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La papessa

Regia di Sönke Wortmann vedi scheda film

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La recensione su La papessa

di kubritch
8 stelle

Trattasi di 'tragifiaba' messinscena nella forma di un peplum storico. Siamo dalle parti de 'Il gladiatore', stilisticamente parlando. La differenza è che questa volta il gladiatore giunto a Roma nella fossa dei leoni è di genere femminile. Non è fiaba, né mito mancando fate e dei. Non ha nemmeno a che fare con la tragedia classica anche se c'è una precisa idea di trascendenza che definisce la sorte dell'eroina. Sulla scrittura aleggia uno spirito dickensiano. Se la Disney non fosse così borghese e puritana potrebbe trarne un bel film d'animazione. Tipo 'Anastasia' che, però, non era targata Disney sebbene portasse la firma di un disneiano. Al posto della solita principessa una papessa, che non cambia granché il concetto. E' quella la forma. Si rivolge sostanzialmente ad un pubblico formatosi, cresciuto su quel tipo di cinema. (La Disney si è così innestata nell'animo della gente da godere di un incondizionato e speciale favore. E' diventata una religione ormai; un tabù: non se ne può parlar male. Ci fa sentire più buoni e più innocenti delle altre genti. ) Lasciando da parte questo discorso, se si accetta l'impostazione concettuale de 'La papessa' si può anche godere dello spettacolo. 'C'era una volta...' Al contrario, chi si aspettasse una storia realmente accaduta, allora finirebbe deluso, come è accaduto a me. L'ho potuto apprezzare meglio solo verso il finale quando le carte vengono scoperte. A volte un trailer ingannevole può far più danni di quel che si pensi. Voler dare a bere che qualcosa sia reale quando non lo è mi secca parecchio. Lo trovo profondamente disonesto, meschino. Comunque sia, gli attori sono coinvolgenti ed efficaci. La sceneggiatura è ben articolata. I dialoghi non sono così scontati e superficiali come si vede in giro per prodotti del genere. Fotografia e direzione artistica sono di ottimo livello. Inoltre l'intento teoretico è rispettabilissimo: mostrare alla gente che è possibile interpretare le sacre scritture dalla parte delle donne, in alternativa all'interpretazione canonica della Chiesa Cattolica, impostata più sulle idee di San Paolo che sui testi dei quattro evangelisti mai così discriminanti verso il sesso femminile. Ricordiamo che San Paolo è un caso di auto investitura apostolica. La versione che ho potuto visionare presentava delle parti stranamente prive di doppiaggio. Il che mi ha fatto sospettare un'operazione di censura. In Italia la censura non si limita a classificare il prodotto ma mette in pratica un'azione mirata di tagli e cuci della pellicola. Da tempo suppongo che da noi sia ancora attivo un filtro culturale di impostazione cattolica che interviene efficientemente ed invisibilmente fin dove è possibile. Mi chiedo come sia possibile che le società di produzione accettino un simile scempio delle opere d'arte prodotte. Questioni di mercato probabilmente. A tal proposito, ho notato che anche Medusa del reazionario cattolico sui generis Berlusconi ha contribuito all'impresa di questo film. In fondo, se la distribuzione pone dei problemi, la commercializzazione del dvd consente, in un secondo momento, di rimediare ai compromessi subiti, come accade per il director's cut. Pecunia non olet. L'importante per la censura è che all'uscita nei cinema la copia presentata al grande pubblico sia conforme all'etica di stato anche se la sua fruizione è limitata a chi sceglie liberamente ed in coscienza di pagare il prezzo del biglietto, assumendosi, così, la responsabilità per eventuali rischi connessi alla visione previa debito avvertimento: il cinema nuoce gravemente alla salute... del potere. Tutto ciò la dice lunga sul potere del mezzo cinematografico che si vorrebbe relegare al settore del tempo libero (...dal lavoro considerato, nonostante il fatto che sia un tempo non libero, la parte sostanziale dell'esserci al mondo). Oggi si fa propaganda politica proprio attraverso la costruzione e l'organizzazione dei passatempi senza che nessuno ci faccia caso. Che vuoi che sia: è solo un innocuo divertimento. Intanto si ha sempre più bisogno di distrarsi da se stessi e riempire i vuoti che stanno diventando voragini infinite. Come mai? Il criterio di classificazione adottato altrove ha il senso di un avvertimento che, per gli italiani, evidentemente, non basta. In Italia vige una pedagogia di altro tipo, diciamo più paternale. Siamo particolarmente indisciplinati e stupidi, perciò come le pecore ci meritiamo un pastore che ci governi col bastone, o manganello. Chiaramente il pastore non è, certo, un'altra pecora ma una super-pecora, ossia un essere per natura più vicino al costruttore dell'ovile che al suo bestiale abitante. La censura interviene occultamente a smistare o limitare la fruizione di tutte quei lavori artistici provenienti dai paesi protestanti e rivolti specialmente al grande pubblico (quelli di piccola nicchia non costituiscono un problema) che possono offendere il sentimento religioso, assunto come consustanziale all'identità nazionale, prima provando ad impedirne l'accesso al mercato italiano, e se non fosse possibile, per ragioni di forza maggiore politica, provando a rimontarne il materiale in modo da eliminare il più possibile le parti dannose, e in ultima istanza con una campagna contro-pubblicitaria. Nel caso de 'La papessa' i tagli non sono pochi.

- E' stata tagliata interamente, in due trance, la storia di Santa Caterina d'Alessandria, la stessa città di Ipazia, che paga con la vita, come la scienziata, l'aver osato, da donna, insegnare il cristianesimo. E' pronunciato solo il nome di 'Santa Caterina'.

- Ridotta anche la scena in cui il prete missionario presso il popolo sassone sferza la figlia – allora si sposavano - sulla schiena fino a farla svenire; resta solo l'immagine del primo colpo di frusta. Non volesse il cielo che si pensasse che i cristiani usavano mezzi pedagogici violenti.

- Via la scena in cui un rivolo di mestruo scorre, da sotto il saio, lungo la caviglia mentre la voce narrante avverte che Giovanna rischierebbe la morte se il suo travestimento fosse scoperto. Infatti nella scena successiva, anch'essa finita sotto la scure del censore, si rappresenta la dittatura del regime monacale. Altre frustate.

- Tagliata la frase in cui il priore rivolto ad un gruppo di lebbrosi pone il divieto di mangiare e bere in presenza di persone sane.

- Via la scena in cui Anastasio, nomenclatore papale, si trova in missione segreta presso il re Lotario, in marcia verso Roma contro Papa Sergio.

- Soppressa la parte in cui la futura papessa conversando col papa mette in discussione, con argomentazioni ineccepibili, l'istituto sacramentale del battesimo. 'Prima l'insegnamento e poi il battesimo': dice Giovanna con l'approvazione del papa. Una blasfemia!

- Sforbiciato il dialogo tra Giovanna e il suo amante, cavaliere, che contiene un discorso che mette in luce la condizione della donna.

Quasi buono.

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