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...A Valparaíso

Regia di Joris Ivens vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su ...A Valparaíso

di yume
9 stelle

Joris Ivens e Chris Marker insieme nel 1962 per una collaborazione di parole e immagini

Joris Ivens

Io e il vento (1988): Joris Ivens

"Lo schermo cinematografico non è una finestra attraverso la quale guardi il mondo, è un mondo in sé". (Joris Ivens)

Joris Ivens e Chris Marker insieme nel 1962 per una collaborazione di parole e immagini, la prosa poetica, mercuriale, di Marker e la fotografia irrequieta, sinfonica, realistica e lirica di Ivens, per un omaggio a Valparaiso, la Valle del Paradiso, “ l’ultimo gradino prima del Paradiso, come apparve ai marinai dopo gl’incubi delle traversate” in tempi in cui il Nuovo Mondo era tutto da esplorare e razziare.

Una città perpendicolare, costruita su 42 colline, in basso i ricchi in alto i poveri, “non un’altra città, un altro mondo”, un rovesciamento gambe all’aria, e il sangue smette di affluire.

300.000 abitanti, tra la Cordigliera cilena e il mare, dopo il taglio di Panama finì la sua fortuna commerciale.

Nel 1962 Ivens fu invitato in Cile per insegnare regia e insieme ai suoi studenti realizzò questo corto.

E’ probabile che il commento di Marker sia successivo alle riprese dei luoghi e questa asincronia fra i due momenti sublima l’ intreccio fra le analogiche associazioni di Marker e il realismo di Ivens, la sua mobile curiosità sui luoghi, le persone, i processi di cambiamento storico, mentre le parole di Marker decentrano, destabilizzano, così che nello spazio, pieno di uomini e cose, le cose finiscono di essere qui e ora per divenire visioni della condizione umana, contemplazione, distacco.

La lettura del film associa con naturalezza il commento alle immagini, la vocazione politica e sociale di Ivens, se escludiamo Regen (Pioggia 1929) dove dominano astrazione e lirismo, è qui esaltata dal taglio che Marker dà ad un commento che, mantenendo riconoscibile la sua firma, incontra le peculiarità dello stile di Ivens.

Marker traduce in linguaggio verbale la superba capacità del documentarista, un uomo che “ha percorso il XX secolo, con una cinepresa in mano, tra le tempeste della nostra storia”di dar vita a riprese che fissano in forme permanenti le forze mutevoli della natura, come in Une histoire de vent,1988, quando volle filmare il “segreto del respiro del vento, o guardò la miseria in Misère au Borinage (1933) nel luogo da dove era partito Van Gogh, che visse anni con quei minatori e li portò sempre con sé, anche fra i campi di lavanda della Provenza.

Un ritratto a quattro mani fatto di pennellate corpose, materiche, che dipingono il mare e la terra, le case, tutte “triangolari, difficili da arredare”, e gli uomini, la loro fatica, il saliscendi fra infinite scale, rampe, funivie, 30, in continuo movimento, fin su, dove manca tutto, e far arrivare un po’ d’acqua è fatica quotidiana. Se la funivia si rompe la collina è bloccata.

Si discende ridendo, si sale ansimando”, un uomo con stampelle arranca per 131 scalini, li conta, “serve un buon cuore e una buona memoria”.

Il volto postcoloniale di Valparaìso è quello di due mondi separati, antitetici, frutto di sovrapposizione d’influenze spagnola, britannica e francese e divisioni di classe.

La specificità geografica della città,con la sua struttura ascendente e discendente, diventa occasione per un saggio visivo che è sguardo etnografico rivolto alla storia tra passato e presente e diario di viaggio di occhi attenti al teatro rutilante di vite che scorrono e raccontano di sè.

Vita quotidiana con carrellate fluide su bambini che scivolano lungo le ringhiere, fermo immagine su finestre-quadro con giovani donne che si pettinano, primi piani su cani che abbaiano, vecchi ansimanti, donne affaccendate o chiacchierine, corolle delicate di fiori di campo fra binari d’acciaio, carrellate lunghe sulla carrozza bianca di una sposa e la carrozza nera di un funerale.

Vite in verticale, si vive salendo e scendendo, “è divertente, è stancante, è abominevole, gioioso, inumano, solenne, ridicolo e strano…”.

Tanti uomini sulle banchine del porto, asini con gerle cariche di pesce, ragazzi che si tuffano, gabbiani che aspettano stridendo, un leone marino dalla faccia umana si affaccia a pelo d’acqua e ruba il pesce ai gabbiani.

Nessuno muore di fame vicino al mare, ci sono i pesci, ma i pesci non volano … e non tutto riesce ad arrivare in alto”

L’acqua, innanzitutto.

Eppure, ragazze dalle bluse bianche, volti puliti, una donna con bigodini in testa “ qual è il prezzo del desiderio di vivere? e il prezzo della felicità?”

Un’occhiata alle ricche borghesi della città bassa che ogni giorno, “quando il sole compie i suoi prodigi”, portano a spasso il loro pinguino coperte da vezzoso ombrellino.

Con il sole la miseria non sembra più miseria e le funivie non sembrano più funivie, la menzogna di Valparaiso è il sole, la sua verità il mare”.

Marinai nel porto avvolgono gomene, riparano motori, scaricano merce, la città fu costruita da marinai per marinai, ma poi arrivarono pirati e conquistadores, terremoti, incendi e naufragi.

Dal bianco e nero si passa al colore nel racconto del passato e domina il sangue.

Pirati e spagnoli, torture e saccheggi, dominazione coloniale per secoli, antiche mappe e planisferi, quadri da Gallerie d’arte antica, fiction di battaglie, cicloni e alluvioni.

Tale è il destino di questa gente pacificama la nostalgia dell’avventura di ieri è un ottimo modo per sfuggire all’avventura di oggi. Sulle sue colline su cui il primo ottimo buon vento porterà la sua grande vittoria con duelli, sconfitte e trionfi, l’avventura ha come scopo case abitabili, giardini coltivabili, giustizia. Questa è l’avventura di oggi. Un nuovo concetto di avventura”.

Il flauto, ora acuto e stridente, ora vellutato, è lo strumento di elezione della musica composta da Gustavo Becerra, ma non mancano ampie sezioni di violino o brani popolari che accompagnano le feste dei giovani, le acrobazie sotto la tenda modesta di un circo di poche pretese e il volo degli aquiloni dei bambini.

La funivia, genius loci, chiude con il lungo velo bianco svolazzante della sposa, un tocco di poesia, di bellezza, di riposo per uomini di buona volontà.

 

 

www.paoladigiuseppe.it

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