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L'Onda

Regia di Dennis Gansel vedi scheda film

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La recensione su L'Onda

di mc 5
10 stelle

Ci sono film il cui valore va oltre la confezione o la recitazione, perchè hanno in dote un altro tipo di qualità, quella di essere "necessari". Ed è questo il caso di "L'onda". Che, intendiamoci, non è certo un brutto film, ma comunque ciò che "arriva" per primo al pubblico è il cosiddetto "messaggio", intorno al quale tutta l'opera è costruita. Si tratta di un film davvero singolare, sicuramente molto originale rispetto agli altri film in questi giorni nelle sale. Io non ne sapevo nulla e, a pochissimi giorni dalla proiezione, fui molto incuriosito dalle prime notizie circa il contenuto, una sorta di esperimento condotto da un giovane professore tedesco durante lo svolgimento di un corso scolastico. In realtà gli eventi narrati sono l'adattamento di ciò che avvenne davvero in una scuola della California nel 1967. Il film è secco, essenziale, rigoroso, forse proprio perchè nemmeno un grammo di quel messaggio cui accennavo vada disperso. Siamo in un liceo tedesco, località imprecisata, anno imprecisato (ma comunque recente, visto che sulla cassetta delle lettere del "prof" c'è l'adesivo "Fuck Bush"...). Un professore (strano che insegni contemporaneamente scienze politiche ed educazione fisica, ma non voglio addentrarmi, non conosco i meccanismi dell'istruzione tedesca...) viene incaricato dalla direzione di condurre un corso-seminario sul tema dell'Autocrazia. Dati i suoi trascorsi giovanili di punk e di squatter (da noi professori così credo siano rari...) lui è piuttosto deluso ed umiliato per essersi visto soffiare sotto il naso l'altro corso, quello sull'Anarchia, affidato invece ad un suo collega anziano e reazionario. Ma facendo appello al proprio bagaglio d'esperienza ed al proprio estro creativo, Reiner (questo il suo nome) accetta comunque il mandato e si accinge a sviscerare l'argomento "autocrazia" ai suoi allievi, ma in maniera (c'è da scommetterci) non convenzionale. Assistendo al primo approccio di Reiner con una classe svogliata ed apatica, vengono in mente -fatte salve le ovvie differenze di stile, contenuto ed intenzioni- un paio di altre situazioni già radicate nel nostro immaginario cinematografico: "L'attimo fuggente" (anche là un professore carismatico...) e il recente "La classe" (altra situazione scolastica problematica...). L'intento chiaro del docente coincide con il fulcro dell'opera: creare dal nulla un'idea che desti l'interesse sopito di quei giovani, un'idea che li stimoli e li indirizzi verso un comune sentire, facendo loro percepire l'appartenenza ad una comunità in cui credere ciecamente. Detto in questi termini, sembra un obiettivo positivo, ma non è esattamente così. Perchè (e lo dico con evidente ironìa ma fino ad un certo punto) se a quel "Credere" in qualcosa, si associa un "Obbedire" e un "Combattere" voi capite che si può sconfinare in territori pericolosi e che implicano seri rischi per una comunità democratica. Il fine che il docente intende perseguire è dunque -attraverso una sorta di reality che diventa poi realtà vera- mettere sull'avviso i ragazzi su quanto sia labile ed ambiguo il confine tra il "credere" in qualcosa ed esserne fanatici, guerrieri e paladini, scomodando concetti quali "onore" o "nemico", che hanno a che fare più che con l'espressione di opinioni personali, con il mettere le condizioni per la preparazione di un regime fascista. L'evolversi di questo "work in progress" (che si svolge nel prestabilito arco di una settimana) presenta poi fasi successive di adesione e coinvolgimento dei giovani allievi all'impegnativo progetto. Ma a questo punto scattano i primi dubbi e le prime perplessità. Vediamo quali sono. Il professore intendeva, caricando progressivamente di suggestioni indotte i propri allievi, creare una comunità coesa e determinata fino ad una intolleranza cieca nei confronti di avrebbe scelto di restarne fuori: e proprio qui si nasconde il rischio di tutta questa grottesca provocazione. Che quei giovani anzichè guadagnare consapevolezza, anzichè comprendere che stanno creando un mostro, sentono di amare quel "gioco" che per loro non è più un gioco, come se quel tipo di comunità intollerante ed ottusamente "chiusa" fosse proprio ciò di cui le loro personalità vuote e deluse avevano bisogno per riprendere slancio e voglia di fare. La lezione che se ne trae è assolutamente agghiacciante ed è così sintetizzabile: i giovani sono così privi di valori che se qualcuno ci si mette d'impegno ad inculcare loro -appunto- valori, loro non sanno più distinguere fra quelli positivi e negativi, e li recepiscono senza la consapevolezza di scindere il Bene dal Male. Tornando alla nostra vicenda, a questo punto la situazione evidentemente precipita, anche perchè fra quei giovani ci sono (pochi ma convinti) dissidenti che vengono perseguitati ed osteggiati dai loro coetanei. Si creano dunque spaccature dolorose e conflitti amplificati dal fanatismo crescente fra quei ragazzi. Ma (immagino già la domanda di chi ancora non ha visto il film): "il professore che aveva ideato tutto questo, lui di estrazione anarco-punk, come reagisce a questa degenerazione?" Beh, intanto occorre aggiungere, per quanto ovvio, che la piega che gli eventi prendono non è certo quella che Reiner aveva pianificato. E' evidente che il meccanismo gli è sfuggito di mano. Ma non mi sentirei di lanciargli la croce addosso: Reiner non poteva immaginare che quei ragazzi avessero tanto vuoto dentro da colmare, tanta urgenza di esprimersi associata a tanta furia distruttiva e a tanta poca lucidità e consapevole maturità. Ma ormai è tardi. Reiner fa quello che può, anche se si vede negato il supporto morale e affettivo della moglie che arriva a disprezzarlo per ciò che ha voluto mettere in piedi, e ciò lo deprime e lo sconforta. E qui va segnalato un dettaglio di sceneggiatura non da poco. La figura di Reiner è delineata con grande sensibilità umana. Lui non è il "prof. supercarismatico", no. Anche se all'inizio ci viene presentato come brillante docente in grado di coinvolgere alunni svogliati, poi, man mano che la faccenda si evolve drammaticamente, affiora tutta la sua vulnerabilità, che viene evidenziata nell'ultimo doloroso colloquio con la moglie, che lo mette con le spalle al muro,
sbattendogli in faccia i suoi difetti e quelle sue frustrazioni professionali latenti alle quali lui cerca da sempre un riscatto. Ma proprio queste parole impietose della moglie pronunciate mentre lo sta lasciando, gli danno la forza rabbiosa di affrontare il "mostro", cioè la comunità, che lui stesso aveva creato. E siamo arrivati alle ultime drammatiche sequenze di un durissimo incontro-scontro fra il professore e i suoi allievi del corso. Ovvio, ci mancherebbe, che non mi lascerò scappare neanche una sillaba sul finale del film: mi limiterò a dire che si esce dalla sala sgomenti e senza alcuna risoluzione consolatoria. Quasi tutte le recensioni hanno evidenziato che il senso del film è mostrare come, artificiosamente, si possono creare le basi (non necessariamente culturali ma anche semplicemente emotive) per la nascita di un movimento collettivo di stampo fascista. Ma io aggiungerei anche un altro aspetto, non meno inquietante: mostrare quanto sia facile oggi manipolare (in ogni senso e in qualunque direzione) le menti dei giovani. Non tutte ovviamente, ma in particolare quelle di coloro che non possiedono gli anticorpi di una educazione alla consapevolezza delle regole della democrazia. Concludendo. Il film non è un capolavoro, fermo restando che è diretto e recitato dignitosamente. Ma in ogni caso, per il discorso che esso veicola, si tratta di un'opera importante da supportare con ogni mezzo.
Voto: 10

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