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Il seme della discordia

Regia di Pappi Corsicato vedi scheda film

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La recensione su Il seme della discordia

di mc 5
8 stelle

Vedo questo film come una specie di monumento di gommapiuma. Non chiedetemi di spiegare questa immagine, perchè essa non è che la traduzione emotiva di ciò che hanno visto i miei occhi. Corsicato ha realizzato infatti una sorta di monumento alla leggerezza, un uragano di grazia, un diluvio di immagini pop. Davvero un'opera riuscita, un intelligente ed originalissimo viaggio nei risvolti di questi "cuori nella tormenta". E si ha quasi l'impressione che Caterina Murino, dominatrice assoluta dell'opera, sia l'elemento di partenza intorno al quale tutto il film è stato creato: so bene che probabilmente, anzi senz'altro, non è andata così e che Caterina è stata scelta dopo la sceneggiatura e tutto il resto, ma a me piace coltivare quest'illusione, cioè che Corsicato abbia scritto il film pensando a lei, talmente è personale e totalizzante la potenza con cui l'attrice si "veste" di questo personaggio, facendolo suo, vivendone visceralmente i pensieri, ma sempre con quella leggerezza pop che del film diviene la cifra stilistica dominante. Poteva venirne fuori una bolla di sapone o un vacuo esercizio di stile se affidato ad un vanitoso regista qualunque, ma nelle mani sensibilissime e sapienti di Pappi Corsicato questa vicenda di umane debolezze e di passioni ricorrenti, sfiora la perfezione nel suo documentare gli spostamenti progressivi del cuore attraverso un delizioso assalto di immagini e di sonorità esaltate da un'ottica irresistibilmente pop. Essere originale e nel contempo intelligente e leggero: questa la scommessa vinta dal cineasta napoletano, che mancava dalla scena da ben 7 anni. Ho accennato alla stupenda Caterina Murino, e qui riconfermo le qualità di un'attrice che pare "nata" per questo ruolo, respirandone le minime sfumature, e piegando ai suoi voleri lo spettatore col suo sguardo tragicamente intenso che percorre tutte le tonalità del grottesco. Ma anche la scelta degli altri attori si è rivelata felicissima. E parliamo di un Alessandro Gassman che conferma in pieno quell'esperienza navigata e quella disinvoltura che gli permettono ormai di calarsi con brillantezza in qualsiasi genere di ruolo. Certo, suo padre era un mostro inarrivabile, ma penso che Alessandro con la qualità delle sue scelte artistiche stia facendo onore alla memoria di cotanto genitore. E parliamo anche di Valeria Fabrizi, nome che al pubblico giovane dice poco e nulla, ma attrice e donna di cui conservo ricordi bellissimi. La Fabrizi da giovane fu valida attrice e soprattutto bellissima donna, nonchè compagna di vita dell'indimenticato Tata Giacobetti, componente di quell'autentico monumento della musicale nazionale che portava il nome di "Quartetto Cetra". Quanto ad Isabella Ferrari, pare che sia l'oggetto del desiderio di ogni regista italiano, sembra che ormai tutti ne reclamino la presenza su ogni set. Perfino un'attrice come Martina Stella, che finora è risultata essere solo (con tutto il rispetto) "decorativa", qui interpreta il suo ruolo con efficace dignità. Dunque un regista in stato di grazia e un'attrice protagonista al suo meglio sono le carte vincenti di una pellicola che ha tutti i numeri e le carte in regola per essere vincente anche al botteghino. La vicenda narrata è volutamente calata nello spirito più popolare che si possa concepire: coppia in crisi, tradimenti coniugali, passioni vissute nell'ombra, bambini in arrivo, ritorni di fiamma, insomma materiale da (foto)romanzo popolare. Da segnalare con vigore la sequenza finale coi bambini: un assoluto gioiello di grazia ed ironìa. Personalissimo lo sguardo di Corsicato sulla coppia: se da una parte ci mostra un maschio sfiatato e in ansiosa crisi, la sua specialità è l'occhio attento con cui scruta una femminilità raccontata esprimendone la carnalità (la cinepresa che indugia sul corpo "ingombrante" e sensualissimo della Murino) ma anche in chiave onirica, aprendo squarci visionari che esaltano ulteriormente la passione della femminilità stessa. Per il cinema di Corsicato, e in particolare per la pellicola di cui stiamo parlando, più d'uno ha evocato Almodovar: opinione condivisibile dal momento che certe suggestioni paiono richiamarsi molto da vicino allo stile, coloratissimo e melodrammatico, del regista spagnolo (benchè filtrate attraverso una sensibilità squisitamente partenopea). Discorso del tutto a sè per il commento musicale: qui Corsicato ha realizzato una scelta che ha del sublime, una sorta di intrigante compilation del meglio (spesso riveduto e rielaborato) delle colonne sonore del cinema italiano "di genere", da Morricone a Bacalov, da Piccioni a Trovajoli (divertitevi come ho fatto io, a vederne scorrere i nomi sui titoli di coda: c'è tutto il gotha delle orchestre italiane). In definitiva: un'opera pop di buon gusto. Leggera ma originale e personale.
Voto: 9

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