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Reign Over Me

Regia di Mike Binder vedi scheda film

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La recensione su Reign Over Me

di degoffro
6 stelle

La tragedia dell’11 settembre da una prospettiva privata ed intima. L’idea di “Reign over me” (titolo tratto dalla canzone “Love, reign o’er me” del gruppo The Who, cantata sui titoli di coda dai Pearl Jam) è interessante ma il risultato convince poco. Mike Binder, qui al solito sceneggiatore ed attore (interpreta Sugarman, l’amico e consulente di Charlie) confeziona un’opera superficiale, furba, convenzionale e retorica, con molti personaggi stereotipati, uno script zoppicante dai dialoghi spesso infantili o risaputi e una morale fin troppo ovvia e zuccherosa (quel doppio finale con la telefonata amorevole di Alan alla moglie e Charlie alle prese con una possibile nuova relazione sentimentale con la fascinosa Donna è davvero troppo). Ci sono alcuni passaggi narrativi irritanti (l’interrogatorio in tribunale del suocero di Charlie con l’avvocato che mostra con crudeltà ed insistenza le foto di moglie e figlie di Charlie solo per sconvolgerlo), altri forzati (l’arresto di Charlie è inserito un po’ a caso), altri superflui (il vivace e liberatorio chiarimento di Alan con i suoi colleghi dentisti), altri sviluppati male (il rapporto tra Alan e sua moglie, risolto in modo repentino e facile), altri ancora inutilmente volgari (il tentativo di seduzione di Alan da parte di Donna). E anche la sequenza clou in cui Charlie ha finalmente il coraggio di parlare del suo dramma all’amico suona programmatica, non riesce a toccare il cuore, lascia piuttosto indifferenti, distanti. Da più parti si è citato il cinema di Lawrence Kasdan ma Binder non dimostra né la sensibilità, né l’accorata malinconia né tanto meno la profonda umanità di sguardo, di scrittura e di finezza psicologica del regista di “Turista per caso” (titolo citato non a caso dato che anche lì c’era la dolorosa rielaborazione di un lutto ma con ben altre emozioni, sfumature ed autenticità). “Reign over me” ha un’ottima colonna sonora (ma per questo non serve essere registi), una innegabile delicatezza ed efficacia nella descrizione del rapporto di amicizia, fiducia e complicità che progressivamente si reinstaura tra Charlie e Alan tra maratone notturne di Mel Brooks, interminabili partite con il macabro videogioco “Shadow of the Colossus”, jam session sulle note di “The river” di Bruce Springsteen, giri in monopattino per New York, confidenziali chiacchierate e furibondi litigi, due belle interpretazioni maschili (personalmente ho preferito il più umano e sfumato Don Cheadle rispetto ad Adam Sandler che, pur bravo, a tratti rischia la maniera), un notevole incipit silenzioso (Charlie in giro con il suo monopattino a motore per le insolitamente deserte strade notturne di New York), una fotografia di lusso e una piccola ma incisiva partecipazione del grande Donald Sutherland. Sprecate invece in ruoli anonimi sia Liv Tyler sia Saffron Burrows. Sarà pure un film sulla comunicazione, come ha detto Binder, ma quanto ad emozioni ne comunica davvero pochine e in gran parte artefatte o prevedibili. Deludente, edulcorato e un tantino presuntuoso. Piccola curiosità: il regista ha confessato di avere scritto il copione pensando a Tom Cruise.

Voto: 6

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