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Reservation Road

Regia di Terry George vedi scheda film

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La recensione su Reservation Road

di mc 5
8 stelle

Questo è uno di quei film che parlano direttamente al tuo cuore, e l'effetto della cui visione è benefico ammesso che il tuo cuore sia disposto a farsi raggiungere. Il film parla di sentimenti negativi, come negativo è l'evento che li scatena all'inizio: la tragica morte di un bambino investito da un fuoristrada. Da questo incidente prende le mosse un dramma "famigliare-sociale" dominato dalla voglia di vendetta e diretto con mano a tratti incerta da Terry George, ma salvato alla grande da un cast eccellente composto di attori già notoriamente bravi ma che qui danno davvero il meglio. Abbiamo dunque un ottimo Joaquin Phoenix straordinariamente bravo nel conferire al personaggio tutta la cupezza ed il tormento che esso richiede, e vorrei aggiungere che rispetto alla sua precedente interpretazione ne "I padroni della notte" (già di per sè notevole) qui il ruolo esige una partecipazione emotiva molto piu' intensa, a cui Phoenix aderisce in pieno. Il co-protagonista è un Mark Ruffalo che si conferma uno degli attori piu' talentuosi di Hollywood, anche lui perfettamente in parte, interprete di un ruolo piu' misurato rispetto a quello del suo collega, capace di racchiudere anch'esso un tormento ossessivo ma con sfumature molto piu' trattenute. Ci sono poi due ruoli femminili che rappresentano le due compagne dei rispettivi protagonisti. Una è Mira Sorvino, discretamente brava, anche se il suo ruolo non è che preveda grossi slanci drammatici. Ma i problemi vengono con Jennifer Connelly, problemi miei, non suoi...e qui devo aprire una parentesi leggermente imbarazzante. Devo confessare che il mio interesse (o ammirazione che dir si voglia) per la bella Jennifer è da sempre talmente acceso da rasentare quasi la morbosità... non ci posso far niente, ma ogni volta che la Connelly appare sullo schermo io provo una sorta di turbamento emotivo legato essenzialmente a quei suoi occhi incredibili che -e mi succede ad ogni suo nuovo film- mi ipnotizzano, sicchè io in quei due occhi magnifici vorrei quasi tuffarmici dentro, e nuotarci fino ad annegare. Sto esagerando? Forse, ma sta di fatto che ogni volta che vedo il suo viso io finisco per concentrarmi su quegli occhi meravigliosi e non seguo neanche piu' le parole che lei dice nel film. Chiusa la parentesi, sciocca finchè volete, ma dovevo esternarla, anche perchè poi ognuno di noi ha i propri lati deboli: nel mio caso gli occhi di Jennifer Connelly. Veramente nel cast ci sarebbe anche un'altra interprete femminile ma ne faccio solo un breve cenno giusto in chiave ironica; è la piccola Elle Fanning, attrice-bambina sorella della piu' nota Dakota Fanning: ebbene, la piccola è già talmente lanciata in un repertorio di smorfiette e mossettine da far invidia perfino alla terribile sorella (una famiglia di piccoli mostri!). Accennavo prima all'evento drammatico che fa da prologo alla vicenda: vediamo di inquadrarlo in suo contesto. Il bambino vittima dell'incidente appartiene ad una classica famigliola felice americana e sta rincasando da un match sportivo insieme ai dolci genitori (Phoenix e Connelly). Scende dall'auto un attimo per un motivo banale e viene urtato in pieno. Il Suv che lo investe è guidato da un giovane avvocato (Ruffalo) che, in preda a confusione e panico, prosegue la corsa e tira dritto fino a casa. Abbiamo dunque due uomini e due famiglie distrutte dal dolore, ciascuna -evidentemente- su due opposti versanti. Come si può intuire, in una storia come questa è necessario restituire agli spettatori tutta una carica di passione emotiva che due personaggi del genere assolutamente richiedono e, come già detto, Phoenix e Ruffalo a questo adempiono in modo eccellente. La vicenda è composta dunque di elementi (la caccia all'uomo autista della macchina pirata, le indagini della polizia, il desiderio incontenibile di vendetta) propri del thriller, ma su questi finisce col prendere il sopravvento il dramma famigliare, al punto di permetterci di individuare quello che in realtà è il tema principale del film: la Paternità, il senso dell'essere padre e l'assunzione di responsabilità che ne deriva. Infatti i due protagonisti hanno entrambi un rapporto molto forte coi rispettivi figli, e in particolare viene sviscerato il controverso rapporto del personaggio-Ruffalo col proprio bambino, problematico in quanto collocato in un contesto di genitori separati: ed è proprio quel tragico incidente che genera nel cuore del giovane avvocato "omicida" un meccanismo di introspezione che gli permette di rielaborare e reimpostare il rapporto col figlio, attraverso un percorso difficile e doloroso. Se si sorvola sugli aspetti negativi (una regìa poco vivace e non sempre all'altezza, e le terribili mossettine della piccola Fanning) il risultato è un film intenso e di profonda presa emotiva. Quando siamo di fronte ad un dramma umano dominato da sentimenti dolorosi, come nel nostro caso, due possono essere gli atteggiamenti. Personalmente, fatta salva l'adeguatezza di un cast all'altezza, sono incline a farmi coinvolgere dalle vicende che esprimono sentimenti del genere. Ma posso anche capire che esistono persone che reagiscono con fastidio, individuandovi meccanismi artificiosi e scontati. Per esempio, ho la sensazione che -pur non provenendo questa pellicola da quel famoso festival- chi di solito critica lo stile cossiddetto "Sundance" probabilmente detesterà questo film.
Voto: 8 e 1/2

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