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Iron Man

Regia di Jon Favreau vedi scheda film

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La recensione su Iron Man

di Immorale
5 stelle

Uomini in lega

Se Superman, l’uomo d’acciaio, può essere considerato  il nonno di tutti i supereroi (sia cartacei che cinematografici), l’uomo di ferro (quello d’oro è Goldfinger e quello di bronzo un misto fra Trump, Berlusconi e Renzi…) può esserne senz’altro considerato lo zio: il primo film realizzato del MCU (ma il terzo da considerare per una visione cronologica) è infatti del 2008; il progetto di una (lunga) serie di film a tema, legati da una labile (seppur sufficientemente credibile) trama orizzontale pescata dal linguaggio fumettistico/seriale anch’esso all’epoca in fase montante, era nel suo stato embrionale, bisognoso di un lancio esplosivo e ragionato. E quale migliore “decollo” di un progetto (apparentemente) “titanico” che affidare il ruolo da protagonista ad un redivivo ed istrionico Robert Downey Jr., ripresosi dopo i suoi problemi di droga, e pronto a riprendere la scena internazionale ?

 

Iron Man (2008): Robert Downey Jr.

 

L’ingombrante presenza del tarantolato protagonista può essere a mio avviso considerata però sia un punto di forza che uno svantaggio: l’eccessiva brillantezza – talmente posticciamente ricercata da apparire (da subito) pericolosamente vuota -  di un profluvio di dialoghi di alleggerimento, declamati alla velocita della luce dai protagonisti (soprattutto da Downey Jr.) che, invece di intervallare con istanze “slapstick” i momenti action, non fanno altro che palesare, nella quasi totalità dei casi, la pochezza della scrittura degli stessi ( spesso sciorinati dagli attori in contemporanea, con spiacevole effetto cacofonico [quanto una puntata media di un talk show politico di Retequattro qualsiasi]).

 

Iron Man (2008): Gwyneth Paltrow, Robert Downey Jr.

 

La trama di contro appare sufficientemente ponderata: si costruisce coerentemente  l’antefatto (la prigionia in Afghanistan) e si definiscono (con spruzzate di eccessiva pedanteria) i ruoli: l’eroe, l’antagonista  “in disguise” e i comprimari (la precisa Mrs. Pepper/Gwyneth Paltrow ed il guerrafondaio Col. Rhodes /Terrence Howard). Mentre il vero cattivo viene definito in (positiva) sottrazione (almeno fino allo scontro finale) da un ossimòrico Jeff Bridges (sufficientemente in parte).

 

Iron Man (2008): Jeff Bridges, Gwyneth Paltrow

 

Di base, risulta comunque soggettivamente arduo appassionarsi alle ambasce esistenziali ed alle paturnie di un personaggio – archetipo del miliardario eternamente in fase (post) post-adolescenziale – di base misogino e antipatico; ma, al netto delle tare (anche sociologiche) di un prodotto (indubbiamente ed orgogliosamente) “in serie” – sulla cui professionalità “standard” della confezione (resa registica, effetti speciali e montaggio di prammatica) appare arduo argomentare – ci si diverte tuttavia con malcelata (e colpevole) moderazione.       

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