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500 giorni insieme

Regia di Marc Webb vedi scheda film

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La recensione su 500 giorni insieme

di mc 5
10 stelle

Questo film è come una ragazza che ti fa innamorare e poi ti fa disperare, proprio come Sole, la protagonista del film. Ti acchiappa il cuore subito, la prima volta che la vedi e dopo, quando la storia è iniziata, cioè quando la proiezione sta avendo il suo corso, vorresti che fosse tua e solo tua, per tutta la vita, sicuro della sua unicità. Vorresti non condividere quella donna (e quella pellicola) con nessun altro, la desideri solo tua, tua, tua. Ma consapevole che questo non è praticabile, e che sei costretto a condividerne la passione con altri, vorresti almeno conservarne il ricordo il più a lungo possibile e allora ti spingi a vederla un'altra volta (come ho fatto io che sono rimasto in sala per due visioni consecutive), nell'illusione che resti tua per sempre, almeno reiterando il ricordo dei momenti felici (rivissuti nel buio accogliente della sala) ed alimentandolo senza sosta. Eh sì, scusandomi per questa patetica metafora, ribadisco il concetto: io di questa pellicola mi sono perdutamente innamorato, proprio come ci si innamora di una donna, magari non favolosamente appariscente, ma graziosa e con due occhi azzurrissimi attraversati improvvisamente da lampi di intelligenza e che ti conquistano senza che tu possa opporre resistenza, proprio come gli occhi di Zooey Deschanel a cui dubito essere umano di sesso maschile possa ragionevolmente resistere. Ragazzi, questo è un film che adempie, sopra ogni altra cosa, alla primaria funzione di farti STARE BENE. In modo delicato e sapiente ti avvolge in una bambagia di malinconica dolcezza (o di dolce malinconia) e ti fa prigioniero, prendendo in ostaggio il tuo cuore per 95 minuti senza chiedere nessun riscatto se non quello di poter catturare il tuo sguardo. Questo film è una malattia, una forma di influenza "S" (sentimentale) per la quale non esistono fortunatamente vaccini. Ma al contempo è anche una cura a quel malessere indefinito che ti perseguita da giorni, una terapia fatta di ripetute iniezioni di piccole emozioni il cui singolare effetto lo puoi verificare riscontrando la miracolosa guarigione della gente presente in sala, ciascuno colto all'uscita con espressione sorridente, come se su ciascun capo si fosse posata una congrua quantità di "good vibrations". Appunto, come dicevo prima: ti fa stare bene. La storia è semplicissima: due persone si conoscono, lui si innamora senza scampo e senza ritorno. Lei invece è fatta in un altro modo, forse è una di quelle persone disilluse che non possono (o non vogliono) giurare sull'Amore Eterno. E volendo cercarne un motivo nella psicanalisi bisognerebbe sviscerare il senso di quel gesto che lei scelse di attuare quand'era piccola e che ci viene mostrato nei primi minuti del film. Lei (Sole) vive tutto come un meraviglioso gioco di cui l'importante è seguire quello che in ogni momento ti dice il cuore, consapevole che il cuore (prima o poi) ti parlerà in un'altra lingua e quel giorno dovrai cambiare registro, anche a costo di fare del male a un'altra persona che invece puntava all'Eternità. Ma la domanda è: esiste qualcosa di Eterno a questo mondo? Qualcosa di cui siamo certi che non morirà mai? La risposta è, evidentemente, un sonoro NO. Però, quando, un bel giorno, capita che s'incontrano due occhi come quelli di Sole (Zooey Deschanel), beh, mettetevi un pò nei panni del povero Tom (Joseph Gordon Levitt), e vedrete che ha ragione lui a tuffarsi nell'illusione che quei due occhi incredibili gli apparterranno per Sempre. Ed ecco allora che Tom intraprende un viaggio inebriante dentro quegli occhi di donna, un percorso che gli permette di toccare diverse tappe della Felicità. E allora giù baci, carezze, amplessi...insomma un viaggio nei sentimenti che finalmente dà un senso alla sua vita. Poi, per quei motivi cui prima accennavo, cioè che Sole ha ritmi e meccanismi differenti da quelli di Tom e -soprattutto- non intende appoggiarsi a nessuna regola certa e a nessun confine predefinito, succede che il meccanismo s'inceppa. Quello che segue sono scenari di lotta quotidiana di Tom contro i fantasmi e le macerie del suo ex-amore che lo inseguono come incubi e non gli danno pace. In altri termini la difficilissima elaborazione di un lutto. E tutto questo raccontato con uno stile che mescola continuamente tenerezza e lieve malinconia e adottando un tocco così delicato che raramente si ricorda di avere visto al cinema altre occasioni di un simile "assalto" di Grazia. Insomma, per tutti gli amanti di un cinema delicato di sentimenti è già un "super cult" (status questo peraltro decretato dal consenso e dai tanti riconoscimenti che il film ha ottenuto al Sundance Festival). Uno dei tratti più riconoscibili del film è la sua capacità di apparirci reale, quotidiano, credibile. Nel senso che in più d'una sequenza, ciascuno di noi, ammesso che sia innamorato o comunque lo sia stato, non può fare a meno di riscontrare almeno un episodio o un atteggiamento nel quale identificarsi e grazie a cui percepire un personale "deja-vu". Posso citare, per quanto mi riguarda, la sequenza dei due protagonisti in giro a cazzeggiare per gli stand dell'Ikea, scena che mi ha riportato a ricordi personali di anni lontani vissuti nell'ambito di un rapporto che ebbe, ahimè, il medesimo infelice esito di quello rappresentato nel film. Con la differenza che forse a me è andata ancor peggio che a Tom, nel senso che la mia personale "elaborazione" dell'accaduto è rimasta a tuttoggi irrisolta. Su Film Tv, Giona A. Nazzaro ha definito simpaticamente il film un "Tempo delle mele-indie rock". Esatto, con la differenza che, al posto delle melense melodìe popolari che accompagnavano il film francese, qui a fare da collante abbiamo gli Smiths (gruppo complice, che ha fatto nascere e morire centinaia di amori in ogni angolo del globo!) e addirittura assistiamo ad un karaoke con brani dei Clash (figo!!). Piccola parentesi, visto che si parlava di rock. Zooey Deschanel oltre che brava attrice, dispone anche di uno straordinario talento vocale, che lei valorizza con splendidi risultati nel duo di cui è metà ("She & Him"); vi consiglio di cercarne le canzoni in rete o di acquistarne il CD: ne vale la pena. Il modo in cui i due attori protagonisti entrano dentro la pelle di Tom e Sole è sublime. Dobbiamo infatti alla loro incredibile freschezza la potenza di un tale coinvolgimento. Ma lo dobbiamo anche ai due sceneggiatori e al montaggio sapiente, perchè la resa singolare di questa pellicola si basa per un buon 80% sull'aver predisposto la narrazione su un frenetico mutamento dei piani temporali. Nel senso che il film racconta il percorso (dalla nascita all'estinzione) di un amore nell'arco definito di 500 giorni, ma lo spettatore viene messo nelle condizioni di sintonizzarsi agevolmente con questo meccanismo di "salti" temporali, supportato da una riuscitissima soluzione grafica. E adesso mi spiace davvero spezzare questo idillio critico, questo stato quasi di beatitudine del sottoscritto, ma mi tocca concludere con una riflessione piuttosto amara. Lo scorso weekend è uscita una quantità abnorme di nuove pellicole, le sale sono state riempite di nuovi titoli. E di questa pioggia, spiace dirlo, ma due film (probabilmente i migliori) hanno fatto le spese, condannati alla quasi invisibilità da un mercato ormai impazzito. Sto parlando, certo, di "500 giorni insieme", ma anche della pellicola rumena "Francesca" di cui molto si è parlato nei giorni scorsi. Ebbene, nella mia città, Bologna, due film rari e dunque preziosi come questi hanno dovuto subire un destino che davvero non meritavano, condannati ad essere isolati ed abbandonati a sè stessi da una distribuzione ridicola, programmati ciascuno in una sola sala, e si tratta sì di sale nobili ma lontanissime anni luce dai riflettori e dai clamori delle multisale. E mi sono limitato a Bologna, per tacere poi della vicina Modena dove dei due film citati non c'è neanche l'ombra. Ora io mi chiedo: ma che sistema è mai questo? un sistema che pompa oltre i limiti del ragionevole due "stronzate" (mi si passi il termine) come "Checco Zalone" (lo so che non si chiama così) e "Dorian Gray" programmate praticamente ovunque, dalla multisala di grido al piccolo paesello, e che nega totalmente visibilità a due film degni di ben altra presenza sul territorio. Un'ultima considerazione, che aggiunge la rabbia all'amarezza. Un film come "500 giorni insieme", se fosse uscito con la "potenza di fuoco" dispiegata per altre scellerate pellicole, se non altro col passaparola avrebbe funzionato egregiamente e avrebbe fatto dei buoni numeri. 
PS: guai a voi se entrate in sala anche un solo secondo dopo l'inizio! Vi perdereste una frase che appare nei titoli di testa e...sarebbe un peccato.
Voto: 10

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