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Oceani 3D

Regia di Jean-Jacques Mantello vedi scheda film

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La recensione su Oceani 3D

di mc 5
6 stelle

Come per una strana legge di contrappasso, il sottoscritto che non sa nemmeno nuotare e che da qualche anno frequenta poco il mare, è stato sempre fortemente attratto dai documentari che esplorano i fondali marini e ne mostrano le ricchezze faunistiche. Quando ho saputo dell'uscita di questo documentario mi sono dunque ripromesso di non perdermene la visione. Oltretutto a garantirne preventivamente la qualità campeggia la presenza, in veste di produttore, di Jean Michel Cousteau, figlio dell'esploratore d'oceani più famoso in assoluto, il mitico Jacques Cousteau. E a questo aggiungiamo pure l'esperienza dei due fratelli registi, che sono giunti al loro quarto lavoro sempre sul tema subacqueo. Mi sono documentato su internet, verificando che il film è il frutto di un lavoro incredibile, svolto nell'arco di sette anni e che racchiude 1500 ore di riprese subacquee. Gli spazi sottomarini esplorati toccano la California, il Messico e la Grande Barriera Corallina Australiana. Può sembrare un gioco di parole, ma il film è davvero una full-immersion in un altro universo, un lungo viaggio in cui ci fanno compagnia decine e decine di specie animali, tutti abitatori di quel misterioso, silenzioso ed eterno scenario che sono gli abissi dell'oceano. Il succedersi senza soluzione di continuità di scenari subacquei produce un effetto di grande coinvolgimento, anche grazie ad un utilizzo finalmente opportuno e riuscitissimo delle possibilità che il sistema 3d è in grado di offririci. Il che ci invita anche ad una breve riflessione su questa moderna tecnologia. Già ho avuto modo di esprimere vivacemente il mio dissenso circa un uso inappropriato del 3d, spesso fino ad ora utilizzato in funzione spettacolare con modalità troppo spudoratamente commerciali, senza tenere conto che la effettiva qualità raggiunta dal 3d, nella sua resa oggettiva, è ancora troppo limitata (e in taluno casi davvero scarsa) per poterla sbandierare (agli occhi soprattutto dei bambini) come un miracoloso portento degno di un Paese dei Balocchi. Allora possiamo distinguere almeno un paio di tipologie di uso scriteriato del 3d. Da una parte le fiabe coloratissime in cui si spacciano per spettacolarmente irresistibili quelle che sono in realtà delle "prove tecniche di trasmissione", e che (in un certo senso) truffano la bocca buona dei giovanissimi spettatori. Poi c'è il caso, ancor peggiore, di quei film che usano "la moda" del 3d solo per nascondere vuoti tremendi di sceneggiature e di idee; di esempi ne potrei fare diversi: da quell'osceno horror che l'anno scorso ebbe nelle nostre sale i suoi "quindici minuti" di gloria, fino a quella barzelletta mitologica che proprio in queste ore svetta scandalosamente in testa al nostro box-office. Tutto questo per dire che il 3d è stato fino ad ora in gran parte una furbata per portare acqua facile al mulino di esercenti e produttori (con l'eccezione, va ampiamente riconosciuto, del capolavoro"Avatar"). Ma questo "Oceani" testimonia che quando si affianca il 3d al documentario e all'esplorazione della natura, il meccanismo funziona alla grande. In "Oceani" nessun 3d posticcio, furbo o pretestuoso, ma solo clamoroso mezzo tecnico per impressionare gli occhi di chi guarda, non "gonfiando" ma "documentando" una realtà già di per sè emotivamente spettacolare e che, grazie al 3d, diventa qualcosa di memorabile. E se pensiamo a quali meraviglie la natura ci può riservare (vulcani, ghiacciai, sorgenti d'acqua, deserti, savane, etc etc) possiamo attenderci documentari futuri di incalcolabile impatto spettacolare. E in questo non c'è alcun elemento speculativo o furbetto, perchè documentare la natura nei propri aspetti più stupefacenti con l'ausilio del 3d, è operazione ottima sul piano divulgativo e legittima su quello di un'etica produttiva ed artistica. Qualcuno ha osservato che si tratta di immagini già viste, per esempio nei documentari televisivi tipo "Geo" o "Quark", così come nelle splendide realizzazioni di "National Geographic". E con questo? Arricchire questo "filone" di nuovi contributi è forse una colpa? A me personalmente, vedere in tv ore ed ore di documentari sul mondo animale e vegetale, non stanca mai, e anzi, mi eccita sempre ogni volta. Si vede questo film come dinnanzi ad un immenso acquario, con la natura in movimento (dal plancton ai più minuscoli pesciolini) che pare -grazie all'effetto realistico aggiunto tecnologicamente- galleggiare tra lo schermo e gli spettatori in sala, lasciando a bocca aperta sia i bambini che gli adulti. Attori protagonisti (si fa per dire) sono tre uova di tartaruga che, trasportate dalla madre, attraversano lentamente l'oceano, incontrando lungo il percorso praticamente ogni specie marina, in un tapi-roulant di immagini mozzafiato. Le meduse, il gentile lamantino, il minaccioso squalo bianco, i classici simpatici delfini...e volendo sono anche in grado di stilare una mia personalissima classifica dei peggiori e dei migliori. Al top dei peggiori collocherei la murena, la cui immagine con le fauci spalancate produce un effetto davvero spaventoso. Ex-aequo per il primo posto, invece, per le due specie più simpatiche: la "ballerina spagnola" e il "pesce pagliaccio", accomunate da incredibili vivacissimi colori. Molto significative le didascalie che accompagnano le immagini conclusive. Quasi tutte le specie mostrate sono a rischio di estinzione, e posso anche capire che qualcuno (magari un pò cinico) possa anche giudicare questo elemento sotto l'ottica della "solita retorica ecologista". Eppure questa è la realtà vera e documentata, che racchiude un preoccupato monito a salvaguardare in ogni modo un ecosistema marino che sta rischiando di vacillare, e a riflettere su quali conseguenze potrebbero avere le modifiche ai meccanismi di un tale perfetto e millenario equilibrio naturale. Okay, il film e il suo senso li ho raccontati. Tutto a posto, dunque? Ma proprio per niente!! E qui inizia il versante "sfogo polemico" della mia recensione, che si annuncia piuttosto infervorato. Ebbene, quanto di grandioso hanno costruito i due fantastici registi, è stato letteralmente demolito dai distributori italiani, aggiungendo allo splendore delle immagini un commento parlato che non posso che definire coi seguenti aggettivi: osceno, insulso, fastidioso, molesto, intollerabile, agghiacciante. Ricordate tutti, credo, l'invadenza della voce-off di Fiorello nella "Marcia dei pinguini", e ricorderete anche quanto stonasse una certa tendenza debordante da "mattatore" da parte dello showman siciliano. Bene. Quello che là era un "problemino", in "Oceani" ha assunto proporzioni gigantesche. Aldo Giovanni e Giacomo sono così insopportabili nella loro dirompenza verbale, che verrebbe voglia di prenderli a calci in culo. Non tacciono neppure un secondo e oltretutto esibiscono come "spiritose" una sfilza di gag e battute imbarazzanti nella loro inaudita scempiaggine. E ora vi spiego il perchè questo aspetto stravolge completamente l'essenza della pellicola. Nella versione originale il film era commentato da Marion Cotillard (per il pubblico francese) e da Daryl Hanna (per quello anglosassone). E si presume dunque che il testo originale fosse sì, magari brillante, ma NON certamente comico. Al punto che si insinua il sospetto fortissimo che la distribuzione italiana abbia stravolto quel testo per trasformarlo in un battutario demenziale inqualificabile. E poi, onestamente, non me le vedo proprio due artiste di razza come la Cotillard e la Hanna a snocciolare tutte quelle scemenze pronunciate dal nostro trio "cabarettistico". Peraltro la cosa più grave di tutte è che i tre simpatici ometti impediscono di fatto al pubblico adulto di concentrarsi sulla bellezza incomparabile delle immagini. Concludendo. Se dovessi attribuire un voto al prodotto originale darei un bel 10. Se invece devo giudicare la performance del commento italiano fuori campo, non andrei oltre il 2. Alla fine, sono costretto a fare una media. Voto: 6

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