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Three... Extremes

Regia di Fruit Chan, Takashi Miike, Chan-wook Park vedi scheda film

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La recensione su Three... Extremes

di maurizio73
6 stelle

Horror a episodi che riunisce tre talenti del cinema orientale all'insegna di una sadica e cruda deriva dell'egocentrismo e delle imprevedibili conseguenze di irrefrenabili pulsioni umane: una avvenente attrice televisiva, disposta a tutto pur di rimanere giovane, inizia una dieta a base di tortelli che contengono un misterioso e abominevole ripieno; un telentuoso regista horror viene segregato insieme alla moglie da un pazzo sadico che dice di essere una ex comparsa insoddisfatta dei suoi film; una bella e giovane scrittrice,tormentata da un incubo ricorrente, viene inseguita dagli angoscianti fantasmi del proprio passato.
Insolita miscellanea di horror orientali, questi tre 'corti d'autore' riflettono da un lato la disinibita e politicamente scorretta propensione del cinema nippo-coreano a rielaborare ed estremizzare le paure e le angosce sociali legate alla moderna civiltà dell'immagine e del successo e dall'altro a proporre gli stilemi di un immaginario orrifico che pesca nel torbido di una tradizione di compiacimenti sadici e di irriverente teatralità.
Nel primo episodio (forse il meno riuscito dei tre) il regista e produttore Fruit Chan ci propone il mito di una novella Medea che, pur di preservarsi giovane e bella, non esita ad assecondare un regime alimentare crudele e abominevole, finendo per trasformare l'inaspettata maternità da tenero atto d'amore a spietata occasione di egoismo. Park Chan-wook nel suo 'Cut', ci propone invece la cruenta rappresentazione di un sadico contrappasso in cui, tra le spietato coutdown di un metronomo e le perversioni di un folle megalomane, un brillante regista 'de paura' è costretto a diventare suo malgrado protagonista 'dal vero' di uno dei suoi film (con tanto di set di posa trasformato in abitazione privata o viceversa) finendo per manifestare egli stesso le insane pulsioni di una natura fedifraga e omicida. Nel terzo e stilisticamente più raffinato dei tre, Takashi Miike gioca a fare Park Chan-wook in una sorta di favola nera sospesa tra onirismo, sensi di colpa e crudele vendetta (i temi ricorrenti della poetica del regista coreano) ed in cui riemergono dal passato le ossessioni di un trauma di infanzia, tra sorelle nate gemelle e cresciute diseguali nell'amore incestuoso di un padre circense e un finale raggelato e fantastico. Presentato alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia forse meritava più attenzione ed una migliore distribuzione.

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