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Singolarità di una ragazza bionda

Regia di Manoel de Oliveira vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Singolarità di una ragazza bionda

di bufera
10 stelle

Attualizzazione ai nostri tempi di un testo letterario del XXIX secolo,che Manoel de Oliveira realizza magistralmente all'età di 101anni.

 

Singolarità di una ragazza bionda (Singularidades de uma rapariga loura) è un film del 2009 diretto da Manoel de Oliveira.

Il regista portoghese ha realizzato questo film all'età di 101 anni. Il soggetto è tratto da una novella di Eca de Queiroz, un letterato portoghese vissuto nella seconda metà del XXIX secolo ma la storia è stata ambientata nel Portogallo contemporaneo. 

 

Un giovane di nome Macário racconta una sua triste vicenda sentimentale a una compagna di viaggio in treno. Il giovane si confida con la signora sconosciuta perché, come recita un antico proverbio portoghese, «O que não contas à tua mulher, o que não contas ao teu amigo, conta-o a um estranho, na estalagem» (Ciò che non diresti mai a tua moglie o a un amico raccontalo a uno sconosciuto alla locanda).

 

Macário lavora a Lisbona come contabile alle dipendenze di suo zio Francisco. Si innamora di una ragazza bionda, Luisa, che scorge dalla finestra del suo ufficio. Per lui è un rito adocchiare continuamente la finestra di fronte per vedere apparire, aprendo le tende, una bella ragazza bionda che usa uno strano ventaglio probabilmente cinese, tondo e liscio, sormontato da una sorta di mezza cornice di leggerissime piume azzure e decorato con un tipico disegno orientale. Il mistero di quel ventaglio e il modo intrigante e insistente con cui lei lo maneggia contribuiscono non poco all'innamoramento del giovane.

 

 

Non manca ai due l'occasione di incontrarsi e presentarsi e Luisa sembra ricambiare Macario, che pensa subito a sposarla. Lo zio però  si oppone  al matrimonio. Macário si trasferisce allora, su consiglio di un amico, a Capo Verde, dove è pronto per lui un lavoro difficile e impegnativo ma molto ben remunerato. Ritornato in Portogallo con un piccolo capitale che gli permetterebbe di mettere su famiglia, egli chiede ufficialmente la mano di Luisa alla madre. Nel frattempo, però, l'ingenuo giovane perde tutto il suo denaro, prestato ad un amico truffaldino. Pur potendo tornare a Capoverde, il giovane, scoraggiato, va a salutare con reverenza lo zio, il quale, a conoscenza indiretta di tutte le sue traversie, ha cambiato idea e gli restituisce il suo lavoro, gli concede il permesso di sposare Luisa e il danaro che servirà per mettere su casa. Recatisi da un gioielliere per comprare l'anello di fidanzamento, Luisa commette un'azione che le costerà cara.......

 

 

Manoel De Oliveira alla più che venerabile età di 101 anni continuava a dirigere con grande controllo opere estremamente differenti tra di loro per il soggetto ma ormai perfettamente identificabili sul piano della autorialità. Perché questo Grande gioca ormai con leggerezza su temi e situazioni su cui altri cadrebbero rovinosamente dopo soli cinque minuti di proiezione.Questo volta vuole attualizzare un testo letterario che poco si confà allo spirito dei nostri tempi. Eppure il regista riesce a mettere in scena, con lo sguardo teatrale che spesso  lo ha contraddistinto, modi del passato e situazioni del presente, quasi li volesse sospendere su una temporalità astratta. Il suo paese  non solo affonda, come tutte le culture degne di questo nome dovrebbero fare, ma le sue radici nel passato, cioè il tempo che fu esiste anora e non ce ne si può facilmente liberare come invece sembra accadere nella relazione tra i due protagonisti.

Il gusto delle inquadrature sia degli interni che delle vie di Lisbona o del paesaggio in campo lungo è sempre lo e stesso e deliziano gli occhi. Naturale la recitazione degli attori, specie i giovani Ricardo Trepa e Catarina Wallenstein.

 

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