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Diverso da chi?

Regia di Umberto Carteni vedi scheda film

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La recensione su Diverso da chi?

di rflannery
5 stelle


Ma diverso da che? Perché il film dell’esordiente Umberto Carteni è indubbiamente una commedia fatta con un certo mestiere, con discreti comprimari (su tutti Antonio Catania e Giuseppe Cederna, nella parte della coppia di vecchi e scaltri funzionari di partito), non volgare, ma è tutto tranne che una commedia diversa e men che meno un film sul ‘diverso’. Perché in effetti tutto è uguale, tipizzato, stereotipato. Sono uguali gli sponsor che ormai affollano qualsiasi film italiano a caccia di quattrini facili. È identica a tanti film recenti l’ambientazione friulana dovuta più che altre alle assenze di tante altre Film Commission regionali. E non è diversa dal solito la presentazione dei personaggi, assai irrigiditi nei ruoli: il bello e fragile Luca Argentero, in un ruolo simile a quello ricoperto per Ozpetek in Saturno contro; la bella e aggressiva Claudia Gerini; Filippo Nigro, omosessuale gentile che sa gustarsi la vita (vedi La finestra di fronte ancora di Ozpetek). E poi i comprimari: c’è la checca un po’ isterica; il padre pentito e comprensivo. Mancano soltanto Bisio nei panni del vitellone e la Finocchiaro nei panni della dottoressa che però rivedremo puntualmente ne I mostri – Oggi di Oldoini. La novità, forse, sta nel tentativo di raccontare la politica di Sinistra: le manovre per far quadrare i conti e per mettere insieme le alleanze più assurde. Il resto sa di già visto, con l’aggravante che in più di un’occasione sembra di essere a un congresso di un Partito Unico Democratico che non si capisce come possa perdere le elezioni: dall’altra parte infatti ci sono i retrivi, arroganti esponenti del partito avverso, che hanno a cuore soltanto la costruzione di muri divisori che poi fanno pennellare di un intenso blu cielo. Insomma: troppo facile mostrare gli avversari come bestie senza cervello. E troppo semplice mostrare solo una parte del mondo: quella progressista e solare e segnata da una grande passione per le battaglie civili che a dire il vero diventano un puro elenco di cose da fare secondo i candidati. Gli asili, le biblioteche, le scuole, il sostegno alle coppie omosessuali e via dicendo. Il resto, va da sé, sono solo affari di cuore, dove a comandare è però il sentimento quando non le pure pulsioni sessuali, completamente slegate dall’unità della persona. Piero (Argentero) è letteralmente in balia delle proprie voglie o debolezze sentimentali: passa dalla relazione ultradecennale con il suo compagno nelle braccia della Gerini, pare, per pura attrazione, poi complicata anche da qualcosa che potrebbe essere amore. Ma poi ritorna dal compagno per evitare che questi cada in depressione e poi si rifugia nuovamente nella braccia della Gerini quando questa è rimasta incinta, ma poi non se la sente e ritorna gay, solo per un attimo, giusto il tempo per abbracciare da padre “in compresenza” (perché anche il compagno nel frattempo ha scoperto la vocazione paterna e alla famiglia) il figlioletto. Detta così, la storia sembra fantascienza dai rivolti pure inquietanti: un figlio con una madre e due padri omosessuali. Raccontata da Carteni, la vicenda sembra anche simpatica: in fondo, si vogliono tutti un gran bene, no ? E perché negare a una coppia omosessuale o a una donna che non riesce ad aver figli, il dono di un bambino ? Forse proprio perché un bimbo è un dono e non un diritto da reclamare, e perché l’uomo è qualcosa di più che il proprio capriccio o la propria pulsione. C’è una sterminata cinematografia di capolavori non gay (perché la cosa peggiore è il film gay, bigotto, integralista, islamista e quant’altro), ma capolavori di registi omosessuali, da Pasolini ad Almodovar che hanno raccontato, magari in modi non sempre condivisibili, il dramma dell’essere omosessuale, ma innanzitutto il dramma dell’essere uomo di fronte alla vita, alla morte, alle amicizie e all’amore. L’hanno raccontato da un punto di vista certamente omosessuale ma attraverso un linguaggio e uno stile articolato in grado di parlare a tutti e per tutti: film diversissimi come Mamma Roma o Tutto su mia madreerano film inequivocabilmente realizzati da omosessuali ma il cui orizzonte era ben altro che il puro problema legalistico che permea Diverso da chi?, che, con il beneplacito di ArciGay e Arcilesbica, sembra essere la rivalsa cinematografica alla sconfitta dei Dico. Ma noi non abbiamo bisogno di campagne pubblicità progresso o di film-slogan. Abbiamo bisogno di uomini dietro e anche davanti alla macchina da presa. Etero, gay, e quant’altro: ma innanzitutto uomini, in grado di guardare e raccontare il mondo magari un po’ più in là della punta delle proprie scarpe.

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