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Alto basso fragile - Versione Integrale

Regia di Jacques Rivette vedi scheda film

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21thcentury schizoid man

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La recensione su Alto basso fragile - Versione Integrale

di 21thcentury schizoid man
8 stelle

La vita è quello che ti succede mentre sei occupato a fare altri progetti”. Jacques Rivette sembra aver preso questo celebre verso di John Lennon - contenuto nel testo di una delle canzoni più belle scritte dall’ex Beatle, “Beautiful Boy (Darling boy)” - come fonte di ispirazione per questo splendido film. Un verso, quello di Lennon, che, nella sua (apparente) semplicità, contiene una grande verità, ovvero che la vita non è nient’altro che quello che ci succede ogni giorno mentre siamo impegnati a fare tutt’altro. Un po’ quello che accade alle protagoniste di questo film, nel quale l’autore de “La bella scontrosa” ci racconta, con suprema leggerezza, tre storie di altrettante ragazze che lentamente finiranno, grazie alla determinante complicità del destino, con l’intrecciarsi tra di loro.
Tutto comincia una sera di un venerdì di metà luglio, quando nel bagno di un locale vediamo una ragazza, Ninon Curtois, che discute con un uomo: lei lo convince a darle i soldi che le spettano, dopodiché Ninon scappa, trova lavoro come fattorino, ruba dalla cassa della sua nuova datrice di lavoro, e per non rischiare di essere denunciata da un uomo, Roland (titolare di un laboratorio ubicato proprio di fianco a dove lavora Ninon), che (forse) l’ha vista rubare, decide di sedurlo. Louise Levenne invece è appena uscita da un coma durato cinque anni: dopo essere stata dimessa dall’ospedale, si stabilisce in un albergo; qui il padre la informa che sua zia, Marthe, alla quale ella era molto legata, le ha lasciato in eredità la sua casa. Nella vita di Louise entra in gioco il Roland di cui sopra, il quale confessa alla ragazza di aver avuto una relazione proprio con sua zia.
Nel frattempo, Louise è costantemente seguita da un misterioso ragazzo, Lucien, che pare non voler perdere di vista la giovane neanche per un attimo. Infine, Ida Manson, di professione bibliotecaria, non ha mai conosciuto i suoi veri genitori: Ida, che vive sola con l’unica compagnia di un gatto, Henri, è ossessionata da una vecchia canzone della quale ricorda a stento sia la melodia che le parole. Un giorno, però, scopre che l’autrice e cantante del pezzo che la tormenta è Sarah, la quale potrebbe essere la sua vera madre.
La vita come un unico e immenso palcoscenico teatrale nel quale ogni persona è chiamata a recitare una parte. A comandare il gioco, però, non siamo noi ma il destino, che, come in un film di Krzysztof Kieslowski, sembra divertirsi un mondo a complicare le nostre esistenze, in particolare per le continue prove a cui ci sottopone, nonché per come ci mette in contatto con gente che nemmeno conosciamo, creando così un piacevole (?) caos a cui risulta però alquanto difficile mettere ordine. Noi esseri umani, quindi, non siamo altro che burattini nelle mani del fato: questo sembra dirci Rivette.
"Alto basso fragile" dura quasi tre ore, ed è basato principalmente sui dialoghi ma Rivette, da maestro qual è, realizza un film magico nel quale si diverte a giocare con i generi più disparati, mescolandoli l’uno con l’altro senza soluzione di continuità: commedia, dramma, noir, mèlo e perfino musical. In altre mani tutto ciò sarebbe stato un pasticcio, in quelle sapienti di Rivette, invece, tutto assume un’aura magica, al punto che la pellicola è una vera e propria delizia per gli occhi dello spettatore, che non può far altro che rimanere colpito dalla fantasia con la quale Rivette mette in scena questa incantevole ronde esistenziale e amorosa.
A donare ulteriore magia al film, poi, ci pensa la città in cui lo stesso è ambientato, ossia Parigi: però quella che ci mostra il maestro francese non è la solita Parigi che siamo abituati a vedere in decine di altri film; qui Rivette ci accompagna per le strade più nascoste della capitale francese, quelle meno frequentate dalla gente, ma non per questo meno affascinanti da vedere. “Alto basso fragile” è un’opera leggera e profonda, seria e divertente al tempo stesso, che intriga e stupisce per il modo superbo con cui Rivette orchestra una storia corale senza la benché minima sbavatura.
Un meccanismo pressoché perfetto (la sceneggiatura è firmata da Rivette, Pascal Bonitzer e Christine Laurent), nel quale le schermaglie amorose degne di un film di Billy Wilder si mescolano con le passioni travolgenti tipiche dei melodrammi di Douglas Sirk, il tutto condito con alcuni bizzarri numeri musicali che ricordano non poco quelli dei musical di Jacques Demy. Una delizia allo stato puro, insomma, che però per essere apprezzata appieno va assolutamente vista nella versione originale (meritoriamente recuperata da “Fuori Orario”), mentre quella italiana, sforbiciata di quasi un’ora, è da evitare categoricamente. Bravissime le tre protagoniste, Nathalie Richard (Ninon Curtois), Marianne Denicourt (Louise Levenne) e Laurence Cote (Ida Manson). Da non dimenticare, infine, la presenza ammaliante di Anna Karina (Sarah), splendida musa di Jean-Luc Godard ai tempi gloriosi della Nouvelle Vague, in capolavori come “Pierrot le fou” e “Vivre sa vie”. Un film da non perdere.

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