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L'uomo nell'ombra

Regia di Roman Polanski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'uomo nell'ombra

di Baliverna
8 stelle

Un biografo del primo ministro inglese si imbatte in un torbido complotto, lo scopre, ma pecca di superbia nel finale.

*** ANTICIPAZIONE DEL FINALE *** So che non a tutti è piaciuto, ma a me sicuramente sì; anzi, ho trovato tutto o quasi tutto quello che speravo e mi aspettavo di trovare in un film di Polanski con un complotto per soggetto, in questo caso politico, argomento in cui l'autore è di insuperata bravura.
Il regista è abile nel costruire un senso di vaga minaccia, il presentimento che dietro ci sia qualcosa di losco, e di caratterizzare personaggi e ambientazioni in modo sottilmente sinistro e infido. Lo fa attraverso piccoli accorgimenti, spesso solo nel tipo di riprese e inquadrature, o in certi modi di fare dei personaggi. Sono proprio questi dettagli che rivelano il talento di un regista, il quale appunto non ricorre ad elementi grossolani o smaccati.
A poco a poco si delinea il quadro in cui è capitato il revisore biografo (o come vogliamo chiamarlo), e l'emergere del marcio non stupisce per niente; non per essere prevenuti verso la politica anglo-americana, ma proprio per il presentimento che Polanski ha saputo instillarci. Emergono anche le caratteristiche dei personaggi, molto lentamente per la verità, e il reticolo di interessi e contro-interessi che li lega od oppone: la segretaria amante, i misteriori amici di gioventù, il defunto predecessore, i gorilla. Il protagonista finisce per essere una figura quasi senza personalità, e completamente senza storia e senza legami. Questo elemento, che sicuramente non è una svista della sceneggiatura, contribuisce a tenere l'attenzione dello spettatore solo nello svelamento graduale del torbido complotto, sui chi l'ha ordito. Del suo comportamento colpisce solo lo stupido errore che commette alla fine, per la futile soddisfazione di sbandierare il suo "Io ho scoperto tutto!" proprio in faccia ai complottisti.
Quanto al contenuto, non è difficile leggere con precisione la situazione politica internazionale post 11 settembre, e dietro il nome di Lang vederci un Blair o un Cameron. La pellicola, poi, stigmatizza il marcio e le collusioni presenti nella CIA, come gli intrallazzi dei mercanti di armi, ma è un tantino più sfumata sulla lotta al terrorismo e sui suoi metodi. Sembra venga condannata la tortura, ma gli iper-garantisti vengono presentati in luce leggermente ambigua. Lo stesso cecchino all'aeroporto grida "Assassino!" e poi spara per uccidere. Abbastanza indovinata, infine, mi sembra la rappresentazione della politica anglosassone come una grande recita orchestrata da esperti di immagine, al servizio dei interessi inconfessabili.
Mi sarei aspettato qualche suggestione in più nell'ambientazione, elemento in cui Polanski ha dato ottime prove in altri film: non so, una fotografia più scura in certi passi, qualche scenografia più cupa, qualche interno più infido. In ogni caso sono piccole cose, in un film che marcia bene per tutte le sue due ore e mi ha tenuto con l'attenzione viva, inquieto per la già citata atmosfera minacciosa che si percepisce.

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