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Drag Me to Hell

Regia di Sam Raimi vedi scheda film

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La recensione su Drag Me to Hell

di maurizio73
6 stelle

Il genio dello splatter movie artigianale anni'80 di Sam Raimi torna alla carica con un film che sembra condensarne tanto le tematiche orrifiche che lo hanno reso famoso quanto l'irridente spirito iconoclasta che si fa beffe degli inveterati pregiudizi sociali che da sempre serpeggiano nelle consolidate stratificazioni della società americana.

Nel tentativo di convincere il suo capo a darle la promozione che merita, la giovane bancaria Christine rifiuta la proroga di un mutuo che finisce per mettere sulla strada ed umiliare un'anziana signora di origini slave ed a provocarne così la morte. Non prima però che la vecchia megera scagli su di lei la maledizione di una Lamia, antico demone della tradizione classica che perseguita per tre giorni la prorpia vittima prima di reclamarne irrevocabilmente l'anima.

 

 

Dopo tre lustri passati a sperimentare nuovi generi ed una propensione per il fantastico che sembrava rivolta solo a rinverdire l'immaginario tecnologico e metamorfico del blockbuster Marvel con Tobey Maguire, il genio dello splatter movie artigianale anni'80 di Sam Raimi torna alla carica con un film che sembra condensarne tanto le tematiche orrifiche che lo hanno reso famoso quanto l'irridente spirito iconoclasta che si fa beffe degli inveterati pregiudizi sociali che da sempre serpeggiano nelle consolidate stratificazioni della società americana. Ne esce fuori un festival del politicamente scorretto che utilizza lo stalking-horror del solito demone persecutore come nemesi e contrappasso per la cattiva coscienza di un'ambizione sociale pronta a mettere la sordina alle proprie remore etiche ed utilizzare gli strumenti a disposizione di una ben remunerata competenza esoterica pur di trarsi fuori dagli impicci. Tutto sembra avere un prezzo per i personaggi di questa catena di Sant'Antonio degli oggetti maledetti, ignari tuttavia che le brame di una feroce ed implacabile creatura degli inferi riguardano qualcosa di molto più prezioso ed immateriale di un ricco conto in banca o di una lussuosa residenza estiva a Cape Code. Forte di un armamentario che riesce ancora ad agitare la scenografia di un universo di poltergheist fatto di oggetti inanimati che improvvisamente prendono vita ed un virtuosismo registico che crea tensione ed aspettative con pochi, studiati movimenti di macchina, lo zio Sam dell'horror a stelle e strisce trama nell'ombra con un essere sfuggente ed umbratile facendosi beffe delle certezze del razionalismo ('Non possiamo tentare di comprendere il mondo con il solo intelletto' C.Jung da 'Tipi psicologici') e mostrandosi impietoso tanto con il pregiudizio e la decadenza fisica degli strati meno abbienti (ex ragazzine paffutelle di campagna in cerca di riscatto professionale, vecchie bacucche marcescenti in grado di scatenare potenze sovraumane, spregiudicati yuppie dagli occhi a mandorla arrivisti e senza scrupoli) quanto con la solita retorica animalista del 'No Animals Were Harmed' dei titoli di coda smentito dal cattivo esempio di micetti orrendamente trucidati e agnelli sacrificali pronti ad essere sgozzati senza alcuna pietà. Insomma, dietro la patina di un cinema di genere finalmente normalizzato e rientrato nei canoni di una più pacificata retorica narrativa, il vecchio maestro torna a graffiare con gli elementi di una intelligente e dissimulata forza iconoclasta che insinua il sospetto che non sempre la bontà e l'onestà siano ricambiate ed è pronto a sprofondare la favola d'amore di una graziosa e rassicurante protagonista negli abissi fiammeggianti della dannazione eterna. Forse un pò debole su alcune scelte di montaggio che penalizzano la tenuta della tensione e precipitano il finale nello scontato raccordo con l'incipit, si avvale delle ottime musiche di Christopher Young e del fascino discreto della bionda e bella Alison Lohman, già ambigua regina di cuori in White Oleander di Peter Kosminsky e in Where the Truth Lies di Atom Egoyam. Presentato al Festival di Cannes 2009 nella sezione Proiezioni di Mezzanotte, è premiato in alcuni festival minori a da un box office relativamente tiepido che per questa volta non trascina la Universal nell'inferno senza speranza del disastro commerciale. Chi semina vento...

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