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Il massacro di Fort Apache

Regia di John Ford vedi scheda film

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La recensione su Il massacro di Fort Apache

di tafo
8 stelle

Classico meno buonista è più concreto del successivo.

Nel bianco e nero dello sperduto e periferico Fort Apache c’è poco spazio per la commedia. Nella testa del nuovo comandante del forte ritrovarsi nella frontiera americana e dover fronteggiare gli indiani è una sconfitta professionale e personale ancora più del fatto di non essere diventato generale dopo la guerra civile. Il colonnello Thursday si porta con se una figlia che vorrebbe sposare con un soldato ma non con quello di cui la ragazza si innamora, ritenuto di famiglia troppo umile dal rigido genitore. L’ambizione personale è la sua missione ma il dirigismo poco si adatta ad un avamposto così lontano dal modello civile degli Stati uniti dell’est. Il regista sceglie per questo ruolo Henry Fonda simbolo positivo al cinema e del cinema che comincia a diventare personaggio negativo prima della trasformazione definitiva e leoniana di vent’anni dopo. Figura ambigua ma realistica che è una piccola lezione di storia del grande paese , arrogante e arrivista fin quasi alla fine dove si riscatta con un colpo di coda di eroismo militaresco. Quante battaglie sono state provocate da ufficiali come Thursday diventati martiri nella iconografia e nella costruzione della nazione, dove la storia è sempre oscurata dalla leggenda e la frontiera deve scomparire, il giardino avanzare e il deserto arretrare. Ford qui limita al minimo i momenti leggeri le bevute e i balli sono spesso interrotti dal dovere e dagli ordini di guerra, la vita al forte è sempre drammatica. La morte è una possibilità e la parola data ad un nemico può essere tradita senza problemi di fronte alla carriera di un superiore. I nativi non sono solo il nemico quasi invisibile che assalta la diligenza , cominciano ad avere uno spessore un peso nella storia, la loro violenza è una reazione verso il bianco che dice bene ma agisce male. Primo film della trilogia militare del regista che rimane un classico da rivedere con piacere un passaggio importante prima dell’esaltazione cavalleresca dei film successivi e della violenza assoluta e vendicativa del capolavoro Sentieri selvaggi.       

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