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The Millionaire

Regia di Danny Boyle vedi scheda film

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La recensione su The Millionaire

di steno79
7 stelle

“Slumdog millionaire” è un’espressione che potrebbe essere tradotta in italiano come “il miliardario pezzente” oppure “il miliardario della baraccopoli”. Jamal Malik è un ragazzo cresciuto negli slum di Mumbai che si ritrova concorrente improvvisato della trasmissione “Chi vuol essere milionario” e non sbaglia una domanda, suscitando i sospetti prima di un antipatico conduttore televisivo, e poi della polizia che lo interroga utilizzando metodi poco ortodossi. Rievocando in flashback tutta la sua vita davanti all’ispettore, Jamal confessa anche che il suo desiderio più grande sarebbe quello di incontrare di nuovo Latika, l’amore della sua vita…

Otto Oscar fra cui Miglior film e Miglior regia, nonché un grande successo internazionale hanno premiato questo film di Danny Boyle, qui risollevatosi dopo alcune prove registiche non troppo brillanti. Come dice il Mereghetti “il film è la tipica produzione occidentale sulla povertà degli altri” e questo inficia un po’ il suo valore estetico, poiché risulta un po’ furbetto e fin troppo calcolato, meno spontaneo di come sarebbe stato un film indiano sullo stesso argomento (da notare che la versione originale alterna il prevalente inglese con alcune scene, soprattutto quelle dell’infanzia, recitate in hindi, che lo rende un po’ ibrido, mentre questa differenza linguistica è stata del tutto annullata nella versione italiana). Tuttavia, Boyle sa mettere a frutto in più occasioni uno stile registico tendente al visionario, con montaggio estremamente serrato quasi da video-clip e musica trascinante di A. R. Rahman, alcune scene sono molto coinvolgenti e il film trova proprio nel dato visivo il suo elemento di maggiore originalità, mentre la sceneggiatura risulta zoppicante soprattutto nella seconda parte a causa di alcuni clichè melodrammatici piuttosto abusati (tutta la storia del fratello alle dipendenze del boss mafioso, per esempio). Qualcuno l’ha definito “the feel-good movie of the year” e non aveva torto, tanto che basterebbe questa definizione a spiegare il successo a sorpresa e la pioggia di Oscar (i gusti dell’Academy sono quasi sempre schierati su questo tipo di produzioni “consolatorie”). Gli attori sono stati scelti e diretti con efficacia: il protagonista Dev Patel è adeguatamente espressivo nel rendere la metamorfosi del suo Jamal, Freida Pinto bellissima e un po’ decorativa e fra i caratteristi si ricorda soprattutto lo sgradevole anchorman televisivo di Anil Kapoor. Meritate, in ogni caso, le statuette per il montaggio, per la colonna sonora e la canzone “Jai Ho” che chiude il film sui titoli di coda animati da un variopinto balletto. In quanto a Danny Boyle, come già dimostrato in “Trainspottong”, è un abile e intelligente confezionatore di prodotti commerciali ma resta qualche spanna al di sotto dei grandi visionari della storia del cinema, da Fellini a David Lynch a Kusturica.

Voto 7/10

 

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