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Rango

Regia di Gore Verbinski vedi scheda film

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La recensione su Rango

di mc 5
10 stelle

Premesso che il film è un capolavoro d'animazione, trovo che sia impossibile rendere attraverso le parole la qualità tecnica e lo spirito che dominano sull'intera pellicola e che si traducono in emozioni e suggestioni non descrivibili -appunto- con l'utilizzo delle frasi scritte. Ma proverò comunque ad esprimere, se non quelle emozioni, almeno quei motivi per i quali nessun sincero appassionato di cinema può permettersi di perdere un tale gioiello. Eh sì, perchè qui siamo a dei livelli concettuali piuttosto alti, che vanno molto al di là dell'intrattenimento. Come nel caso della Pixar (non si poteva non evocarla, e tra poco approfondirò la questione) qui si porta avanti un progetto che c'entra poco con l'entertainment puro: qui si coniuga il business con Poesia, Arte, Cultura. Questo non è un semplice cartoon-blockbuster, questo è Cinema Superiore, proprio come la Pixar. Lo so che sono parole grosse. E so anche che, a differenza del caso Pixar in cui si riscontra un raro plebiscito di pubblico e critica, questo film a fronte di un solido consenso popolare ha incassato recensioni buone ma anche qualche riserva critica. Ma io, lo voglio ribadire, sono convinto che siamo dalle parti del capolavoro. E allora parliamone, della Pixar. Essa ha trasformato -caso clamorosamente finora unico- il cinema d'animazione da intrattenimento commerciale in Arte Suprema. Sappiamo molto bene anche che la pur benemerita e formidabile Dreamworks ci ha provato ad insidiare il gruppo di John Lasseter ma ha capito che non c'era verso di fare il "grande salto" e si è dovuta saggiamente accontentare di fare, sì, i grandi numeri, ma restando circoscritta a un discorso basato sulla tecnica e sulla popolarità. Non sui concetti. Possiamo  affermare dunque che il mercato aveva in questo senso subìto un assestamento abbastanza chiaro. Fino a quando...non è arrivato Rango a sparigliare le carte. La cosa più ovvia che si può argomentare è che la "Industrial Light & Magic" che sta dietro Rango, non ha nulla a che spartire coi "giochi buffi e divertenti" targati Dreamworks, no, qui non c'è il meccanismo rigido "simpatia = consenso". Più d'uno -invece- sono gli spunti che collegano questa realtà allo spirito di lavoro del team Pixar. Con tutto quello che ciò implica: attenzione estrema ai dettagli, tecnica sofisticata, grandissima cura per i concetti veicolati, i quali -attenzione!- vanno ben oltre le solite manfrine ecologiste per bambini politicamente corretti. Nel caso specifico, abbiamo una dolente rivisitazione dello Spirito del Far West, dei pionieri, e dunque della basi della Civiltà americana. Ma poi, per la gioia dei cinefili, c'è un tributo d'affetto e di stima per il western di Sergio Leone, qui talmente omaggiato da superare perfino l'epopea di John Ford. E non è usuale, credo, che un prodotto della grande industria americana affianchi Leone a Ford. Ma i temi toccati sono tanti, tutti con acuta intelligenza e senza un grammo di retorica. Per esempio la solitudine cui è destinato chi è "inferiore" fisicamente (Rango è un esserino storto e bruttino), ma soprattutto il discorso sul valore di quel Bene Universale che si chiama ACQUA, lambendo in proposito perfino riferimenti politici piuttosto evidenti (si fa cenno allo spreco dell'acqua e a come la prepotenza del mercato sia incline a favorire la gestione delle risorse idriche in chiave di proficuo business). Vorrei rapidamente tornare sui collegamenti "teorici" tra Pixar e Industrial L&M. Essi attengono alla comune scelta di muoversi più sul terreno dell'Intelligenza e della Poesia che su quello dell'intrattenimento comico. Ciò detto, è però bene chiarire che la "Industrial" con questa sua prima produzione ha già dato ampia prova di un cinema molto personale e perfino, se posso osare, per certi versi ancor più "consapevole" di quello targato Pixar. Per dire, rispetto a "Toys 3", Rango rimane piuttosto in ombra, ma comparato a "Cars" è a mio avviso superiore, e non di poco. Il dato di fatto è che se fino ad oggi la Pixar era la sola realtà di un certo tipo, da ora in poi le cose non saranno mai più come prima. Altra nota positiva: le caratterizzazioni dei (numerosissimi) personaggi, tutte frutto di studi minuziosi, tutte ricche di sfumature e dettagli. Da segnalare la materializzazione inaspettata, in ambito del tutto onirico, di uno "Spirito del Far West", rappresentato attraverso i connotati estetici del Clint Eastwood di "Per un pugno di dollari", ma riproposto sotto un aspetto inedito: una specie di fantasma che si esprime e si muove in modo straniante, quasi fosse un alieno....e che poi si allontana alla guida di una jeep carica di statuette-Oscar (!!). E vorrei citare una frase di questo Eastwood-fantasma che rende l'idea dello spirito surreale che regna su tutta la sequenza..."Se questo fosse il paradiso, adesso starei mangiando pane e marmellata con Kim Novak". Non è sublime?? Accennavo prima ad un discorso sulla solitudine  e sull'handicap fisico-intellettuale. A questo proposito va sottolineato che tutti i personaggi del film sono esteticamente orrendi, ma non di quell'orrendo che vira al "tenerone", no, sono proprio esseri sfortunati. Sia buoni che cattivi. Il sindaco malvagio sta su una sedia a rotelle, per non parlare poi della "famiglia disfunzionale" dei rapinatori di banche composta di esseri repellenti e disgustosi. Ma anche i "buoni" non sono da meno, a partire da un tizio che se ne va in giro con una freccia conficcata in un occhio. Molti di loro sono dunque feriti, sciancati, mutilati. Su tutti campeggia lui, Rango, un'anima pura di camaleonte brutto, malinconico e solo, tutto storto; c'è una sequenza davvero emozionante: quella in cui, nell'oscurità, il suo corpo sfinito e assopito viene raccolto e trasportato da un esercito di scarafaggi. Pura Poesia. Tutta quell'umanità scalcagnata che popola la cittadina fantasma chiamata "Dirt" è talmente grottesca ma al contempo solidale e generosa che questo connubio tra mostruosità e sentimenti profondi mi ha fatto pensare agli indimenticabili Freaks di Tod Browning. Il sindaco maneggione e corrotto usa dire: "Controlla l'acqua e controllerai ogni cosa". Ecco, questo collocare l'elemento Acqua alla base di tutta la storia è una delle scelte più azzeccate dallo sceneggiatore John Logan (già premio Oscar). Scelta che, oltre ad essere di clamorosa attualità, offre il destro ad una evidente lettura politica della vicenda, dove il sindaco, al di là della facciata da democristiano spregiudicato e trafficone che simula saggezza, rappresenta un capitalismo amorale che non ha remore a trasformare in business il bene più prezioso del mondo, l'acqua. In lui sembra quasi di ravvisare certi vecchi arnesi della nostra prima repubblica che hanno saputo venire a patti (e fare affari) con una fase politica nuova ma sempre corrotta ed opportunista: ciò che chiamano "trasformismo". Per concludere, vorrei esprimere soddisfazione per quanto detto dal regista Gore Verbinski nel corso di una recente intervista. Ad un giornalista che gli chiedeva della scelta controcorrente di utilizzare un normale "2D", il regista ha detto la cosa giusta: "Per me oggi come oggi il "3D" è più che altro un TRUCCHETTO". Non oso infatti pensare a quale patetico "BALOCCO tecnologico" sarebbe stato un Rango tridimensionale. E per ultimo segnalo con entusiasmo una delle cose più esaltanti del film: dei titoli di coda assolutamente magnifici, graficamente splendidi e supportati da una musica strepitosa frutto della collaborazione tra il veterano Hans Zimmer e il genio di quei simpatici rockers mexicani che sono i vecchi, cari, intramontabili Los Lobos!
Voto: 10

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