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The Prison

Regia di John Frankenheimer vedi scheda film

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La recensione su The Prison

di joseba
8 stelle

La rivolta del carcere di Attica (9-13 settembre 1971) vista da John Frankenheimer, autore di uno dei prison-movie più belli di sempre, "L'uomo di Alcatraz" ("Birdman of Alcatraz", 1962) con Burt Lancaster. In questo film per la Cable TV HBO, Frankenheimer si basa sulla vicenda reale (?) di Michael Smith (il suo nome compare nei titoli di coda come "historical consultant"), agente penitenziario appena entrato in servizio e non ancora insensibile alle angherie e alle vessazioni cui sono sottoposti i detenuti di Attica. Messo di fronte alla dura realtà del carcere, Smith (il lynchiano Kyle MacLachlan) fa più fatica a socializzare coi colleghi che coi reclusi. Ma dopo l'impatto devastante comincia a indurirsi e incarognirsi. I primi a fare le spese di questo incipiente abbrutimento sono sua moglie Sharon (Anne Heche) e suo padre Hal (Harry Dean Stanton). Nel frattempo ad Attica arriva Jamaal (Samuel L. Jackson), una vecchia conoscenza del carcere che si fa immediatamente portavoce del movimento per i diritti a un trattamento migliore. Il direttore del penitenziario nega perentoriamente ogni concessione e i detenuti, costretti a restrizioni intollerabili (una doccia alla settimana, corrispondenza bloccata per gli ispanici, condizioni igieniche disumane), finiscono per ribellarsi e dare vita a una furiosa rivolta. Naturalmente tra gli agenti presi in ostaggio c'è anche la recluta Smith, che però nel marasma della ribellione riesce a prendere le distanze sia dall'intransigenza dei colleghi che dalla ferocia dei rivoltosi. Il solo con cui Smith stabilisce un contatto autentico è Jamaal, l'illuminato della controparte... Gli esercizi di equilibrismo ideologico sono la specialità cinematografica di Frankenheimer, che già dai tempi di "Va' e uccidi" ("The Manchurian Candidate", 1962) si è imposto come il cineasta liberal meno classificabile di tutti. Politicamente sfuggente, il regista newyorkese si è sempre contraddistinto per il peso assoluto dato al valore della libertà, valore continuamente messo in pericolo dalla bestialità degli istinti da una parte e dalla normatività dei codici comportamentali dall'altra. Un cineasta profondamente umanista, insomma, che nella figura di Smith (e del suo corrispondente Jamaal) trova una sponda esemplare per enunciare la sua concezione della libertà come equidistanza dallo spontaneismo irrazionale e dal conformismo intransigente. Ma se dal punto di vista tematico Frankenheimer è un liberal in qualche modo moderato, stilisticamente possiede una spregiudicatezza e un'aggressività inequivocabilmente radicali. Qui, impegnato in un lavoro televisivo non particolarmente esaltante, riesce a sfruttare tutta la sua irruenza facendo di "The Prison" (ma il titolo originale "Against the Wall" è molto più pregnante) un thriller carcerario di ottima tenuta drammatica e generosa spericolatezza visiva. Abbondano i primi piani dal basso, le inquadrature con accentuata profondità di campo e le riprese con camera a spalla gettata nella mischia. Ma Frankenheimer è anche regista incline alle atmosfere malinconiche e struggenti: ecco allora condensarsi situazioni notturne intrise di amarezza o momenti di straziante, dilatata compassione. Un lavoro minore di un cineasta gigantesco. NB- Nonostante nella copertina del dvd sia il faccione di Samuel L. Jackson a occhieggiare, il protagonista della pellicola, come detto nella recensione, non è lui ma Kyle MacLachlan. Il quale, non potendo vantare un appeal commerciale paragonabile a quello di Jackson, è risultato incopertinabile. Clap clap clap!

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