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King Kong

Regia di Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack vedi scheda film

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La recensione su King Kong

di Stefano L
9 stelle

 

Girato negli anni iniziali del sonoro e scritto dallo stesso regista Merian C. Cooper (non a caso il personaggio di Robert Armstrong sembra un suo alter ego, visto che nella celluloide realizzava dei cortometraggi ambientati nella giungla), "King Kong", paradossalmente, proprio per la sua caratterizzazione "primitiva" e rudimentale, diventò di colpo una delle icone più famose del cinema americano internazionale, poiché incarnò perfettamente l'archetipo del maschio dominante; difatti, il gorillone di cinquanta metri ideato dagli autori de "La partita pericolosa" (uscito lo stesso anno, ma meno fortunato al botteghino), rappresentò anche un'evidente elemento metafilmico posto in qualità di fattore catalizzante mirato a mettere in luce la mercificazione del "prodotto hoolliwoodiano" come fondamento determinante del sistema capitalistico statunitense: ricordiamo che correva l'anno 1933, ed i riferimenti alla Grande Depressione, ancora rilevantemente incombente, non potevano essere esenti dal soggetto centrale della pellicola, tanto che Fay Wray (Ann Darrow) viene proprio adescata da Carl Denham nel momento in cui è colta inflagrante durante un furto di una mela, ed il mercante decide di lasciarla andare in cambio di un solo dollaro versato dal film-maker... La tecnica dello stop motion, già sperimentata in "The Lost World" (1925), assemblata con nuove modalità di ricomposizione delle sequenze, come la miniaturizzazione delle scene e l'uso del chroma key (pannello blu sullo sfondo sfruttato nelle riprese in studio, prima della loro completa realizzazione, in grado di integrare le comparse in ambientazioni differenti), permise di raffigurare imponenti immagini di prorompente facciata spettacolare, le quali codificarono i dettami del tipico kolossal della settima arte. Guizzi visivi ai tempi impressionanti, ed oggi, ovviamente, datati, ma sempre interessanti nella loro esecuzione sul grande schermo, nonché parecchio apprezzabili nel processo di lavorazione artigianale, tanto da rimanere per lunghi anni dei punti di riferimento nell'ambito della supervisione cinematografica, fino all'avvento del più moderno motion capture. Per fortuna, l'edizione italiana del dvd, comprende pure le parti che, antecedentemente, vennero inspiegabilmente censurate nella pubblicazione originale, dando quindi un altro incentivo a rivedere questa piccola gemma.

 

 

 

 

 

 

 

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