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La fata dei cavoli

Regia di Alice Guy vedi scheda film

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FABIO1971

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La recensione su La fata dei cavoli

di FABIO1971
8 stelle

Il leggendario esordio alla regia della segretaria e dattilografa Alice Guy, il cui successo (unito al suo smisurato talento e alla ventina di film che realizzerà in un solo anno) le permise di ottenere nel 1897 l'incarico di responsabile delle produzioni cinematografiche della Gaumont: a colori, realizzato in un solo giorno tra marzo e aprile del 1896 (le riprese iniziarono alle 8 di mattina, mentre il pomeriggio e la serata, fino alle 22, vennero dedicati alla colorazione della pellicola), in anticipo sul cinema di Méliès (che esordirà tra maggio e giugno dello stesso anno), un minuto appena di durata, La fata dei cavoli è una deliziosa fiaba sulla maternità: la macchina da presa è collocata, rigorosamente fissa, in un unico set, verso un campo di cavoli (di legno e dipinti a mano), dove appare una fata (interpretata da Yvonne Mugnier-Serand, amica di Alice Guy e, negli anni successivi, sua segretaria personale), vestita di bianco e con una ghirlanda di fiori al collo, che, nel suo suggestivo e ammaliante incedere, si arresta per avvicinare il suo orecchio ad uno dei cavoli: si inchina e da terra raccoglie un piccolo neonato. Sempre sotto i cavoli ne raccoglie un altro e poi ancora un altro: ma quest'ultimo si rivela essere una bambola, quindi non ancora "maturo", e perciò viene rimesso al suo posto. La fata, poi, rivolta verso la macchina da presa, saluta con un inchino. Lo stesso inchino che, seppur tardivamente (solo nel 1953, infatti, le verrà conferita la Legione d'Onore), la storiografia cinematografica rivolgerà ad Alice Guy, riconoscendole, finalmente, il suo status di indiscusso pioniere della settima arte.

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