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Toy Story 3. La grande fuga

Regia di Lee Unkrich vedi scheda film

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La recensione su Toy Story 3. La grande fuga

di mc 5
10 stelle

Volevo iniziare questa mia recensione con un pensiero che rendesse l'idea dello stato di eccitazione entusiasta che mi aveva colto all'uscita dalla sala dopo la visione di questo capolavoro. Come immagino tutti gli appassionati di cinema, avevo (ed ho) una mia personale classifica che rispecchia in estrema sintesi le passioni maturate in una intera vita di frequentazioni cinefile. E precisamente era così composta (nell'ordine): Truffaut, Hitchcock, Polanski, Kubrick. Anche se poi, uscendo da questo Olimpo, si accalcano alla porta altri cineasti che adoro quasi senza riserve, da Claude Chabrol a Tarantino. Ebbene, dopo anni di amore folle nei confronti delle produzioni Pixar, ho deciso di includere queste ultime in una mia ideale "top five" del Cinema di ogni tempo, aggiungendo ai nomi dei quattro Mostri sopra citati anche quello -scritto idealmente in caratteri dorati sfavillanti- del "Cinema Pixar". Chi mi conosce sa quanto io adori con totale devozione tutta la produzione targata Pixar, eppure devo fare una confessione che probabilmente mi coprirà di ridicolo. Il sottoscritto ha visto tutti i film realizzati dalla prestigiosa "casa" americana, tutti tranne due...e indovinate quali sono? Proprio i primi due episodi della saga "Toy Story"! Ne ho visto spezzoni sparsi, ma interamente mai. Ma, niente paura, entrambi i DVD sono qui, sul mio tavolo di lavoro, che fanno bella mostra di sè, collocati in mezzo tra la tastiera del PC e la mia fedele lampada. E mi riprometto di godermeli in sequenza, al più presto, ora ulteriormente motivato dalla recente visione del terzo episodio. So di essere in minoranza nell'esprimere questo parere, ma per quanto mi riguarda questo è il miglior "Pixar" tra quelli finora usciti. E' un film "completo" dove la gamma delle emozioni, degli stili, dei registri, dei riferimenti, è pressochè interamente ricoperta. E se "Wall-E" e "Up" diedero atto a qualche disputa circa una destinazione che privilegiava forse un pubblico adulto, questa volta nessun dubbio: il film può essere fruito con pari massimo godimento da adulti e bambini. E vorrei aggiungere quest'annotazione. Non è uno di quei film che sottendono un impegno dell'adulto a tornare bambino, cioè non è richiesta allo spettatore adulto una regressione infantile per poter "vivere" la storia. Nel senso che i bambini provano le "loro" emozioni (visto il film in una sala piena di mocciosi entusiasti e adoranti), mentre gli adulti (cioè io) godono della bellezza di quelle immagini restando perfettamente "adulti". E questo è possibile (mi riferisco alla fruizione in modalità adulta) perchè il livello è altissimo. C'è la Poesia, c'è il richiamo a concetti fondamentali, ci sono sentimenti assolutamente universali e condivisibili, insomma tutto ciò che consente una lettura in chiave ADULTA e CONSAPEVOLE, perfino per un ultracinquantenne. Niente di nuovo, comunque; a fare grande la Pixar è stato proprio questo: l'aver perfezionato la magìa di rendere l'Animazione motivo di ilarità per i bambini e di riflessione poetica per gli adulti. Al punto che la "concorrenza", benchè abilissima nel puro intrattenimento per famiglie, nemmeno ci si prova ad andare oltre la mera evasione (pur tecnologicamente avanzatissima), consapevole che su certi terreni sfidare la Pixar non conviene neppure. Anche perchè poi coi soldi e con lo studio puoi comprare e sviluppare tutta la tecnologia del mondo, ma quel che rende la Pixar "superiore" sono le "teste pensanti" del suo staff, composto evidentemente di sceneggiatori e produttori dotati di non comuni sensibilità, cultura, poesia, intelligenza. Tutto ciò, insomma, che è valso loro un Oscar (ma sono sicuro che altri ne seguiranno). Son quasi preoccupato (lo sto dicendo con ironia...) per certi strani effetti che il film ha avuto su di me. Per esempio all'uscita dalla sala mi ha preso una stranissima "voglia" (finora mai riscontrata pur amando io da sempre il cinema d'animazione): quella di possedere materialmente (suppongo che la Disney li commercializzerà) alcuni di quei pupazzetti. Credo quindi che presto entrerò in un negozio di giocattoli a curiosare...e già fremo all'idea di avere per sempre qui accanto al mio pc, Buzz e Woody, che mi osservano facendomi gradita compagnia! Saltando di palo in frasca, non posso esimermi dal tributare il mio sommo rispetto per colui che in molti ritengono essere il compositore-autore più ricco di talento tra quelli viventi, peraltro ormai collaboratore fisso di ogni produzione Pixar: l'immenso Randy Newman che, per "Toy Story 3", ha scritto la solita sequela di canzoni favolose. Quest'uomo ha un gusto talmente raffinato (ma al contempo popolare) che il suo commento sonoro vale da solo il prezzo del biglietto del film. Chi segue questi miei scritti, sa quanto io detesto la nuova deriva -sciocca, stupida e volgare- delle commediole sceme made in USA le quali presentano oltretutto un grosso problema culturale a livello di comunicazione; nel senso che dette commedie sono talmente imbevute di abitudini culturali e mediatiche prettamente americane da renderne molti passaggi parzialmente incomprensibili per noi europei. Per quanto attiene a "Toy Story 3", il problema non si pone, essendo il film dotato di una sensibilità talmente universale da poter essere fruito con pari godibilità ad ogni latitudine del globo. E questo non come risultato di studi di marketing, ma semplicemente merito di un lavoro finissimo ed intelligente da parte dello staff creativo e degli sceneggiatori. Consapevole di avere dato libero sfogo al mio smodato entusiasmo, voglio ora provare ad indossare i panni dell'avvocato del diavolo. Premesso che il film ha ricevuto solo elogi dalla critica, voglio ipotizzare che prima o poi esca fuori qualcuno ad accusarlo di melensaggine. Ebbene, se "essere melenso" è tratteggiare il personaggio di una bambina piccina con gli occhioni grandi, dall'aria timorosa e dal passo incerto, beh, allora...viva la "melensaggine"!! E mi sono riferito alla piccola Bonnie perchè è emblematica di come si possa magistralmente delineare un ritratto che faccia ridere i bambini e nel contempo generare negli adulti un senso di impagabile e devastante tenerezza. E poi c'è il discorso dei "CORTI" Pixar (peraltro raccolti in un gioiello di DVD). Tutti conosciamo la qualità di quei mini-film che precedono ogni pellicola Pixar. Ma stavolta si è "passato il segno", con un corto da standing ovation. Talmente semplice e sobrio, ma anche  talmente innovativo ed intrigante, da suscitare emozione. Non ne voglio rivelare il contenuto (è una sorpresa troppo bella!); mi limito a notare con quale suprema genialità si sia coniugato un messaggio morale importante con musiche splendide ma soprattutto con uno stile estetico quantomeno curioso: vediamo infatti due protagonisti disegnati in modo apparentemente grossolano, dai tratti che ci appaiono quasi sgraziati. Ma ben presto lo spettatore adulto recepisce che dietro quelle due figure goffe c'è il Puro Genio Pixar, nella più creativa delle sue espressioni. Questo è un film ricchissimo. Ricco di idee e di spunti riflessivi, serviti allo spettatore adulto su un piatto d'argento. Voglio provare a passarli in rassegna in ordine sparso, questi spunti, così come mi vengono in mente. Il rapporto tra Andy e i suoi giocattoli rispecchia l'analogo rapporto tra un bambino e il suo cane, sotto molteplici aspetti. Per esempio lo scambio reciproco d'affetti: un essere umano "ha bisogno" della compagnia di un cane, ma è anche vero che l'animale domestico "ha bisogno" del contatto costante col padrone (esattamente lo stesso meccanismo che nel film riguarda i giocattoli, che non possono fare a meno del loro "padroncino"). Poi c'è una cosa che, da cinefilo appassionato, tengo molto a segnalare, e che mi stupisco nessun critico abbia rilevato. Tutti quei giocattoli (alcuni dei quali dall'apparenza vagamente "mostruosa") nella loro tenera indole di "figli di un Dio minore", quando sono tutti riuniti, a me hanno ricordato l'indimenticabile corte dei reietti circensi del leggendario "Freaks" di Tod Browning. Poi c'è quell'incredibile bambolotto con un occhio solo che è pazzescamente inquietante e che sembra tratto dalla locandina di un thriller spaventoso degli anni '70. E poi ancora lo scatenato "intro" iniziale che è un chiaro omaggio all'epopea del cinema western. E ancora il Mr. Potato in modalità-tortilla che nella sua sghemba follìa richiama certi dipinti di Picasso. Poi c'è tutto un modo di impostare la narrazione di quanto avviene tra le mura dell'asilo che non può non evocare in ogni cinefilo gli stilemi della più classica pellicola carceraria, con tanto di mafie interne e di rocamboleschi tentativi d'evasione. Ma consentitemi ora di riportare una percezione che tocca le mie corde più remote a livello di subconscio. Mi riferisco all'immagine suggestiva ed inquietante del camion dell'immondizia, con quei fari che fendono la nebbia della notte, una sorta di mostro sferragliante o di astronave cingolata, che in realtà popolò davvero i miei incubi di bambino (ricordo che, poco prima dell'alba, sentendo quel rumore, scendevo dal letto e, schiudendo appena la finestra, osservavo quel "transformer" che svuotava i cassonetti, attribuendogli condizione e poteri di una paurosa macchina di morte). Poi ci sono le due trovate più strepitose a livello spettacolare (Buzz in modalità spagnola e le impagabili caratterizzazioni di Ken e Barbie), ma sulle quali vorrei tacere, per non rovinare clamorose sorprese. Mi fermo qui, ma potrei continuare per ore: questo film è davvero un fiume in piena di idee e di spunti. Un'ultima annotazione. Tra i giocattoli della piccola Bonnie appare un autentico special guest: Totoro!! E questo la dice lunga sul consolidato affetto che lega John Lasseter a Miyazaki. Il che mi offre il destro per concludere in maniera adeguta questa delirante recensione. Avete presente quando a fine anno i settimanali pubblicano in rassegna "le foto dell'anno"? Ecco, per me la foto che meglio rappresentava il 2009 "del cinema" era quella che ritraeva insieme Lasseter e Miyazaki, in occasione di un loro incontro pubblico avvenuto ad un festival. Mi capita spesso di rivedere quella foto. E di pensare che quei due signori meriterebbero un Premio Speciale, che vada oltre il senso ristretto e tecnico di un Oscar. Una specie di Nobel per l'Arte. Sì, perchè si tratta di due Maestri che hanno saputo coniugare in maniera eccelsa l'Intrattenimento con la Poesia. Applausi. Per entrambi.
Voto: 10

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