Espandi menu
cerca
Le avventure del principe Achmed

Regia di Lotte Reiniger vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Genga009

Genga009

Iscritto dal 1 giugno 2014 Vai al suo profilo
  • Seguaci 72
  • Post 21
  • Recensioni 88
  • Playlist 18
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Le avventure del principe Achmed

di Genga009
10 stelle

Ancora oggi, il film della Reiniger rappresenta una delle opere massime del genere animato e, assieme a The Nighmare before Christmas (1993), il progetto più ambizioso della storia del cinema in stop-motion.

Il cinema accompagna l'uomo dalle sue origini. Fino all’invenzione della fotografia, quest'idea rimane limitata alla possibilità di animare oggetti: il teatro delle ombre cinesi, gli spettacoli delle lanterne magiche e tutte quelle serie di strumenti ottici che precedono la nascita del cinema vero e proprio, sono sicuramente forme primordiali di animazione.
La fotografia ha reso possibile l'invenzione del cinema e il cinema ha offerto nuove opportunità di sviluppo per l'animazione. La differenza sostanziale tra il cinema d'animazione e la tecnica cinematografica classica, ovvero fotografica, si individua nel fatto che, nell'animazione, il movimento non viene registrato in fase di ripresa, ma ricostruito attraverso la proiezione di singoli fotogrammi. In sostanza, la cinepresa viene utilizzata come un apparecchio fotografico: l’inquadratura viene più volte interrotta e riavviata in modo che la cinepresa non registri un movimento continuo, ma una serie di immagini statiche, fotogramma per fotogramma. Proiettando queste immagini ad una certa velocità si ottiene l'illusione di un movimento uniforme.

 

 

scena

Le avventure del principe Achmed (1926): scena

 

 

Il cinema classico e il cinema d'animazione condividono di base un identico linguaggio, ma se il primo affonda le sue radici nella fotografia, legandosi perciò ad un'estetica realist(ic)a, l'altro, che trae origine dalle arti figurative, può esplorare più agevolmente il mondo dell'immaginario. L'animazione, dai primi del Novecento agli anni Venti, occupa un posto sempre più marginale nella produzione cinematografica europea, restando, invece, un genere di rilievo per i paesi nordamericani. Anche se limitata perlopiù a prodotti destinati ad un pubblico più giovane, l'animazione rappresenta da sempre un ampio campo di sperimentazione linguistica. Al sincronismo tra musica ed immagine si interessarono, per esempio, i precursori del cinema astratto, registi d’avanguardia della cinematografia tedesca che ispirano il visionario Oskar Fischinger, una delle menti migliori della storia del cinema animato. Di Fischinger, più delle opere, si ricordano le sue innovazioni tecnologiche e specialistiche nel campo della fotografia, dell'effettistica speciale e dell’animazione come l’apparato Fischinger. Questo strumento consiste in una sorta di stilo sincronizzato ad una macchina da presa, munita di una lama circolare rotante, la quale ad ogni giro compiuto taglia di netto una sottile sezione di un blocco di cera composto da colori differenti. La macchina da presa filma in stop-motion (passo uno) la superficie del blocco di cera dopo ciascun taglio, generando così una particolare colorazione psichedelica sulla pellicola.

 

 

scena

Le avventure del principe Achmed (1926): scena

 


Lo sviluppo dell’astrattismo cinematografico tedesco fa emergere una nuova tecnica d’animazione chiamata animazione a silhouette, che si estende in Europa con Lotte Reiniger e in Giappone con Kenzo Masaoka. Questa tecnica consiste nel fare muovere, tramite la regola fondamentale del passo uno, strutture nere di cartone e metallo su più lastre di vetro. L’espressione silhouette indica la riproduzione grafica bidimensionale del contorno di un oggetto, di una persona o di ogni altra figura rappresentabile. L’animazione, quindi, in questo caso avviene dal movimento che si genera tra lo sfondo e i lineamenti delle conformazioni costruite. Con questa tecnica, Lotte Reiniger crea assieme a Walter Ruttmann e Berthold Bartosch il primo lungometraggio animato della storia del cinema arrivato fino ai giorni nostri, ovvero Le Avventure del principe Achmed (1926). Gli effetti speciali del film, composto da 300.000 singole inquadrature, sono ottenuti in gran parte con la sovrapposizione di tre lastre di vetro poste sul background e, in piccola parte, utilizzando la sand art, una tecnica d’animazione che crea forme tramite lo spostamento di sabbia su uno sfondo illuminato. Per poter filmare il set, l’animatrice tedesca inventa il tavolo multipiano, che permette di porre la macchina da presa in alto rispetto al suo piano d’appoggio e riprendere tutte le lastre, dando così profondità di campo alle silhouettes. Per la fotografia viene impiegato l’apparato Fischinger.

 

 

scena

Le avventure del principe Achmed (1926): scena

 

 

La trama de Le Avventure del Principe Achmed è divisa in cinque capitoli, ognuno dei quali riprende alcuni racconti de Le Mille e Una Notte. L'animatrice tedesca, ispirata soprattutto al Wayang Kullit, decide di ricreare l'universo narrativo del capolavoro letterario orientale curando ambientazioni e dinamicità degli elementi in scena nei minimi dettagli tecnici. Ancora oggi, il film della Reiniger rappresenta una delle opere massime del genere animato e, assieme a The Nighmare before Christmas (1993), il progetto più ambizioso della storia del cinema in stop-motion. Grazie ai meravigliosi effetti speciali analogici, il lungometraggio scorre sempre come poesia visiva, arte d'avanguardia espressionista resa ancor più affascinante dall'incantevole colonna sonora originale di Wolfgang Zeller (Vampyr di Carl Theodor Dreyer, L'Atlantide di Georg Wilhelm Pabst), che tuttavia nella versione resaurata del film si può ascoltare solamente in parte. Ne Le Avventure del Principe Achmed, la musica rende l'immagine ancor più viva e il movimento delle animazioni, quando sincronizzato con essa, ancora più preciso e meticolosamente ricostruito tramite il montaggio dei fotogrammi. Essendo un film muto, ogni sfumatura di colore, ogni cambio di scenografia, ogni diversa posa dei personaggi risalta il lato espressivo della messa in scena, e la musica di Zeller accompagna questo teatro d'avanguardia nelle continue mutazioni che la Reiniger deve misurare al millimetro per far sì che ogni particolare visivo della sua opera sia sorprendentemente d'impatto. Il risultato finale è uno dei film migliori del cinema espressionista tedesco e della storia del cinema animato. Prima che l'animazione raggiunga ancora livelli qualitativi simili bisognerà aspettare Fantasia (1940) della Walt Disney Pictures.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati