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The Limits of Control

Regia di Jim Jarmusch vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su The Limits of Control

di alan smithee
8 stelle

Jarmusch stavolta segue gli spostamenti, i movimenti lenti e prudenti di un misterioso elegante uomo di cui non sappiamo nulla. Arriva in Spagna, incontra persone spesso eccetriche, ognuno di essi gli domanda per prima cosa se capisce lo spagnolo, e poi ognuno, nel raccontare una propria vicenda, personale o meno, gli consegna (anzi scambia con l'uomo) una scatolina di fiammiferi con all'interno un messaggio che non ci e' dato conoscere. Tramite questo sara' possibile, al nostro misterioso uomo, stabilire un contatto successivo sino ad arrivare a compiere il lavoro per cui e' arrivato. Un killer, uno spacciatore, un mercante di gioielli rubati o di pezzi d'arte? Nulla e' chiaro, ma forse poco importa, poco certamente al grande regista, che prende spunto da questi gelidi frettolosi contatti per esprimerci una volta ancora l'aridita' dei rapporti umani, la freddezza e l'insensatezza del vivere oggi. In una societa' organizzata dove chiunque puo' incontrare chiunque altro, manca una volonta' di trovarsi nei gesti e nelle affinita' di chi si incrocia; ognuno interessato piu' che altro a raggiungere il suo scopo, qualunque esso sia. In questo gelo di sentimenti il nostro protagonista, per tutto il film (tranne nel finale, a missione compiuta) vestito in un elegante abito lucido con camicia grigia intonsa e perfetta, si concede poco allo svago (pochi minuti al giorno di una tecnica di rilassamento tra yoga e arti marziali) e continua la sua ricerca infinita, metodica, organizzata fin nei minimi dettagli. Il bell'attore ivoriano Isaach De Bankole' - struttura lignea color ebano, scolpita da un artista benevolo ed ispirato che ne ha esaltato spigoli e fissita', e volto piuttosto noto in Francia - e' un "incaricato" pietrificato nella rigidita' imposta dal suo ruolo: apparentemente senza cuore, senza sentimenti, ci viene mostrato come una macchina che esegue metodicamente la sua missione e si concede il minimo indispensabile per sopravvivere (due caffe' in tazze separate, insiste ripetutamente col cameriere del medesimo bar, in una delle poche sequenza ironiche della pellicola). L'incontro del protagonista con i vari pezzi del puzzle vivente che deve percorrere consente ancora una volta al regista, non nuovo a  misurarci con un protagonista e mille altri personaggi di contorno, di sbizzarrirsi con alcuni dei suoi attori feticcio piu' altre new entry del suo mondo cosi' folle ma sempre cosi tragicamente vicino a quello che stiamo diventando in questo gelo umano dei sentimenti.

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