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Drag Me to Hell

Regia di Sam Raimi vedi scheda film

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FABIO1971

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Drag Me to Hell

di FABIO1971
6 stelle

"Baby, oggi cerca di non far incazzare altre vecchiette, okay?".
[Justin Long a Alison Lohman]

Christine Brown (Alison Lohman) era una "ragazza di campagna": è cresciuta, infatti, nella fattoria di famiglia ed è stata anche "reginetta della fiera del maiale". Ora, trasferitasi a Los Angeles, con un posto da funzionaria (prestiti e mutui immobiliari) alla Wilshire Pacific Bank e un fidanzato con carta di credito platinum, ha altre ambizioni: aspira, infatti, spronata dal suo capo, il signor Jacks (un ottimo David Paymer), alla carica di vicedirettore, per cui è in lizza anche il suo nuovo collega, il rampante e "scorretto" Stu Rubin (Reggie Lee). La competizione con Stu costringe ben presto Christine ad affrontare una delicata decisione lavorativa: rifiuta di concedere una proroga al pagamento della rata del mutuo ad un'anziana donna, la signora Sylvia Ganush (Lorna Raver), che per vendetta scaglia su di lei la maledizione Lamia, "il caprone nero, evocato dagli zingari solo per i loro atti più funesti: per i primi tre giorni la Lamia appare come uno spirito malvagio che tormenta la sua vittima, dopodichè si rivela come rapitrice di anime e viene a reclamare il proprietario dell'oggetto maledetto, qualcosa preso alla vittima, maledetto e poi restituito" (in questo caso un bottone). Per effetto del diabolico sortilegio, la vita di Christine si trasforma in un incubo terrificante: Clay (Justin Long), il suo fidanzato, fatica a crederle, ma di fronte agli inesplicabili e raccapriccianti fenomeni che la sconvolgono, non esitano a consultare un veggente, Rham Jas (Dileep Rao), che a sua volta introdurrà Christine alla conoscenza della potentissima medium Shaun San Dena (Adriana Barraza). Nella casa della donna, varco dimensionale per evocare lo spirito maligno della Lamia, avverrà un mostruoso scontro di poteri occulti, ma la maledizione non viene sconfitta e torna a esigere il suo tributo...
Per la sua rentrée in pompa magna nei territori familiari dell’horror, Raimi sceglie una sua sceneggiatura, firmata insieme al fratello Ivan e rimasta nel cassetto dagli inizi degli anni Novanta, adattandone gli umori più vitali e pungenti al drammatico scenario economico degli Stati Uniti della crisi dei mutui: Drag Me to Hell è il suo back to basics travestito da racconto morale (Is Greed Good?, parafrasando Gordon Gekko…), un'opera spettacolare e coinvolgente, esaltata dallo smalto della confezione (con i collaboratori di sempre, dal trucco di Gregory Nicotero e Howard Berger agli effetti speciali visivi supervisionati da Bruce Jones, dalla fotografia di Peter Deming al montaggio di Bob Murawski e alla colonna sonora di Christopher Young), adeguatamente innervata di scene raccapriccianti, cattiveria raimiana (il gattino di Christine) e schifezze varie (la memorabile dentiera della signora Ganush), seppur giocata su un sense of humour meno grezzo e urticante rispetto alla trilogia di Evil Dead ma sempre tesa, comunque, verso la costante ricerca del divertimento dello spettatore, vezzeggiato nelle sue primordiali brame di spavento. Il difetto più evidente di Drag Me to Hell, però, sta proprio in questo suo "mostrarsi" eccessivamente compiacente verso le aspettative dell'appassionato: non che il film sia prevedibile, ma sono prevedibili (e vengono esauditi) i desideri del pubblico. E per un genere scorretto (scorretto sia grammaticalmente, attraverso l'evidenza della finzione e l'effetto speciale che la esorcizza/trasforma/manipola, e sia narrativamente, perchè spiazza/bara/semina dubbi e inquietudini, giocando con la fantasia, i sogni e le paure dell'uomo) come l'horror, questo, essenzialmente, è un difetto. Il passo avanti rispetto a Spider-Man 3 resta, comunque, evidente, notevole e, soprattutto, confortante, brividi, divertimento e sobbalzi sulla poltrona sempre travolgenti, regalando anche alcune sequenze da antologia, dalla cena a casa dei genitori di Clay, magistralmente condotta da Raimi sul doppio filo della tensione per il primo incontro di Christine con i futuri suoceri e le infernali allucinazioni che la tormentano e potrebbero mandare all'aria la serata, "le anime irrisolte rimaste sulla soglia del portale" che si "imbucano" alla seduta spiritica di Shaun San Dena, Christine nel fango del cimitero (irresistibile sequenza di sfrenato delirio), il gran finale alla stazione ferroviaria.

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