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Regia di James Cameron vedi scheda film

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Stuntman Miglio

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La recensione su Avatar

di Stuntman Miglio
6 stelle

Premesso che, a mio avviso, il 3D non è altro che una sterile moda passeggera che non aggiunge nulla di realmente nuovo o rivoluzionario alla settima arte, ho finalmente preso visione di quello che due anni fa è stato osannato come capolavoro assoluto, addirittura come pellicola estrema che sposta i confini del fare cinema verso nuovi orizzonti, ovvero "Avatar" di James Cameron. Ebbene posso tranquillamente affermare di non esserne rimasto folgorato. Il film più costoso della storia del cinema non è altro che un giocattolone, un secondo "Titanic" furbetto ed un pò ruffiano che punta tutto sull' aspetto visivo e su componenti emotive piuttosto comuni ed abusate. Da un punto di vista dei contenuti, il regista di "Terminator" perde colpi film dopo film e qui si limita a riproporci un concept già visto più volte in passato (l' accostamento con il "Balla coi lupi" di Kostner è quello più calzante) : un uomo che non ha nulla da perdere viene scelto per infiltrarsi e spiare una nuova civiltà ritenuta potenzialmente ostile ma che in realtà si ha solo intenzione di sfruttare ; il prescelto riesce nell' incarico ma rimane affascinato dal nuovo mondo e s' innamora di una sua esponente tradendo quindi i presupposti della missione. L' inevitabile rappresaglia dei mandanti porterà il protagonista a guidare la ribellione degli oppressi in nome della libertà. Niente di sconvolgente od originale quindi, uno di quei prodotti che rimangono più impressi per la confezione che per il contenuto. Non che il film sia brutto o noioso, tutt' altro ; la sceneggiatura è tollerabile sebbene vagamente retorica, le quasi tre ore di durata si sopportano discretamente fra parentesi romantiche ed epiche sequenze di battaglia che comunque non aggiungono nulla di nuovo all' immaginario di Jackson e del suo "Signore degli anelli". Regia sicura e virtuosa, sempre attenta ai minimi dettagli e ad enfatizzare le sequenze di maggiore impatto unitamente ad una colonna sonora funzionale (fatta eccezione per la marchetta di Celine Dion sui titoli di coda) ed incessante. L' uso di luci e colori, il montaggio, la fotografia ed ovviamente gli effetti speciali di computer grafica sono ai massimi livelli e sono il vero valore aggiunto di un lungometraggio al quale va senz'altro riconosciuto il pregio di essere visivamente imponente. Tolto l' involucro però, dell' ultima fatica di Cameron, non rimane molto ; resta un' avventura dai sottotesti politici piuttosto scarni (la spietatezza del colonizzatore mosso da avarizia) e dalle contaminazioni new age troppo esemplificate per poter risultare affascinanti (il culto di terra ed energia). La parte migliore rimane quella relativa alla scoperta del nuovo mondo, lì, nonostante l' inevitabile artificiosità di Pandora e dei suoi abitanti, lo stupore è genuino e alcune sequenze realmente suggestive come le varie prove alle quali lo "straniero" è costantemente sottoposto per farsi accettare dalla nuova comunità (una su tutte : la doma della creatura alata, diretta con maestria come del resto tutte le sequenze aeree in generale). "Sei come un bambino", "Ti vedo", sono alcune delle frasi più ricorrenti nel film ed ogni volta che vengono pronunciate ci si rende conto che sono implicitamente rivolte allo spettatore, letteralmente stordito dall' esperienza e regredito a sorta di fanciullo nel paese delle meraviglie. Con "Avatar" si evade per qualche ora, questo è certo ma per elevarlo a rango di capolavoro ci sarebbe voluta una componente di orginalità che qui latita del tutto. E non mi si tiri fuori il fattore 3D ! Quello è un vezzo estetico, una subdola operazione di marketing studiata per fregare ragazzini e non che dal cinema si aspettano un intrattenimento sì coinvolgente ma sempre più superficiale. Chiudono il cerchio diverse citazioni cinematografiche - dai già citati "Balla coi lupi", ed "Il signore degli anelli", a "Braveheart", "Gunny" per il personaggio di Stephen Lang e "Strange days" per il concetto di vita al di fuori del corpo già assaporata con il suo SQUID - ed un cast non eccelso che ha il suo punto di forza nei ruoli di contorno (Weaver, Ribisi, Rodriguez, Lang). Worthington, invece, non lascia il segno dentro e fuori dal digitale mentre Zoe Saldana si rivela essere semplicemente una scelta appropriata per una questione di fisicità e lineamenti. Paradossalmente, addirittura l' Academy - solitamente miope e distratta - al momento di assegnare l' Oscar preferì eleggere miglior film "The hurt locker" riconoscendo alla pellicola di Cameron solo i premi tecnici. Magari questo fatto non farà testo ma si sposa perfettamente con la mia percezione di "Avatar".

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