carpenter. Qui questo aspetto è sviluppato in modo talmente scontato che fin dalla prima volta che entra in scena la "mostriciattola col coltello" già si intuisce di tutto e di più. Già capisci al volo che quella tipa altro non è che la proiezione "psycho" della bella biondina protagonista. Quanto poi al fatto che la suddetta bella biondina racchiuda in sè tutte le compagne di reclusione, questo è forse un pò meno scontato però è anche poco credibile e un pò forzato. Erano richiesti più attenzione, più cura, più sfumature...e non ho potuto fare a meno di ipotizzare che Wes Craven da questo materiale avrebbe ricavato un film probabilmente migliore. La vicenda è semplicissima, benchè venga continuamente alimentata da arzigògoli artificiosi quanto improbabili. Una ragazzina con alle spalle un episodio infantile traumatico, cresce sviluppando una personalità disturbata che la porta a confrontarsi con sempre nuovi personaggi inesistenti frutto della sua immaginazione. Viene internata in una specie di clinica degli orrori e il ricovero è vissuto dalla poverina tra farneticazioni varie e la costante necessità di inventarsi nuovi nemici e nuovi mostri. Su questo sfondo si muovono un medico e degli infermieri che sono dei clichès viventi, oltre ad uno zoo umano di compagne di degenza che definire ridicolo è un eufemismo. Per "raccontare" quel campionario umano di sventurate gli sceneggiatori secondo me si devono essere fumati una piantagione intera di marijuana, non vedo altre spiegazioni. La signorina Amber Heard (la bella biondina fuori di zucca) è davvero molto graziosa e anche bravina, anzi ho letto che pare a Hollywood sia lanciatissima e alle prese con svariati progetti. Buon per lei, con l'augurio che le propongano qualcosa di meglio. Allora tutto da dimenticare in questo film? No, io salverei dei bellissimi e suggestivi titoli di testa e un bell'inizio: in una manciata di secondi, vediamo una vecchia auto della polizia (siamo nel 1966) alla ricerca di una ragazza scomparsa, per poi trovarla -completamente "partita"- che ha appena appiccato il fuoco ad una casa di campagna. Peccato che il bel film finisca qui,  5 minuti dopo l'inizio. Il resto è quello che ho raccontato prima. John, con calma, guardati le partite in tv che so ti piacciono tanto, fatti le tue cannette, rilassati e, ti prego, lascia stare il cinema se non hai niente da raccontarci.
Voto: 5

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