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Il cigno nero

Regia di Darren Aronofsky vedi scheda film

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La recensione su Il cigno nero

di mm40
6 stelle

L'ennesimo film che varia sul tema de Il sosia di Dostoevskij (1846), primo autore conosciuto ad avere adottato la schizofrenia come materia letteraria; un tema che il cinema ha esplorato in ogni salsa e definitivamente (ma davvero definitivamente?) illustrato da Identità di James Mangold, 2003. A voler essere cattivi Black swan - Il cigno nero può addirittura considerarsi un Fight club dove, invece che menarsi da solo, Tyler Durden si getta anima e corpo in una sfida di balletto. Osservato da questa prospettiva, certo il film di Aronofsky non offre grandi soddisfazioni: il colpo di scena finale è stato visto già talmente tante altre volte che quasi invita allo sbadiglio. Eppure la messa in scena è grandiosa, il ritmo è incalzante e la Portman, che per questo ruolo si è beccata un Oscar e un Golden Globe, convince; le musiche del Lago dei cigni di Ciajkovskij puntellano fra grazia e furore la trama - schizofrenica anch'essa, fra flashback, realtà, delirio - del film, con una sceneggiatura scritta da Andres Heinz (anche autore del soggetto), Mark Heyman e John J. McLaughlin. Vincent Cassel è al posto giusto, con il suo imperturbabile sguardo da duro senza rimedio, Winona Ryder viene impiegata in un ruolo laterale e l'antagonista Mila Kunis, nota anche come volto di numerose serie tv, riesce per quanto possibile a tenere testa alla Portman, vero elemento portante della narrazione e costantemente al centro della scena. Di psicologico c'è davvero poco (di nuovo), ma la produzione è ottima e la mano di Aronofsky felice. 6,5/10.

Sulla trama

La ballerina Nina interpreta il cigno bianco, simbolo di purezza, nel Lago dei cigni. Il direttore del balletto vuole affidarle anche la parte del provocante cigno nero, ma per farlo Nina deve perdere la sua innocenza. La spronano, oltre al direttore, la madre ex-ballerina frustrata e la rivale Lily, con la quale Nina ha un rapporto parecchio contrastato.

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