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Halloween. The Beginning

Regia di Rob Zombie vedi scheda film

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La recensione su Halloween. The Beginning

di nickoftime
6 stelle

“Halloween” è un film del 1978 diretto da John Carpenter, “Halloween the B” è un film del 2007 diretto da Rob Zombie. Basterebbe questa constatazione per capire la differenza tra il film originale, quello di Carpenter, ed il remake, quello di Zombie: e non parliamo solamente delle qualità artistiche, che per quanto riguarda Zombie sono tutte da dimostrare (La casa dei mille corpi, La casa del diavolinon ci convincono ), ma anche della dialettica sociale che ogni film si porta con sé, e che nel primo caso sembra rispondere ad un urgenza reale, spontanea (la fine degli anni 70 con le sue delusioni epocali) mentre il secondo nasce dall’esigenza, di far conoscere alle generazioni più giovani le origini di un personaggio (dichiara il regista) e rilanciare le fortune (economiche) di un filone sopravvissuto all’usura del tempo . Del prototipo la nuova versione mantiene la location, una anonima cittadina della provincia americana, e la tecnica in soggettiva usata da Carpenter per farci entrare nella testa del Mostro. La principale differenza sta nel fatto che il film di Zombie traduce in immagini i fatti che erano rimasti fuori dallo spazio filmico, e che costituivano l’antefatto ed insieme lo spunto drammaturgico della saga. Conosciamo così il nucleo familiare dell’efferato protagonista, un concentrato di menefreghismo e sensi di colpa avvilito dall’assenza della figura paterna e monopolizzato dalla madre ballerina di lap dance, nel quale è possibile rintracciare il germe di quel malessere che di lì a poco diventerà irrefrenabile voglia di morte, i tentativi di recupero psicologico operati dal Dottor Loomis, una sorta di padre putativo ed insieme la coscienza interna del film, efficace nel tirare le fila dell’interminabile escalation così come nel definire le inspiegabili manifestazioni del maligno, fino agli anni del carcere, dove si completa quella metamorfosi che trasformerà lo spaurito bambinetto in una perfetta macchina di morte. Zombie gira secondo le regole del genere, confezionando un opera che rispetto agli standard appare più sobria, meno gore ma lascia intendere che la suspence non risieda nella preparazione della scena ma nei convulsi movimenti di macchina e nelle urla assordanti delle vittime.Il sangue continua a scorrere, ma rispetto ad altri prodotti, il livello si mantiene sopportabile. Certo il film replica a memoria un mondo popolato da ninfette ninfomani e giovani sistematicamente arrapati, ma d’altronde è questo lo scenario preferito dal genere, quello che, secondo gli adepti, esorcizza al meglio i lati oscuri della nostra coscienza. Zombie dimentica la grottesca ironia e la vena surreale che l’aveva fin qui contraddistinto, ed ai suoi proseliti, che ci dicono numerosi ed agguerriti, regala almeno un sorriso quando nelle file dei buoni fa recitare attori solitamente impiegati in ruoli totalmente opposti come Brad Dourif, Udo Kier e lo stesso Mc Dowell qui nella parte dello psichiatra dell’assassino. Chi si aspettava qualcosa di più sul personaggio Meyers resterà deluso, per i neofiti può essere l’inizio di una nuova passione.

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