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A Somewhat Gentle Man

Regia di Hans Petter Moland vedi scheda film

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La recensione su A Somewhat Gentle Man

di pazuzu
8 stelle

Dall'ufficiale che gli apre le porte del carcere riconsegnandolo alla libertà Ulrik riceve un consiglio fraterno e sentito: «una volta uscito da questo cancello guarda avanti, mai indietro».

Uomo ormai di mezza età dall'aria schiva e rassegnata, Ulrik è stato in passato un poco di buono, un piccolo gangster abituato a girare con la pistola sempre in tasca, e i suoi dodic'anni di reclusione se l'è beccati per aver sparato, uccidendolo, al tizio con cui la moglie Wenche aveva scelto di tradirlo.

Costretto a ricominciare da zero ma indeciso sulla direzione da prendere, riallaccia subito i contatti con Jensen, l'amico boss che durante la sua assenza ha conservato i suoi effetti personali e garantito uno stipendio all'(ormai) ex moglie ed al figlio Geir, e che ora lo accoglie fornendogli un alloggio un lavoro e un obiettivo: l'alloggio è in un buco di stanza ricavato da un lurido scantinato in casa di Karen Margrethe, una donna sgradevole e sfiorita che mostrerà avere un concetto molto personale dell'ospitalità; il lavoro è quello di meccanico presso l'officina di Sven, uno stakanovista debole di cuore che gli accorderà presto piena fiducia; l'obiettivo è nientemeno che il responsabile della sua condanna, l'uomo, di nome Kenny, che testimoniò contro di lui incastrandolo, e nei confronti del quale ha l'opportunità di vendicarsi, tornando così di nuovo in pista a rimpolpare le fila di una banda che ha perso nel tempo pezzi e considerazione.

Ma anche no. Perché Ulrik, dal canto suo, non è più sicuro che ne valga la pena, e soprattutto ha cose più importanti da fare: tipo andare a ritrovare Wenche per assodare che gli porta ancora rancore per avergli ammazzato l'amante; tipo fare un'improvvisata a Geir scoprendo che sta per farlo diventare nonno ma l'ha rinnegato come padre dandolo a tutti per morto; tipo rompere la diffidenza della segretaria dell'officina, Merete, dopo aver fatto la conoscenza anche dell'ex marito Kristian, che la cerca a giorni alterni per picchiarla nonostante un'ordinanza di restrizione glielo impedisca.


A Somewhat Gentle Man è una commedia nera equilibrata e convincente diretta con mano sicura ed idee chiare da Hans Petter Moland, che dimostra di saper giocare col grottesco senza perder mai di vista i meccanismi narrativi, distribuendo ordinatamente lungo una sceneggiatura ricca di spunti ma mai dispersiva risate a denti stretti ed emozioni forti, incentrando in maniera netta il racconto sulla figura dell'ex detenuto — uno Stellan Skarsgård in stato di grazia — ma trovando altresì il dovuto sostegno in personaggi di contorno splendidamente definiti oltre che egregiamente interpretati, poveri cristi fondamentalmente mediocri ma orgogliosamente vivi, irresistibili maschere comiche segnate ciascuna da una caratterizzante nota di bizzarria o stravaganza (c'è il criminale da due soldi con la compulsione per i furti d'auto, c'è la vecchia megera anaffettiva ma assetata di sesso, c'è il datore di lavoro logorroico che si esprime per interminabili e irripetibili monologhi a perdifiato), calate in ambientazioni squallide e situazioni paradossali e condite da dialoghi spesso surreali se non assurdi.

Passato con successo per diversi festival nel 2010 (Premio Speciale della Giuria Silver Hugo al Chicago International Film Festival, nomination per l'Orso d'Oro e Premio dei Lettori del Berliner Morgenpost a quello di Berlino, e riconoscimenti a Skarsgård come migliore attore protagonista ai norvegesi Amanda Awards, al Noir in di Courmayeur, ed al Fantastic Fest di Austin), A Somewhat Gentle Man è un film denso e divertente, permeato da un alone di leggerezza ma altresì segnato dalla stessa profonda malinconia che marca indelebilmente il viso del protagonista, che si inserisce a pieno titolo, per tematiche e stile, nel solco tracciato dal finlandese Aki Kaurismäki, quello di un cinema a misura d'uomo che predilige i mezzi toni, personalità introverse sole od eccentriche, e una dose mai eccessiva di umorismo caustico ed amaro.

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