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State of Play

Regia di Kevin Macdonald vedi scheda film

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La recensione su State of Play

di gerkota
9 stelle

Tantissima carne al fuoco in questo bellissimo film del 48enne regista scozzese Kevin Macdonald (apprezzabile il suo Black Sea del 2014 con Jude Law). Una vicenda dal ritmo sempre ad alta tensione, appassionante e che alla fine lascia il senso di soddisfazione di 'un grosso articolo di giornale pieno di pezzi grossi', come recita più o meno una battuta del copione. L’opera sceneggiata a sei mani da Matthew Michael Carnahan, Tony Gilroy e Billy Ray (ispiratisi all’omonima miniserie televisiva scritta dal britannico Paul Abbott) è una vera e propria drammatica lezione di giornalismo e anche un’ottima finestra sulle dinamiche più perverse della politica americana corrotta e ammanicata con le lobby più potenti, che muovono miliardi di dollari e non hanno remore a distruggere chiunque si metta sulla loro strada. Omicidi, scandali fatti scoppiare ad arte, ricatti. Questo è State of Play, che mette in campo il 52enne attore neozelandese Russel Crowe (protagonista di recente anche di Padri e figli del nostro Gabriele Muccino) uno dei più bravi attori del cinema statunitense degli ultimi vent’anni circa (iscritto fra le celebrità della Hollywood Walk of Fame, cfr Wikipedia). Il personaggio di Crowe - uno stropicciato, navigato, sovrappeso, carismatico cronista di uno dei quotidiani di punta di Washington - è simbolo del giornalismo vecchia maniera, quello d'inchiesta se non addirittura d'indagine parallela a quella delle forze dell'ordine, tutto telefonate, taccuino e rapporti personali con possibili fonti d'informazione. Al suo mondo, si contrappone quello del giornalismo ‘del futuro’, il giornalismo on-line, quello senza penna, dei social network, che se non ben maneggiato rischia di allontanare dall'essenza della professione, fatta di infaticabilità, tenacia, curiosità, avventatezza, coraggio. La vicenda mette sul tavolo anche le guerre condotte dagli States in tutto il mondo, che producono uomini traumatizzati, alcune volte perfino dei veri e propri mostri assassini, sicari, magari al soldo dei poteri forti. Un film sull’amicizia di vecchia data, quella della ‘mano sul fuoco’, quella delle ferite ancora da rimarginare. L’amicizia che rischia di condizionare il normale svolgimento di una missione. Al fianco di Crowe, si destreggia molto bene una dinamica Rachel McAdams (di recente fra i protagonisti del bellissimo Il caso Spotlight di Tom McCarthy), la giovane collega con tante cose da imparare; c’è il sempre affidabile Ben Affleck (molto bravo nell’inquietante e convincente Gone Girl - L'amore bugiardo del 2014) nei panni dell’amico deputato; c’è un’intrigante caratterizzazione della magnifica Helen Mirren (nel cast del recente Eye in the Sky). Particina striminzita per Robin Wright. Film imperdibile. Voto 9.

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