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Louise Michel

Regia di Benoît Délepine, Gustave Kervern vedi scheda film

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La recensione su Louise Michel

di mc 5
10 stelle

Se qualcuno aspettava un film bizzarro, cupo ma nel contempo irresistibilmente divertente, nero, nerissimo, insomma un oggetto non identificato, beh, questo è il film giusto. Certo, non è il primo film all'humour nero della storia del cinema, ma in questo campo si colloca sicuramente in una posizione d'onore che gli attribuisce fin d'ora lo status di "cult". La storia è nota, ne hanno riferito tutti i giornali; abbiamo una un uomo e una donna che, in nome delle operaie licenziate da una fabbrica smantellata, ne cercano il responsabile per mandarlo al creatore. Naturale che, trattandosi di una produzione francese e dato il tema affrontato, ne risulta una pellicola di un'attualità così "calda" che più non si potrebbe. Eppure il film è stato ideato e realizzato nel 2008, quando ancora non si era al punto di dare fisicamente la caccia ai managers francesi per inchiodarli alle loro presunte (anzi, mica tanto presunte) responsabilità. Dunque i registi-sceneggiatori (l'affiatata coppia Dèlepine & Kervern) hanno avuto l'occhio lungo, immaginando gli sviluppi di un malessere che, comunque, l'anno scorso era già in stato avanzatissimo e l'aria di rivolta era già quasi prossima alla saturazione. La stampa ne sta parlando benissimo e questo piccolo prodotto realizzato con mezzi irrisori sta crescendo giorno dopo giorno, e fa sorridere qualche sparuto detrattore che lo definisce "sgangherato", senza pensare che è proprio una delle forme espressive scelte dagli autori, che hanno dato vita volutamente ad uno spettacolo scombiccherato e a tratti rivoltante. Rivoltante come i due suoi protagonisti, ruvidi nei modi quanto sgradevoli nei corpi flaccidi e goffi. Fra l'altro, sto notando giusto ora che fra i produttori appare una società con un nome di per sè piuttosto esplicativo: "No money productions"!. Ma restando in tema di produzione, essa comprende anche un nome che non t'aspetteresti mai, una sorpresa su cui riferirò più avanti. Come accennavo prima, il film ha incassato (almeno qui in Italia, ma suppongo anche altrove) quasi tutte recensioni favorevolissime. Però con un distinguo: ci sono critici che, pur apprezzando il film, ne hanno voluto ridimensionare certi alti riferimenti che sono stati tirati in ballo; in effetti sono stati citati dei Maestri del cinema contemporaneo quali Aki Kaurismaki, i fratelli Coen, Mel Brooks, addirittura Bunuel...Dunque qualcuno ha esagerato spingendosi troppo in là? Personalmente ho ritrovato, in diversa misura, qualcosa di un pò tutti i nomi citati, ma intendendo l'evocarli come un gioco, non come influenze dirette. Al di là di queste sottigliezze io credo comunque che l'arrivo nelle sale di questo film sia da accogliere con gioia, perchè rappresenta davvero una ventata fresca di eccitazione, di originalità, di coraggio, di necessaria follìa, di sanissima voglia di rivoluzione (si fa per dire...). Un plauso dunque alla "Fandango" dell'ottimo Domenico Procacci per avercene reso possibile la visione. Anche se "Possibile" è una parola grossa, perchè, accidenti, il film è uscito venerdì scorso in un numero ridicolo di sale (In tutta l'Emilia Romagna solo due sale?? Assurdo!!): per cui si arriva al grottesco che questa pellicola fa scrivere fiumi di parole sui giornali e poi però la possono vedere solo quattro gatti! Tanto, si sa, per la massa ci sono sempre gli occhialetti in 3D e i cuccioli di labrador...(!) Mah. Dicevo prima che la vicenda è già nota a molti, per cui la riassumo in pochissime parole. Un padrone smantella senza preavviso una fabbrica (ovviamente perchè così gli conviene, sennò che razza di padrone sarebbe?!) e le operaie si ritrovano sulla strada con una manciata di euro di liquidazione in mano. Queste donne, che adoro per il loro buon senso, il loro determinato pragmatismo e soprattutto per la lucidità con cui guardano il mondo, decidono che è il caso di "punire" questo signore che ha ritenuto di disporre a suo piacimento delle loro esistenze. Allora, una di loro contatta un killer professionista per incaricarlo della "missione". L'operaia "Louise" e il killer "Michel" sono decisamente due tipini fuori dall'ordinario. E non mi riferisco tanto ai loro corpaccioni ingombranti, quanto ad un doppio segreto che li lega. Ma questo è uno degli aspetti più misteriosi ed intriganti della pellicola, sul quale gli stessi sceneggiatori paiono procedere con circospezione, senza mai andare in profondità, limitandosi a fornire qualche indizio qua e là, quasi volessero rispettare il pudore dei due protagonisti, facendo però in tal modo montare la curiosità dello spettatore il quale comincia ad arrovvellarsi sull'identità sessuale dei due personaggi, fino ad un'incredibile sequenza finale. Coerentemente con la bizzarrìa dell'opera, va detto che (e nel finale ne viene mostrato un ritratto) è esistita veramente nella Francia dell'800 una rivoluzionaria femminista di nome Louise e di cognome Michel, cui probabilmente (e molto liberamente) si sono ispirati i due sceneggiatori. Dunque: eravamo rimasti all'entrata in scena del killer "su commissione"; beh, costui è talmente imbranato e complessato che non se la sente di ammazzare "il padrone", e allora sceglie altre persone a cui delegare l'onere dell'azione criminale. Ma se vi dico DOVE va a pescare queste persone, non ci credereste...per cui non ve lo dico, anche perchè rovinerei l'ennesimo aspetto delirante/sorprendente del film...Fatto sta che dopo l'ennesimo fallimento, Michel e Louise partono a testa bassa, loro due soli contro il resto del mondo, stavolta seriamente decisi a portare a compimento la "soluzione finale", cioè togliere di mezzo il "Padrone". Ma la missione si rivelerà più complessa del previsto, perchè (e qui sta il succo, forse, dell'intera storia) la contaminazione di finanza, economia e politica che domina ormai le nostre vite e il mondo intero, fa sì che il "Padrone" come entità fisica sia a questo punto inafferrabile, indefinibile, dato il gioco di scatole cinesi che racchiude Società, Fondi, Holding, Gruppi economici, etc etc. E allora le operaie licenziate, scusate l'espressione ma mi sembra quella più veritiera, se lo pigliano in culo perchè non possono prendersela con nessuno. E' un finale amarissimo, ma che può aiutarci sotto due aspetti: a ridere di gusto pur nella consapevolezza di quella cosa agghiacciante che è il Mercato Del Lavoro-2009 (ricordate quella famosa canzone? "..E sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al Re !"). E inoltre un film che inquadra il problema in maniera così drastica e nel contempo così sopra le righe, può aiutare a farci sentire meno soli di fronte al disfacimento generale (e quando parlo di "disfacimento" mi riferisco per esempio ad episodi desolanti e tristissimi del tipo sindacati che firmano contratti per conto loro, incuranti che altri sindacati -storici e rappresentativi- non sono d'accordo). E se ci sarà qualcuno che oserà dirvi che un film del genere è DI CATTIVO GUSTO, voi, senza aspettare nemmeno un nanosecondo, replicategli, a sublime muso duro, che non è il film ad essere DI CATTIVO GUSTO ma bensì la direzione in cui stanno andando il mondo, la società e le nostre vite. Accennavo prima ad un nome a sorpresa che appare tra i produttori del film: non so voi, ma io non mi aspettavo di trovare in questa veste nientemeno che un cineasta di prima grandezza come Mathieu Kassovitz, che peraltro appare anche in un brevissimo cammeo. Ecco, io credo che la parabola artistica di quest'uomo sia ai limiti della comprensione umana. Nel senso che nella carriera di Kassovitz c'è entrato dentro davvero di tutto. Dal capolavoro "L'odio" alla mitica "Amèlie", dai "Fiumi di porpora" a Costa-Gavras e a quel "Babylon AD" che resterà uno tra i più brutti film mai realizzati. Fino a quest'ultimo gioiellino anarco-punk di cui stiamo parlando. Pensatela come vi pare, ma per me lui è un genio (oltre che -e lo dico da eterosessuale conclamato!- un gran fico). Concludendo. Questo film è stato realizzato con un budget molto contenuto (e si vede!), ma la sua ricchezza sta in un patrimonio sterminato di idee (piccole o grandi questo è da vedere) ma comunque tante idee. E allora (già immaginate dove sto andando a parare...) noi italiani come la mettiamo? La mettiamo che noi siamo sia senza soldi che senza idee. Chiaro il concetto? Chiaro perchè un film del genere da noi non si sarebbe mai potuto fare?
PS: Ho fatto un sogno. La corpulenta Louise in un impeto di rabbia si metteva a saltellare schiacciando rumorosamente centinaia di paia di occhialetti "3D", poi, infastidita dall'abbaiare di un labrador, impugnava la pistola e lo faceva secco. Cosa avrà voluto dire? Ma non preoccupatevi: era solo un sogno nero.
Voto: 10

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