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Ember. Il mistero della città di luce

Regia di Gil Kenan vedi scheda film

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La recensione su Ember. Il mistero della città di luce

di mc 5
8 stelle

Chi conosce i miei gusti sa che non ho molta famigliarità col genere "fantasy", che frequento solo occasionalmente e con il quale non ho mai avuto grande feeling, a meno che non si tratti (è già capitato e capiterà presto di nuovo) di un qualche progetto in cui è coinvolto il mio amato regista Guillermo Del Toro. Tuttavia devo dire che questo discreto film di produzione americana mi ha divertito ed intrattenuto assai piacevolmente per un'oretta e mezza che è scivolata via senza un attimo di noia. Fra l'altro questa pellicola è "scesa in campo" nell'arena dei blockbuster natalizi, fronteggiando una concorrenza che l'avrebbe prevedibilmente messa fuori gioco da subito, infatti il film mi pare si trovi sì in classifica, ma in ultima posizione della top ten. Eppure, tra i film di Natale destinati alle multisale, se si esclude forse "Madagascar 2" (che comunque non ho ancora visto), questo è decisamente il migliore. Possiede un buon ritmo, una sceneggiatura piuttosto complessa, dei bravi attori, una scenografia incredibile (!) di cui parlerò più avanti, insomma è un film che merita una visione. La vicenda è di quelle che in ambito fantasy appaiono subito affascinanti: un gruppo di scienziati e menti eccellenti (i Costruttori) in seguito ad un immane cataclisma che si abbatte sulla Terra, decidono che l'unica cosa da fare è spedire il maggior numero possibile di persone sopravvissute in una comunità costruita appositamente nelle viscere della Terra, denominata "Ember". Questa città sotterranea ha però una scadenza (200 anni), trascorsa la quale cesserà di esistere e la sola alternativa a quel punto sarà cercare di recuperare in qualche modo la superficie terrestre. Ad Ember l'energia è alimentata da un immenso Generatore. Ma il problema è che la "scadenza" predestinata è ormai prossima e il Generatore si sta per estinguere, tant'è vero che l'approssimarsi della fine è segnalato da black out sempre più frequenti. E qui, prima di proseguire, devo spiegare l'accenno fatto prima alla scenografia. Ecco, questo è il punto di forza più evidente del film. Non ci sono parole per descrivere la meravigliosa complessità e minuzia di dettagli dei palazzi, dei vicoli, delle piazze e dei cunicoli di questa decrepita città. Un plauso va dunque tributato senz'altro allo scenografo Martin Laing per aver eretto questa meraviglia. Mi sono documentato e ho saputo che la città è stata ricostruita in un immenso hangar di Belfast: davvero un grandissimo lavoro per la gioia dei nostri occhi. Si tratta dunque di una città dal futuro assai precario, ma qui bisogna aggiungere alcuni dettagli su come funziona la vita sociale all'interno di questa comunità, secondo una sceneggiatura piuttosto intelligente e complessa che lascia trasparire -per chi la vuole vedere- una metafora politica dei nostri tempi. Il popolo infatti pare subire la fine imminente, oppure pare ignorarla o non darle peso, probabilmente perchè dominato o suggestionato da un sindaco ipocrita e falso che vorrebbe solo infondere un incosciente ottimismo nella gente in modo da spegnerne ogni possibile spirito critico. Nella città tutto sta andando a rotoli, e non c'è solo il Generatore che sta esalando gli ultimi respiri: anche il cibo sta scarseggiando, mentre le camere segrete del sindaco sono traboccanti di roba da mangiare, opportunamente nascosta. Altro dettaglio significativo, a testimonianza di una sceneggiatura allusiva e finemente intelligente, è che a distrarre la popolazione va segnalata anche una strana deriva mistica che ha infatuato la gente e che ha il suo culmine in riti collettivi ("le Feste dei Canti") in cui tutti assieme intonano in coro canti religiosi (una specie di "canta che ti passa"...).
Insomma, in questa città in cui tutto va a scatafascio, mentre le menti paiono ottenebrate e le persone incapaci a reagire, ci sono due ragazzi sensibili e coraggiosi, Lina e Doon, che non ce la fanno più e si mettono in movimento per cambiare le cose. I due giovani protagonisti, affrontando mille difficoltà e superando numerosi ostacoli fra cui un mostro disgustoso, riescono a smascherare il sindaco vigliacco e corrotto, ma soprattutto riusciranno a trovare la via d'uscita da Ember, in direzione dell'agognata riconquista della superficie terrestre, annunciata da una coloratissima alba rosso fuoco. Una favoletta? Sì, nient'altro che questo, ma raccontata benissimo, con estrema piacevolezza e buon gusto. Ho dimenticato una notizia: il film è prodotto da Tom Hanks. Quanto al cast, i due nomi di spicco sono quelli di Tim Robbins (seppure in un ruolo minimo) e l'ottimo Bill Murray. Ma la vera sorpresa è la bravissima Saoirse Ronan, ragazza dotata di enorme talento che -mi hanno detto- ha già recitato in "Espiazione", film che purtroppo non ho visto. Qui la giovane attrice, pur senza essere bellissima secondo i canoni consueti, riesce ad esprimere un talento espressivo davvero intenso, pur in un ambito "leggero" quale quello fantasy, ma sono sicurissimo che di lei risentiremo parlare molto presto e in contesti artistici più "importanti" ed impegnativi. Una piccola parentesi: nel film, accanto alla protagonista, appare il ruolo della sorellina, di nome Poppy, che è una bambina piccina piccina, minuscola, e che non dice mai una parola, ma è talmente graziosa che intenerisce il cuore e smuove il sorriso. Impossibile poi non segnalare il quasi-cameo del leggendario Martin Landau nel ruolo di un anziano narcolettico. Per inciso, la sceneggiatura è firmata da Caroline Thompson, collaboratrice abituale di Tim Burton e della quale è forse riconoscibile una certa impronta "dark". A questo punto, prima di concludere, vorrei rimarcare un paio di cose (tutte positive). Ci troviamo in presenza di un fantasy in cui non mancano gli effetti speciali, ma sono dosati con sapienza e comunque su di essi ha prevalenza una lodevole concezione artigianale della messa in scena. La citata Thompson, in realtà, si è basata su un romanzo la cui autrice, Jeanne DuPrau, è stata con ogni evidenza influenzata da un'ossessione ricorrente nell'immaginario americano degli anni '50 e '60, la paura della "bomba" e della catastrofe nucleare, trasfigurata qui nella paura dell'assenza della Luce, e sotto quest'ottica la città di Ember ci appare come un enorme bunker anti-atomico. E infine da sottolineare la figura di questo sindaco meschino che, dispensando ottimismo fasullo in pillole, regna sull'ignoranza della gente, potendo contare peraltro su derive mistiche alimentate per deviare e distrarre le ansie della popolazione: un quadro socio-politico inquietante che racchiude curiose analogìe col nostro presente.
Voto: 9/10

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